Il ginocchio sinistro che si piante sul terreno di gioco del Maradona, costringendo se stesso a una torsione innaturale. Le urla di dolore di Giovanni Di Lorenzo, la corsa dei medici del Napoli e poi dei barellieri. La sensazione di un infortunio estremamente grave, diverso da quelli principalmente muscolari che hanno falcidiato in questa stagione i campioni d’Italia: un guaio enorme per i partenopei e anche per la nazionale di Gattuso, che su Di Lorenzo faceva e fa affidamento nell’anno del Mondiale.
La sfida tra Napoli e Fiorentina, la prima dopo la cacciata dall’Europa, esce dalla dimensione sportiva ed entra in quella del dramma sportivo del difensore napoletano. Saranno gli esami a chiarire l’entità del guaio, ma è stato sufficiente ascoltare Antonio Conte nel post gara per capire che le sensazioni non sono buone. Anzi.
Il tecnico leccese, provato da mesi di sparizione uno dopo l’altro dei suoi titolari, è andato all’assalto dei calendari del calcio moderno. Non una novità, visto che anche nella vigilia del match se l’era presa con le poche ore a disposizione tra l’impegno di Champions League e quello in campionato. Questa volta, però, il suo sfogo è stato molto più ampio, duro e articolato e proprio per questo destinato a far discutere.
“Quello che dispiace è che così si sta andando verso la rovina del calcio, perché non si sta capendo che mettere così tante partite… i club stesso non capiscono. Oggi il dio denaro è all’apice di tutto” è stato l’incipit, ricordando come Di Lorenzo sia stato praticamente sempre in campo nelle 9 partite in 27 giorni giocate dal Napoli a gennaio. Conte contro il calcio moderno e il suo attaccamento ai soldi, consapevole di affrontare un tema delicato perché del gigantismo del pallone del terzo millennio ne approfittano prima di tutto gli addetti ai lavori ricavandone stipendi fuori mercato.
Ecco, allora, la seconda parte dell’affondo: “Sono convinto che mi prenderò tutte le critiche: ‘Eh lui si prende lo stipendio’. Queste sono tutte cazzate! Io lo faccio per passione, grazie a Dio non ho bisogno di soldi”. Vero in parte, visto che De Laurentiis già a lui e al suo tecnico un bonifico non da poco ogni fine del mese e che gran parte di quel denaro viene proprio dall’iper commercializzazione del calcio che passa molto dai diritti tv. E i broadcaster pagano tanto per far vedere tante partite, non il contrario.
Il collezionista di scudetti, però, è andato oltre lanciando una stoccata nemmeno troppo nascosta alla Lega Serie A: “Cerco di tutelare questo sport, si va verso lo spettacolo, a portare squadre all’estero e in Australia, non si pensa alla difficoltà di mettere così tante partite”. Un nervo scoperto come il mercato bloccato per il Napoli a causa del mancato rispetto del parametro del costo del lavoro allargato (“Ci sono società indebitate e noi abbiamo il mercato bloccato, questo è fantastico”): “Invece di pensare alle nuove regole del calcio, al VAR, al fallo di mano, a giocare a Perth in Australia, a fare quattro partite in Arabia, bisognerebbe essere più intelligenti e pensare a tutelare questo bellissimo sport, tutelare chi è il vero artefice di questo sport: il calciatore. Non siamo né noi allenatori né i presidenti, ma è il calciatore. Bisognerebbe tutelarlo molto meglio secondo me. Scusate ma sono incazzato”.
