L’inchiesta della procura di Milano sul sistema arbitrale e sulle presunte pressioni sull’ormai ex designatore Gianluca Rocchi si ferma, almeno per un paio di settimane. Uno stop che pone un freno alla girandola di audizioni, colloqui e interrogatori che hanno caratterizzato i giorni successivi la notifica degli avvisi di garanzia a Rocchi e all’ex supervisore bar Andrea Gervasoni.
Un momento di pausa, senza che sia definito un termine, necessario per mettere in ordine le carte. La decisione emersa da un confronto tra il pubblico ministero Maurizio Ascione e il capo della procura di Milano, Marcello Viola, lascia ritenere che l’attività investigativa sia quasi completa e non sia da sviluppare ulteriormente dopo l’accelerazione di questo inizio del mese di maggio.
Non serve chiamare altri dirigenti e non ci saranno, almeno per ora, nuove iscrizioni nel registro degli indagati al di fuori delle cinque che già risultano e che sono tutte interne al mondo arbitrale. Una chiave di lettura che dalla Procura emerge sin dagli ultimi giorni del mese di aprile ma che non ha mai convinto fino in fondo, essendo due dei capi di imputazione contestati a Rocchi indirizzati ad approfondire un presunto coinvolgimento dell’Inter nel richiedere designazioni mirate con arbitri graditi o sgraditi.
Le audizioni senza sosta delle ultime due settimane
Nel corso delle ultime due settimane il pm Ascione ha convocato in Procura e sentito l’indagato Gervasoni (a lui viene contestata l’ipotesi di reato di frode sportiva in concorso con altri relativamente a una presunta “bussata“ in Salernitana-Modena), l’addetto agli arbitri dell’Inter Giorgio Schenone e una serie di figure dirigenziali interne a Lega Serie A e Figc, oltre al direttore del Corriere dello Sport Ivan Zazzaroni. A parte Gervasoni, nessuno di questi iscritto nel registro degli indagati. Ha scelto di non presentarsi, invece, Rocchi nel cui avviso di garanzia compaiono la presunta pressione sulla San Var in occasione di Udinese-Parma e la presunta combine per disegnare designazioni gradite all’Inter nel finale della scorsa stagione.
In un clima di grandi riservatezza, il poco che trapela dai corridoi della Procura è che in queste attività non sarebbe emerso null’altro di particolarmente rilevante ai fini dell’inchiesta penale. A nessuna delle persone chiamate dal pm Ascione è stata mostrata o fatta sentire qualche intercettazione che possa essere la “pistola fumante” di una frode sportiva. Dunque, la deduzione è che la Procura abbia scelto di tenere nascoste le proprie carte e che lo stop alle audizioni serva per metterli insieme e per arrivare alla conclusione rapida dell’indagine con la valutazione di eventuali profili per i quali chiedere un rinvio a giudizio.
Le domande e i punti non chiari sull’inchiesta della Procura di Milano
L’inchiesta, la cui origine non è ancora chiara ma che certamente ha assorbito anche l’esposto di un avvocato tifoso del Verona relativo alla sfida di San Siro contro l’Inter del 6 gennaio 2024 (risultano indagati per frode sportiva i varisti Nasca e Di Vuolo), si è avvalsa per qualche mese di intercettazioni nella scorsa primavera prima che il gip ne negasse la proroga in assenza di riscontri alle ipotesi avanzate dagli investigatori. Non è stato disposto alcun sequestro di materiale informativo agli indagati.
L’altra ipotesi, insomma, è che siano mancati i riscontri e la vicenda sia destinata a sgonfiarsi senza lasciare conseguenze. In ogni caso, un momento di chiarezza necessario per una storia di grande impatto pubblico, con potenziale ricadute anche sull’immagine e sulla tenuta del sistema calcio. La notizia della notifica degli acquisti di garanzia ha terremotato i vertici dell’Aia aggiungendosi alle già note vicende di giustizia sportiva che hanno colpito il presidente (decaduto) Antonio Zappi spingendo verso il commissariamento degli arbitri da parte della Federcalcio.
Sullo sfondo rimane la giustizia sportiva che ha immediatamente chiesto ai colleghi di Milano gli atti per valutare eventuali profili interessanti in sede Figc. Il procuratore capo Giuseppe Chiné non ha ancora ricevuto nulla, circostanza legata alla necessità della Procura di Milano di non condividere documenti ancora coperti da segreto e che sono ancora oggetto di approfondimento: accadrà quando il pm Ascione riterrà di poter inviare le carte senza alcun rischio di compromettere la propria attività. A quel punto sarà chiaro se e in che modo si possano ravvisare gli estremi per l’apertura di un processo, ricordando che i parametri del Codice di giustizia sportiva sono differenti da quelli penali e le maglie per identificare ed eventualmente punire una condotta illecita sono molto più strette.
