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Cardinale si tiene il Milan e raddoppia: la sua strategia futura

Cardinale si tiene il Milan e raddoppia: la sua strategia futura

La visita di Cardinale a Casa Milan e Milanello ha acceso voci su possibili cambiamenti in seno alla società rossonera. Ecco cosa sta facendo il proprietario made in Usa (e perché resterà ancora per un po’).

La visita pastorale di Gerry Cardinale a Milano, da dove mancava da qualche mese e che ha fatto parte di un tour europeo con il Milan al centro delle sue attenzioni, è servito per dimostrare plasticamente all’esterno le intenzioni del proprietario made in Usa del club rossonero. Cardinale resta, anzi raddoppia. E anche le manovre finanziarie che accompagnano il suo inverno altro non sono che un modo di dare continuità e stabilità alla sua proprietà.

Essersi fatto fotografare a Milanello insieme ai dirigenti sportivi del Milan, Tare e Allegri, con il solito Ibrahimovic che in questa stagione è molto più defilato rispetto alla scorsa, e poi con Giorgio Furlani che di Cardinale rappresenta il braccio destro operativo è stata un’operazione a uso e consumo del grande ambiente che circonda la società.

I bene informati spiegano da sempre che i contatti con i suoi collaboratori italiani sono quotidiani e che Cardinale, nonostante la lontananza fisica da Milano, è informato su tutti i dossier presenti e futuri dell’azienda. E che la sua strategia economica, che gli ha consentito di mettere in fila tre bilanci utili, non è semplicemente la volontà di “fare soldi” con il Milan ma la via scelta per accompagnarne la crescita. Un tragitto che deve riguardare anche le ambizioni sportive.

Cardinale e il cambio di strategia sul Milan

L’ultima stagione disastrosa, fallimentare per definizione dello stesso Furlani, ha rappresentato da questo punto di vista un punto di non ritorno. Cardinale ha reagito ordinando di fare cassa, per coprire gli ingenti mancati ricavi di un’annata senza i premi della Champions League, ma al tempo stesso ha cambiato radicalmente modo di operare: basta scelte esotiche in panchina, progetto affidato a uomini di calcio di grande esperienza e pragmatismo e accompagnato anche dall’acquisto e dalla messa sotto contratto di calciatori esperti. Il mix che serve nel calcio moderno, come altre esperienze anche di fondi statunitensi, hanno dimostrato.

E adesso? Nelle prossime settimane, a meno di clamorosi ribaltoni, RedBird completerà l’operazione che consentirà di sganciarsi da Elliott transitando a un nuovo finanziatore. Il nome è quello di Manulife Comvest che fornirà le risorse necessarie per liquidare i 489 milioni (scadenza 2028) che restano dopo il primo accordo con Elliott successivo al vendor loan grazie al quale nel 2022 è stato acquistato il Milan.

Il ruolo di Furlani nel Milan del futuro

Un passaggio che consentirà quasi sicuramente di alleggerire la pressione del tasso e rimodulare la scadenza del finanziamento. Non fosse che si tratta di liquidare l’ex proprietario, un atto che non dovrebbe fare rumore. Al Milan, invece, accade che il rifinanziamento sia accompagnato da un crescendo di voci legate al possibile riassetto immediato del management con nel mirino l’amministratore delegato, Giorgio Furlani, identificato dall’esterno come “uomo di Elliott” pur essendo ormai da un paio di anni senza legami con il fondo di Singer.

Furlani ha avuto rinnovato il mandato da ad per un altro triennio, dunque fino al 2028. Non ci sono evidenze su una presunta volontà di Cardinale di cambiare la testa della società ed è anche ragionevole che, proprio per garantire continuità e stabilità senza scossoni, il tema non sia proprio all’ordine del giorno. Altre figure che si sono avvicinate ai piani alti di Casa Milan negli ultimi tempi, a partire da Massimo Calvelli, ex ATP, che in realtà è già attivo per RedBird come Ceo International di RedBird Development Group e operating partner del fondo. Tradotto: lavora per Cardinale sui progetti sportivi e lo fa anche sul Milan.

E’ un doppione di Furlani? Al momento no. Va sempre ricordato che Cardinale sta provando con forza a inserirsi nel business della nascente Nba Europe, con l’idea di far nascere una nuova franchigia a Milano. E’ stata una delle ragioni del suo tour europeo e uno dei motivi per cui è possibile che non menta (anzi) quando lascia far circolare che la sua permanenza da proprietario del Milan non è destinata ad esaurirsi a breve ma sia a medio o lungo termine. Anche perché le cose per il nuovo San Siro si sono finalmente sbloccate dopo anni di stallo ed è un dossier sul quale lavorare a fondo.

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