Le forti pressioni perché faccia un passo indietro e la conta degli amici rimasti e dei nemici trovati per strada, sempre più numerosi, non hanno fatto cambiare idea a Gianni Infantino. Il presidente della Fifa, finito nel centro della bufera per il piano (poi abbandonato) di vendere a privati una parte dei diritti commerciali della Coppa del Mondo e delle competizioni Fifa, non si arrende. Anzi. A marzo 2027 correrà per strappare la rielezione per quello che sarebbe il terzo mandato della sua carriera alla guida del calcio mondiale.
Se qualcuno aveva dei dubbi, sono stati spazzati via dalla conferma di un portavoce dello stesso Infantino, sollecitato dalla stampa britannica: “Il presidente della Fifa ha annunciato ad aprile che si ricandiderà alle elezioni del 2027. Naturalmente, nulla è cambiato. Il signor Infantino si ricandiderà”. Avanti senza esitazioni, insomma, nonostante la feroce opposizione della Uefa e della Conmebol e alla minaccia di denunce penali avanzate dal Vecchio Continente.
Una strategia cui la Fifa ha risposto avanzando a sua volta l’ipotesi di una denuncia di una campagna diffamatoria nei confronti del presidente, con opposizione alla richiesta avanzata a una corte degli Stati Uniti per l’acquisizione di tutti i documenti relativi alla trattativa per vendere parte dei diritti della Coppa del Mondo a fondi finanziari.
La ricandidatura di Infantino costringerà ora gli avversari a trovare una sintesi delle rispettive posizioni. Dal punto di vista numerico, oggi che mancano ancora sei mesi all’assemblea elettiva, il fronte anti-Infantino è superiore a quello di chi gli è rimasto fedele: uno scarto di una trentina di voti sul totale delle 211 federazioni chiamate a esprimersi nel corso del Congresso che si terrà in Marocco. Mancano, però, sei mesi ed è un lasso di tempo in cui può accadere di tutto.
Le regole della Fifa dicono che entro il 18 novembre è obbligatorio far emergere eventuali candidature alternative. Aleksandr Ceferin, presidente della Uefa, non è interessato a correre in prima persona e potrebbe convergere su Victor Montagliani, al momento numero uno della Conmebol che rappresenta l’altro pilastro dell’opposizione a Infantino con l’Asia – seppure non compatta – a chiudere il cerchio. Con Infantino in campo, anche gli oppositori dovranno rompere gli indugi e schierarsi.
La Figc si è allineata alle posizioni della Uefa, togliendo ufficialmente il proprio sostegno alla candidatura di Infantino, pur con qualche distinguo visto il mal di pancia – per la forma più che per la sostanza – dei club della Serie A. Giovanni Malagò ha spiegato che sarebbe stato un suicidio politico disallinearsi rispetto al Vecchio Continente che marcia compatta, anche perché l’Italia ha aperto il dossier dell’Europeo del 2032 per il quale rincorre visti i ritardi nella preparazione degli stadi.
