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Kyrgios organizza feste, Sinner vince. La differenza tra un talento (incompiuto) e un campione

Kyrgios organizza feste, Sinner vince. La differenza tra un talento (incompiuto) e un campione

Mentre Sinner accumula trofei, Kyrgios organizza party per Alcaraz. Storia di un talento sprecato che invidia chi ha trasformato il dono in grandezza col lavoro

La carriera da tennista di Nick Kyrgios è finita da tempo. È però cominciata quella (sicuramente più vincente) da influencer di bassa lega, che fa visualizzazioni solo parlando male degli altri. E non solo: durante l’Australian Open, il «mago di Canberra», specialista nello scomparire immediatamente dal tabellone di qualsiasi torneo, ha gettato il cuore oltre l’ostacolo, e ha deciso di lanciarsi come organizzatore di feste. Promuovendo con l’irrinunciabile occasione il suo nuovo idolo, Carlos Alcaraz: «Devi vincere il torneo, così potremo fare festa tutta la notte», lo ha incitato incrociandolo alla Rod Laver Arena. «Organizzo io la festa», ha aggiunto, come se il tennis fosse ormai un pretesto per il dopo-partita. Ma lui è avanti, oramai salta la partita e va direttamente alla festa.

Nel frattempo Jannik Sinner, campione di stile e nei risultati sul campo, macina vittorie e si giocherà la semifinale dello Slam contro il leggendario Novak Djokovic. Due percorsi che raccontano una verità semplice: il talento puro non è mai bastato. Senza sacrificio, disciplina e lavoro ossessivo, quel dono resta tristemente una promessa mai mantenuta.

L’invidia (malcelata) di Kyrgios

L’astio di Kyrgios era già emerso lo scorso ottobre, a seguito di una penuria di risultati per cui l’australiano era stato costretto a cercare visibilità fuori dal campo, sui social, parlando di Jannik. D’altronde, è quello che gli riesce meglio: «Era il numero 1 del mondo, hanno chiaramente cercato di proteggerlo. Il Ceo e tutte le persone importanti nell’Atp sono italiani. Tutta la storia per me è una stronzata». Parole al veleno che mostrano un’invidia molto profonda, mascherata da difesa della giustizia sportiva.

No, la verità è che Kyrgios ha visto in Sinner quello che lui stesso avrebbe potuto diventare, e non è diventato. Il talento c’era, cristallino. Lo testimonia la finale di Wimbledon del 2022, persa in quattro set contro Novak Djokovic. Un altro campione straordinario che Kyrgios avrebbe dovuto prendere come modello. E invece no, Jannik ha scelto l’allenamento alle 6 del mattino, l’altro le discoteche dopo mezzanotte. E siccome di discoteche se ne intende (molto più che di tennis), ora punta a organizzare party per il rivale numero uno di Sinner.

Sinner e Kyrgios: due modelli agli antipodi

Kyrgios è il Mario Balotelli del tennis. O l’Antonio Cassano, se preferite. Il talento puro che quando si accende manda la folla in visibilio con numeri impossibili, ma che rimane quasi sempre spento perché manca la benzina fisica, e soprattutto quella mentale. Non ha mai vinto uno Slam, non è mai stato alle Atp Finals. Solo quella (amara) finale a Wimbledon, in cui peraltro aveva beneficiato del forfait di Rafa Nadal in semifinale. Poi più nulla, se non polemiche, dichiarazioni controverse e notti in discoteca.

Sinner invece rappresenta l’antitesi: l’atleta che ha trasformato un dono in successo attraverso il lavoro maniacale. Il ragazzo dell’Alto Adige che rinuncia alle feste per allenarsi, che studia ogni avversario, che cura ogni dettaglio. Quattro Slam vinti a 24 anni, a lungo numero uno del mondo, destinato a scrivere la storia del tennis. Beh, ha già fatto la storia di quello italiano. Con buona pace di Kyrgios.

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