Un anno fa, la Juventus riuscì ad agguantare la Champions League col fiatone, all’ultima giornata grazie ad un rigore di Locatelli a Venezia. Un traguardo fondamentale per far partire il nuovo ciclo targato Comolli perché senza i denari dell’Europa più ricca la scorsa estate sarebbe stata all’insegna dell’austerità.
Un anno dopo i bianconeri si trovano più o meno nella stessa condizione di classifica con un’aggravante: allora erano la lepre inseguita da una Roma, costretta a una rimonta disperata (non riuscita) mentre oggi davanti c’è una squadra che corre veloce. Il Como di Cesc Fabregas rischia di far saltare il banco delle big che hanno messo nel merino la qualificazione alla Champions League per garantirsi 70-80 milioni di euro di ricavi sicuri.
Comolli, oltre cento milioni investiti male sul mercato
Il guaio per la Juventus è che tra il quarto posto dell’anno scorso e la situazione allarmante attuale, firmato dal nuovo plenipotenziario scelto da Elkann, c’è stato un mercato da oltre 100 milioni di euro che fin qui non ha reso. Anzi.
Il mezzo bicchiere è, insomma, meno pieno di 12 mesi fa e la qualificazione alla Champions League è più che mai fondamentale per non dover trascorrere un’estate di sacrifici. Prima ancora di arrivarci, però, i bianconeri dovranno scegliere l’uomo che li guiderà. Il nome è quello di Luciano Spalletti la cui posizione è forte a prescindere dalla classifica che la squadra avrà a fine maggio. Il prolungamento del contratto, in scadenza prossimo 30 giugno, è considerato una pura formalità anche se nelle ultime settimane è sempre slittato.
Elkann affidi le chiavi della nuova Juventus a Spalletti
Dopo anni di denari investiti male (oltre 800 milioni di euro in acquisti sbagliati e un miliardo di ricapitalizzazioni chieste ad Exor), il problema è che Elkann dovrà decidere per tempo di chi ascoltare l’ultima parola sulle strategie sportive in vista della prossima stagione.
L’esperienza passata non dovrebbe far dubitare: meglio Luciano Spalletti di Damien Comolli, l’uomo che ha portato a Torino a caro prezzo Openda, David e Zhegrova. I primi due sono stati addirittura tenuti seduti in panchina dal tecnico toscano nell’assalto finale al Sassuolo, rilanciando il rientrante Vlahović e il lungodegente Milik. Un segnale chiaro di bocciatura totale delle scelte fatte da Comolli che in questi mesi si è distinto per aver spiegato di ritenersi il centro della Juventus e di essere stato scelto per applicare il suo metodo: algoritmi e investimenti su profili da sviluppare.
Comolli è il passo indietro dalle scelte di campo
Una ricetta evidentemente fallita in campo. La verità è che la Juventus della prossima stagione, sia dentro la Champions che costretta a farne a meno, non potrà più permettersi alcun errore. È normale, dunque, aspettarsi che il centro del mondo bianco nero diventi Spalletti chiedendo a Comolli un passo indietro per occuparsi delle questioni organizzative ed economiche.
Accadrà? Intanto il club deve procedere al passo formale del rinnovo di contratto dell’allenatore e poi alla definizione di ruoli e obiettivi. Lo scorso autunno Spalletti ha accettato un accordo al buio, senza grande potere contrattuale e senza possibilità di incidere sulle scelte di questa stagione. Ora che l’annata volge al termine, è diventato evidente come lo schema vada ribaltato.
