Home » Attualità » Cronaca » Garlasco, la nuova ricostruzione del delitto: così Chiara Poggi sarebbe stata uccisa

Garlasco, la nuova ricostruzione del delitto: così Chiara Poggi sarebbe stata uccisa

Garlasco, la nuova ricostruzione del delitto: così Chiara Poggi sarebbe stata uccisa

La nuova inchiesta ricostruisce un’aggressione lunga e feroce: dalle prime gocce di sangue in soggiorno alla fuga del killer.

Per quasi diciannove anni, il delitto di Garlasco è rimasto fissato in una ricostruzione precisa: un’aggressione rapida, consumata in pochi minuti, con Chiara Poggi sorpresa e uccisa vicino alle scale della cantina. Oggi, però, la nuova inchiesta della Procura di Pavia, coordinata dal procuratore Fabio Napoleone e condotta dai carabinieri del Nucleo investigativo di Milano, ridisegna completamente la scena dell’omicidio. Una sequenza molto più lunga, feroce e frammentata, che avrebbe avuto come protagonista Andrea Sempio.

Garlasco, la nuova ricostruzione del delitto: così Chiara Poggi sarebbe stata uccisa

Secondo la nuova ipotesi investigativa, tutto comincia nel soggiorno della villetta di via Pascoli, dove Chiara stava probabilmente facendo colazione. A suggerirlo sono tre piccole gocce di sangue trovate tra i due divani e mai valorizzate nelle prime analisi di quasi vent’anni fa. È lì che sarebbe avvenuto il primo contatto violento. Non subito il martello, ma un’aggressione a mani nude. Uno schiaffo, forse. Poi altri colpi.

Chiara reagisce. Cerca di difendersi. Sul corpo, spiegano gli investigatori, ci sono lividi ed escoriazioni compatibili con un tentativo disperato di opporsi all’assalitore. La ragazza prova a fuggire verso l’ingresso, ma viene raggiunta nello spazio tra la porta e la scala che conduce al piano superiore. Qui l’aggressione continua. Chiara cade a terra e l’assassino lascia quella che gli inquirenti considerano una delle prime tracce decisive: l’impronta insanguinata di una mano sinistra aperta sulle piastrelle. Non può appartenere alla vittima, perché il palmo di Chiara risultava pulito.

A questo punto la violenza cambia intensità. L’assassino afferra Chiara per le caviglie e la trascina verso il mobile con il telefono. È una scena che, nella nuova lettura della Bloodstain Pattern Analysis affidata al tenente colonnello Andrea Berti del Ris di Cagliari, emerge attraverso gli schizzi di sangue e le tracce lasciate dai movimenti dell’arma. Perché nel frattempo compare il martello. Un oggetto compatibile, secondo gli investigatori, con quello a testa squadrata e “coda di rondine” che il padre di Chiara denunciò come scomparso da casa dopo il delitto.

Chiara tenta ancora di rialzarsi. E ancora viene colpita. Il corpo viene spostato una seconda volta, fino alla porta della cantina. È qui che la scena assume i contorni più brutali. L’aggressore si accanisce sulla ragazza almeno tre volte prima di gettarla lungo i gradini. Ma prima, secondo la nuova ricostruzione, la rialza per riuscire ad aprire la porta a soffietto che conduce alle scale.

La dinamica nella cantina è uno dei punti più innovativi della nuova indagine. In passato si riteneva che il killer non fosse mai sceso sui gradini. Oggi, invece, gli investigatori sostengono il contrario. L’assassino percorre i primi scalini, raggiunge Chiara ormai distesa e continua a colpirla alla testa con il martello. Quattro, forse cinque colpi ancora. Un accanimento violentissimo.

Nel risalire, stretto nello spazio angusto della scala, lascia una strisciata di sangue sulla parete sinistra. E soprattutto imprime quella che è diventata una delle tracce centrali della nuova inchiesta: la cosiddetta impronta “33”, un palmo sul muro di destra della rampa. Secondo gli investigatori, quella traccia va letta insieme a un’altra impronta trovata sulla soglia, il segno del tacco di una scarpa. Sarebbe il punto in cui l’assassino si ferma. Si volta. Guarda il corpo di Chiara in fondo alle scale. Quasi in contemplazione della scena appena lasciata dietro di sé. La posizione instabile dei piedi lo costringerebbe ad appoggiarsi al muro con la mano. Un gesto che, secondo le misurazioni effettuate dall’anatomopatologa Cristina Cattaneo, sarebbe compatibile con la corporatura di Andrea Sempio.

Dopo il delitto ci sarebbe stato anche un tentativo di ripulirsi. Non in bagno, come ipotizzato per anni, ma in cucina. Qui il luminol aveva evidenziato impronte dirette verso il lavabo che però si interrompevano improvvisamente in prossimità di un tappetino ritrovato arrotolato e mai analizzato. Su un’anta di un mobile venne inoltre repertata una piccola goccia di sangue.

Infine la fuga. Non lontano dalla villetta. Secondo la Procura, il killer avrebbe percorso la strada sul retro della casa dei Poggi per raggiungere l’abitazione della nonna di Sempio, distante poche centinaia di metri. Una sosta prima del ritorno a casa. Una traiettoria che oggi gli investigatori rileggono come l’ultimo segmento di una mattina che continua, a quasi vent’anni di distanza, a essere una delle pagine più oscure della cronaca italiana.

© Riproduzione Riservata