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Investimenti da mille e una notte

Investimenti da mille e una notte

Gli italiani puntano sul mattone arabo. Viaggio negli Emirati in crescita vertiginosa, tra skyline futuristici, fiscalità favorevole e rendite elevate che attirano capitali europei

Gli spiriti ruggenti del futuro si danno convegno, ormai da anni, negli Emirati Arabi Uniti. Dubai, la capitale Abu Dhabi con i suoi spettacolari musei, l’emirato costiero Umm Al Quwain raccolto intorno all’isola di Siniya crescono a velocità impressionante. Scalano il cielo con grattacieli sempre più audaci, conquistano con isole artificiali aree del Golfo Persico (qui lo chiamano Arabico, per onor di patria), trasformano zone desertiche in destinazioni verdi. Tutto a misure ciclopiche.

Per dire, la nostra Milano con relativo skyline di vetro e cemento pare un giocattolino, rispetto a ciò che nasce dal nulla, grazie a febbrili lavori che non si fermano neppure di notte, nelle nuove addizioni urbane di Dubai e dintorni. Basta affacciarsi da un grattacielo – sulla Marina sempre viva con ristoranti, luci, locali, negozi – per avere l’impressione di trovarsi a Metropolis, la città che il visionario Fritz Lang descrisse nel film del 1927, ma senza le ombre che quel capolavoro mise sotto gli occhi di tutti. Nulla di strano se una simile realtà, con economia stabile, burocrazia snella e sicurezza invidiabile (non ci sono maranza), fa da volano al mercato immobiliare, attraendo investimenti europei.

Anche tricolori: l’Italia è infatti tra i primi cinque Paesi a puntare su questo tipo di investimento. Molto semplice: comprare casa a Dubai, e in altre aree degli Emirati. Comprarla sulla carta, magari dopo una visita negli uffici degli sviluppatori che mostrano le future urbanizzazioni su giganteschi plastici, a loro modo vere opere d’arte.

Non sono scelte da nababbi, pur se gli altospendenti trovano pane per i loro denti. Un bilocale nuovo e arredato, in torri residenziali e ville dotate degli stessi servizi di un hotel cinque stelle (concierge, piscine, aree fitness, accesso a spiaggia privata), costa 180 mila euro, 260 mila un trilocale. Non abbiamo intenzione di sventolare la bontà degli investimenti immobiliari negli Emirati, ma non sfugge come prezzi simili siano concorrenziali a quelli in Italia (per esempio le alte quotazioni di Milano, o di cento e più località turistiche del Belpaese) e possano dare rendimenti interessanti, mettendo gli immobili in affitto o rivendendoli a breve vista la crescita del valore praticamente assicurata.

A raccontarci il trend, e a farci conoscere alcuni investitori italiani, dal piccolo industriale meccanico di Torino, a una famiglia bresciana, al milanese che ha intenzione di trasferirsi a Dubai per capire quale business impiantare, sono gli uomini di Gabetti Middle East, dal 2022 primo gruppo di intermediazione immobiliare italiano che opera in loco come partner agency del Gruppo Gabetti, operativo dal 1950, con una rete capillare di oltre mille agenzie. Fin dalla fondazione, l’ufficio emiratino ha registrato un notevole successo nelle vendite, generando plusvalenze fino al 30 per cento in due anni per l’acquirente.

Spiega Ross Bellantoni, general manager di Gabetti Middle East: «L’investitore che ha pagato per l’appartamento su carta, poniamo 100 mila euro, pari al 50 per cento del prezzo, dopo soli due anni e poco prima del saldo finale riesce a rivenderlo a 230 mila euro. L’appeal c’è tutto: vendiamo circa 300 appartamenti all’anno, di varie metrature. Il nostro lavoro negli Emirati fa da apripista ad altre espansioni internazionali. Sta nascendo Gabetti International, con sedi a New York e Miami».

Redditizio, e non è l’ultima ragione del successo di vendite, pure l’affitto, dell’immobile comprato, sempre gestito da Gabetti Middle East. Per non parlare degli aspetti fiscali, molto meno gravosi che in Italia. Dice Fabio Bardelli, head of sales di Gabetti Middle East: «Se prima gli italiani si rivolgevano a noi soprattutto per investire a Dubai, oggi la richiesta vira su località ancora poco esplorate, ma in forte sviluppo. Basti pensare che ad Umm Al Quwain, 40 km a nord di Dubai, con la realizzazione di Downtown, un masterplan da 20 miliardi di dollari che comprende 11 km di costa, arriveranno 150 mila nuovi residenti grazie all’apertura di una nuova area free zone, l’insediamento di aziende high tech e di un nuovo porto commerciale cargo. Non ultimo, si trova a 20 minuti da Wynn Al Marjan Island, dove sorgerà il più grande casinò del mondo, che attrarrà 20 milioni di turisti l’anno. Chi sceglie Siniya, le Maldive degli Emirati, cerca invece mare e natura, comodità e lusso a prezzi accessibili».

Alcuni numeri fanno capire meglio il fermento di quest’area. L’Italia, nel primo semestre del 2025, ha esportato merci per circa 2,28 miliardi di euro, con un incremento del 22,5 per cento rispetto all’anno precedente. Nella sola città di Dubai, gli italiani sono terzi al mondo nelle transazioni immobiliari, dopo indiani e inglesi, per un valore complessivo intorno a 35 miliardi di euro. La comunità italiana negli Emirati conta oltre 20 mila persone, con ben 600 nostre imprese. E i turisti sono in forte crescita: nel 2025 circa 10 milioni, con prevalenza di cinesi e (guarda un po’!) italiani.

Qualcuno dirà: ma gli Emirati sono una sorta di grande luna park, tutto luci, quando non pacchiano. Sbagliato. Negli ultimi anni, l’offerta turistica non è soltanto quella dei grattacieli da guardare naso all’insù, o delle fontane danzanti che ogni sera sparano acqua e musica sul lago artificiale tra il Dubai Mall e il Burj Khalifa. A circa 30-40 minuti da Dubai, nel deserto, c’è Terra Solis, campeggio di lusso con lodge eleganti, tutto dedicato alla cultura musicale elettronica, in collaborazione con Tomorrowland, festival internazionale. Poi c’è Abu Dhabi, città di profonda cultura, dove l’anima degli Emirati ha modo di esprimersi compiutamente.

È anche una città d’arte, con una sede del Louvre (in collaborazione con la sede parigina) nel Saadiyat Cultural District: è uno dei musei più visitati del Medio Oriente. Ed entro quest’anno, aprirà pure il museo contemporaneo Guggenheim, progettato da Frank O. Gehry, dall’inconfondibile sagoma che richiama il famoso museo Guggenheim di Bilbao, sempre dello stesso architetto.

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