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La memoria corta del presidente del Coni: vuole un ct italiano, dimentica i trionfi del passato

La memoria corta del presidente del Coni: vuole un ct italiano, dimentica i trionfi del passato
Julio Velasco (Getty Images)

Buonfiglio intima a Malagò di scegliere un selezionatore che non sia straniero. Dunque, no a Guardiola. Con buona pace dei successi di Velasco, Rudic e degli allenatori di Sinner e Antonelli che vengono da fuori.

Cosa sarebbe stato lo sport italiano senza le visioni di Julio Velasco, argentino nato a La Plata e italianizzato, architetto della squadra di pallavolo più forte dello scorso secolo e ora guida delle donne salite sul gradino più alto del podio olimpico? Di sicuro sarebbe stato più povero. E lo stesso se non si fosse potuto giovare della guida del croato (nato a Belgrado) Ratko Rudic, l’omone del tuffo nella piscina Piccornell di Barcellona nei Giochi del 1992, dell’oro conquistato in casa della Spagna e di tante altre imprese del Settebello.

Lo sport non ha confini, conta soltanto il talento unito al lavoro. Tanti dei successi italiani nel mondo sono stati firmati da allenatori e commissari tecnici stranieri, veri maestri di vita e di sport. Ciascuno il suo. Ecco perché l’invito diretto che il presidente del Coni, Luciano Buonfiglio, ha recapitato al numero uno della Figc, Giovanni Malagò, impegnato nella scelta del prossimo selezionatore della nazionale italiana appare fuori tempo e fuori contesto.

Ha detto Buonfiglio, articolando il suo pensiero: “Non voglio dare consigli a Malagò che nel ruolo di nuovo presidente della Figc è partito alla grande”. Fin qui, tutto bene. Più che un consiglio, però, la sua è stata un’indicazione quasi perentoria: “La sola cosa che chiedo a Giovanni è di designare un commissario tecnico italiano. Guardiola? La stragrande maggioranza dei nostri allenatori di serie A è italiana: è con loro che si dovrà confrontare il CT. Sono bravi, professionali, sono frutto della nostra tradizione. Perché tagliarli fuori?”.

E poi il ricordo passato: “Quand’ero presidente della Federazione Canoa feci l’errore di prendere un tecnico tedesco: era bravo ma non si preoccupò di conoscere la mentalità italiana. Non vincemmo nulla e si perse anche tutto il lavoro buono fatto in precedenza”.

A parte il precedente poco fortunato, ma potrebbe valere anche per ct italiani alla guida dell’Italia visto che, fino a prova contraria, Ventura, Mancini, Spalletti e Gattuso sono nati dentro i nostri confini, appare proprio debole l’argomentazione complessiva. Malagò farà bene a non tenerne conto, pur trattandosi di moral suasion del numero uno dello sport azzurro, non solo perché alle federazioni è riconosciuta per legge massima autonomia.

Gli basterà segnalare a Buonfiglio e a chi la pensa come lui, non pochi in giro per il Paese, che anche i due sportivi italiani più in vista del momento lavorano con tecnici che vengono da fuori. Il capo team di Jannik Sinner è tale Cahill, australiano, l’uomo che ha dato all’altoatesino lo sprint decisivo nella scalata al numero uno del ranking ATP e ai trionfi negli Slam. E il talento di Kimi Antonelli è stato plasmato e fatto esplodere dalla Mercedes, scuderia tedesca alle dipendenze di Toto Wolff, austriaco di Vienna. Insomma, non serve nemmeno srotolare il curriculum di Guardiola per convincersi che la memoria del numero uno del Coni è quanto meno corta e fallibile.

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