Difficile definire una partita di metà settembre, scontro scudetto. Difficile, non impossibile, almeno per le ricadute psicologiche che potrà avere sulla testa dei protagonisti il confronto dell’Olimpico tra Roma e Inter che chiuderà la prima fase del nuovo calendario del campionato spedendo tutti alla maxi sosta delle nazionali. Tra il match di sabato 19 settembre e la ripresa del 10 ottobre trascorrerà quasi un mese senza campionato, condizione mai vissuta prima dalla Serie A: esserci entrati bene o male sarà benzina o tarlo da gestire da parte di Chivu e Gasperini.
Il super Monday ha lasciato in eredità questa sensazione diffusa. L’Inter è una macchina da guerra ancora imperfetta, ma superiore a (quasi) tutto in Italia. La Roma ha fatto il salto di qualità definitivo e non si può più accontentare di correre per la Champions League mentre il Como sta crescendo a vista d’occhio perché adesso gioca e vince anche partite “sporche” e non è funzionale solo in quelle in cui la recita riesce al meglio. Le altre sono indietro, a partire da Milan e Juventus sull’orlo se non oltre della prima crisi stagionale.
Inter, un rullo compressore fragile in difesa
L’Inter è perfetta o quasi, visto che contro l’Udinese ha concesso ancora due gol di vantaggio all’avversario prima di risalire e vincere senza problemi. Era capitato contro il Napoli, altra rimonta batticuore, oltre che a Madrid dove Mourinho non si è più fatto riprendere. Il lusso di partire ad handicap è sostenibile in Serie A, non in Europa, ma anche da noi Chivu farà bene a correggere il difetto di fabbrica perché non sempre la condizione può sostenere una poderosa prova di forza come quella di San Siro con i friulani.
La nota positiva è che l’attacco segna tutto, anche quando il tecnico romeno decide di dare un turno di riposo a Lautaro Martinez. Quella negativa viene dall’altro Martinez, che sembra rimasto al Bernabeu e che ha aperto un dibattito su chi debba essere titolare della porta tra lui e l’esperto Provedel. Qualche disagio fisico (Calhanoglu a forte rischio per l’Olimpico, Stones da verificare), però nel complesso Chivu non ha molto di cui lamentarsi.
Roma, il peso della Dybalen…
Vincere a Torino non sarà per tutti e il modo in cui l’ha fatto la Roma è di quelli che fanno godere un allenatore. I giallorossi si sono confermati cinici, fisicamente a posto e con grande qualità in una rosa che Gasperini sta imparando a gestire anche per il doppio impegno nell’Europa che conta. E’ tornato a segnare Malen, che mancava l’appuntamento addirittura da due partite, cosa poco abituale per lui. Dybala continua a essere il perno attorno a cui ruota l’attacco, le alternative funzionano.
Per il Gasp quella dell’Olimpico con l’Inter sarà anche una questione personale. Il suo score con i nerazzurri è deprimente: 10 ko nelle ultime 10 sfide, striscia avviata con l’Atalanta e proseguita con la Roma. Ecco, il peso dello scontro diretto sarà enorme anche nella sua testa perché se riuscisse a infrangere il tabù potrebbe convincersi che tutto è possibile in una stagione che si annuncia di altissimo livello per la sua Roma.
Il Como è diventato grande e pragmatico
Infine il Como, diventato grande perché vince le partite in cui non riesce ad esprimere in modo compiuto il suo calcio e va a sbattere contro avversari che si chiudono e lo mettono in difficoltà. Contro il Parma di Cuesta sono bastati un paio di lampi e poi una difesa ordinata, nulla di scintillante. E’ un merito per Fabregas, che già a Napoli aveva mostrato di aver cambiato pelle accettando nel finale di togliere attaccanti per aggiungere difensori come un tecnico italiano quaisiasi.
Zitti zitti i lariani si stanno ricavando il ruolo degli underdog del campionato. Possono correre per lo scudetto? Alzi la mano chi oggi lo sostiene, ma anche dire il contrario è pericoloso perché la verità è che i margini di crescita di questa squadra sono sconosciuti ai più, forse anche al tecnico che l’ha plasmata e ne sta estraendo il massimo possibile.
