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Juventus, il prezzo di non aver investito sull’attacco: 116 tiri per non vincere

Juventus, il prezzo di non aver investito sull’attacco: 116 tiri per non vincere

La Juventus esce dalla Coppa Italia e conferma di essere colpita dalla malattia dell’incapacità di finalizzare il gioco creato. Poteva intervenire sul mercato e non l’ha fatto e adesso Spalletti…

La sconfitta di Bergamo che è costata alla Juventus l’eliminazione dalla Coppa Italia, unico trofeo ragionevolmente alla portata in questa stagione, è stata l’ottava partite su 21 non vinta da Luciano Spalletti. Fin qui, quella più dolorosa perché ha portato a un verdetto definitivo e non riparabile, ma anche per la consapevolezza che è stata originata da uno schema che fino a maggio non potrà essere modificato.

La Juventus continua a perdere o pareggiare partite nelle quali torna a casa con la sensazione di essere stata sfortunata. Di non aver capitalizzato il gioco fatto, le occasioni create e la mole di lavoro. Insomma, perde (o pareggia) senza capirne il perché e siccome è diventato uno schema fisso della Juventus spallettiana è impossibile legare tutto al caso.

A Spalletti manca un attaccante vero nella rosa

Manca un attaccante vero che aiuti a finalizzare il gioco messo in campo, un po’ perché a fine novembre Vlahovic è stato appiedato da un brutto infortunio (e comunque anche con lui il problema era emerso), molto per la scelta di non affondare sul mercato di gennaio pur avendo inseguito alcuni profili per il reparto. Da Mateta a Icardi, passando per En-Nesyri, Comolli ha inseguito l’idea di dare a Spalletti il numero nove richiesto ma alla fine ha mollato il colpo rimandando tutto al budget della prossima estate.

La Vecchia Signora dovrà fare con David e Openda, aiutati da Yildiz, Conceicao, Zeghrova e Boga e con l’aiuto esterno di McKennie. Punto. Non sempre basta, con riflessi importanti sulla classifica e sulla corsa Champions League presente e futura. I numeri sono impietosi e fotografano alla perfezione il rischio che la dirigenza juventina si è preso non aggiungendo un bomber alla rosa a disposizione di Spalletti.

Delle 8 partite non vince da quanto il toscano è alla Continassa, in ben 6 occasioni la Juventus ha chiuso avendo prodotto molto più calcio, tiri ed occasioni rispetto all’avversario. Fanno eccezione la sconfitta netta al Maradona contro il Napoli e il pari conclusivo nel Principato contro il Monaco in un match giocato su ritmi molto bassi e senza l’assillo della vittoria per nessuno.

Juventus, tutti i numeri della fatica di fare gol

In tutte le altre il conto della mancanza di finalizzatore è salato. La Juventus ha prodotto 116 tiri in porta e creato 10,17 xGoals (contro i 3,28 degli avversari di turno) per spremere la miseria di 3 reti e lasciare sul campo 9 punti in campionato, 2 in Champions League e la possibilità di proseguire il cammino in Coppa Italia. Un copione recitato a vuoto contro Torino (0-0), Fiorentina (1-1), Lecce (1-1 e addirittura 2,77-0,26 xGoals), Cagliari (sconfitta 1-0 pur tirando 21 volte verso Caprile), Sporting Lisbona (1-1) e Atalanta (ko 3-0).

Tradotto: per vincere la Juventus deve giocare meglio dell’avversario e non sempre basta. Anzi, troppo spesso esce dal campo beffata e questo non può non far suonare un campanello d’allarme. L’addio alla Coppa Italia costa qualche milioncino in termini di ricavi, ma se lo schema dovesse pregiudicare la corsa al quarto posto o far abortire in anticipo l’attuale campagna europea, ecco che i conti non tornerebbero. E i soldi risparmiati ora si rivelerebbero un boomerang per chi deve chiudere il bilancio al prossimo 30 giugno.

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