La Juventus bagna con la vittoria il debutto in campionato, gioca anche un buon calcio (soprattutto nel primo tempo) ma da Frosinone, oltre ai tre punti, si porta via soprattutto il volto corrucciato di Luciano Spalletti. Per evitare fraintendimenti: il successo in casa dei ciociari, tutt’altro che morbidi, è legittimo e meritato, però il ricordo delle tante occasioni gettate al vento in inverno e primavera, costate la qualificazione alla Champions League, è troppo fresco per non tornare nei pensieri bianconeri.
Per vincere ed entrare col piede giusto nel campionato sono serviti 20 tiri verso la porta avversaria (5 nello specchio), una montagna di corner e un colpo di testa di un difensore: Gleison Bremer. Quello che a inizio estate aveva lasciato intendere di considerare conclusa la sua esperienza juventina e che sarebbe anche partito, se fosse arrivata un’offerta adeguata. Tanto calcio, in particolare prima dell’intervallo, per partorire un topolino e consegnarsi a un finale di sofferenza in cui è stata la traversa a salvare Perin e ad evitare che gli incubi prendessero possesso delle notti di Spalletti.
Non sorprende, dunque, che il toscano se la sia presa senza troppi giri di parole con il suo centravanti di serata, al secolo Randal Kolo Muani. L’uomo inseguito per due anni, pagato tanto al Psg e scelto come erede di Vlahovic che avrà avuto tanti difetti ma che la porta la vedeva con una certa continuità. Kolo Muani non ha giocato male, anzi, ma ha peccato in quela cosa che fa la differenza tra l’essere un attaccante da 50 milioni di euro o semplicemente un buon uomo squadra: il gol.
Le parole di Spalletti, dunque, vanno lette anche tra le righe perché contengono un messaggio alla società: “Kolo Muani ce lo siamo andati a prendere, l’abbiamo coccolato e sappiamo qual è il suo valore, ma si deve rendere conto che è due anni che non gioca e un motivo ci sarà. A volte si crede di essere di un livello eccezionale e poi invece hai lasciato qualcosa da parte e lo devi andare a riprendere. Sa tener palla, andare nello spazio, è forte fisicamente, ma queste son partite in cui c’è bisogno che porti a casa dei gol”.
Non è una bocciatura perché sarebbe folle pensare il contrario, ma un segnale da non sottovalutare. Già nel corso dell’estate Spalletti aveva argomentato che gli uomini mercato non gli avevano dato il bomber d’area di rigore e da venti gol che si aspettava e che, però, all’assenza di quel profilo si sarebbe ovviato arrivando alla stessa cifra di realizzazioni coinvolgendo tutta la batteria degli esterni e dei trequartisti. Nemmeno Spalletti si dovrebbe sorprendere che il francese non sia un cuore di ghiaccio davanti alla porta, eppure ora aspetta che gli venga consegnato un altro attaccante.
Chi? L’identikit porta a Zirkzee perché ha caratteristiche differenti rispetto a Kolo Muani ma dipende dalle condizioni visto che Carnevali è alle prese con i paletti della Uefa e con un bilancio che deve essere fatto tornare a tutti i costi. Ancora una decina di giorni e i giochi saranno fatti.
