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Milano Cortina 2026, la vera partita è dopo: cosa resterà davvero delle Olimpiadi

Milano Cortina 2026, la vera partita è dopo: cosa resterà davvero delle Olimpiadi

L’eredità lasciata all’Italia da Milano Cortina 2026. Gli alloggi per gli atleti trasformati in stanze per studenti, l’arena pensata per accogliere grandi eventi e l’installazione di attrezzature sanitarie evolute per le emergenze

Che poi, ed è comprensibile, a molti del bob importa poco, dell’hockey su ghiaccio ancora meno. Eppure, c’è un aspetto di Milano Cortina 2026 che riguarda tutti, a prescindere da qualsiasi rattoppo organizzativo che verrà cucito in corsa o giusto in tempo, all’ultimo minuto.

Si tratta di ciò che le Olimpiadi si lasceranno dietro, della loro eredità, quella che in un pomposo inglese viene definita «legacy»: tracce concrete e altre meno tangibili, comunque dense di significato.Arricchimenti del territorio, non solo legati all’universo sportivo, in grado anzi di valicarlo. Di coinvolgere ambiti cruciali come l’offerta abitativa, la salute e, certo, l’intrattenimento in senso ampio.

Un primo esempio riguarda il capoluogo lombardo, con il villaggio olimpico e paralimpico, in zona Porta Romana, in un’area ricca di edifici post-industriali come la Fondazione Prada, tra le più quotate istituzioni culturali cittadine.

La funzione primaria è quella ovvia: dare ospitalità agli atleti, mettere a loro disposizione circa 1.700 posti letto, corredare l’accoglienza con aree attrezzate per rifocillarsi e allenarsi.  Però, dopo metà marzo, quando le competizioni saranno terminate e le ultime medaglie assegnate, non sarà smantellato tutto, non verrà cancellata ogni traccia come spesso avviene in coincidenza dei grandi eventi.

L’intero complesso diventerà uno studentato, rispondendo a una richiesta di alloggi che a Milano, specie per i ragazzi, è sempre in crescita e non trova un’offerta adeguata. Con un occhio alla sostenibilità, visto che parte dell’energia è prodotta con pannelli solari ed è previsto un ampio riutilizzo dell’acqua scaricata dagli agenti atmosferici.

Peraltro, una quota delle stanze saranno affittate a tariffa agevolata, venendo incontro ai giovani con minori disponibilità economiche.

Sempre a Milano, molta attenzione (e qualche polemica per il ritardo nella conclusione dei lavori) è stata catturata dall’arena Santa Giulia, la sede delle gare di hockey: un tempio del ghiaccio, che dopo le Olimpiadi verrà trasformato in un centro polifunzionale per eventi e spettacoli dal vivo.

Detto in una maniera più prosaica, sarà un palazzetto per concerti e ampi dintorni, con una capienza di 16 mila posti, contando quelli in piedi. Un modo per mettere a profitto un progetto che brilla per l’acustica e la visibilità da ogni sedile. Per una città come Milano, dove non abbondano i luoghi all’altezza di grandi produzioni nazionali e internazionali, si tratta di un gran guadagno, ben oltre l’attualità e le urgenze dei Giochi.

Rimanendo in Lombardia, si guarda al pragmatismo: l’auspicio è che ogni gara si svolga senza intoppi e nella massima serenità per il pubblico e per gli atleti, ma qualche emergenza medica è una variabile da tenere obbligatoriamente in conto.  Così, presso la Casa della Sanità di Livigno, uno snodo cruciale del calendario (sono previste gare acrobatiche come lo snowboard), sono stati installati macchinari di ultima generazione per effettuare tac, risonanze magnetiche e altri approfondimenti clinici. Una dotazione che rimarrà al servizio della comunità dell’Alta Valtellina, creando un beneficio per residenti e turisti.

A Cortina, il secondo polo centrale dell’evento, la protagonista è la pista da bob, skeleton e slittino: lo «sliding centre» riprende un tracciato mitico intitolato al campione Eugenio Monti e proietta in avanti la tradizione ampezzana negli sport di scivolamento, lasciando una struttura capace di accogliere molte altre competizioni. 

Non è una promessa né un proposito vago, c’è già un appuntamento sul calendario: i Giochi Olimpici Giovanili «Dolomiti Valtellina 2028», riservati ad atleti under 18. Per l’Italia sarà un debutto nell’ospitare quest’ennesima manifestazione di caratura internazionale.

C’è poi il tanto meno evidente, comunque significativo: il potenziamento delle vie d’accesso alle gare, l’impegno diffuso di rigenerazione urbana e montana. E l’invisibile, non per questo poco centrale: lo sviluppo di competenze, di capacità legate alla gestione di un evento di portata globale, che attira su di sé gli occhi del mondo. Un ulteriore salto di livello per destinazioni che già hanno una forte vocazione turistica. «I Giochi» lo ricorda il sito ufficiale di Milano Cortina 2026 «stanno trasformando l’Italia, promuovendo la pratica sportiva». E pensare che le Olimpiadi non sono ancora iniziate.

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