Solo nell’ultimo fine settimana prima della sosta nazionali di marzo ci sono stati 4 errori certificati: tre calci di rigore non concessi e che dovevano esserlo e un’espulsione per somma di ammonizioni sbagliata. Sulla quale il Var non poteva intervenire, cosa che accadrà invece dalla prossima stagione. Tutto nella norma, insomma, come in Serie A e nei campionati di mezzo mondo dove gli arbitri sbagliano e la tecnologia li aiuta a fallire meno, non a cancellare del tutto gli errori.
La sorpresa, però, è che anche la mitologica Premier League che nell’immaginario di tanti è la patria dell’iper professionismo di giocatori e fischietti, la questione arbitrale è aperta. E gli errori si moltiplicano, spesso non sanati dal Var. Il conto alla giornata numero 30 della stagione è impressionante: 54 certificati dal KMI che è l’organismo indipendente scelto dai club inglesi per tenere sott’occhio gli arbitraggi del campionato.
Il Key Match Incidents, panel composto da cinque persone, ogni settimana pubblica un report dichiarando cosa è stato fatto bene e cosa male nei match della Premier League. Nell’annata in corso il totale è superiore a quello del 2024/2025 (54), ma inferiore al 70 del 2023/2024: gli arbitri professionisti, organizzati nel PGMOL (Professional Game Match Officials) che la Serie A e la Figc vogliono copiare anche in Italia, si sono detti comunque soddisfatti perché la tendenza generale è in miglioramento.
L’argomento è più ampio in realtà. Il calcio inglese continua ad avere un approccio fondamentalmente conservatore nei confronti del Var e della tecnologia. In questa stagione la media di revisioni al monitor è stata di 0,27 per partita, nettamente inferiore allo 0,45 della Champions League e alla media delle altre leghe top del Vecchio Continente (l’Italia è a 0,44). Meno rigori, meno interruzioni e il desiderio di restare il più possibile vicini allo spirito tradizione della fluidità del gioco in campo. Nonostante questo, però, il tema è dibattuto perché gli errori sono tanti e in alcuni casi gravi.
Nelle prime 30 giornate gli interventi del Var sono passati da 89 a 83, un dato che secondo la PGMOL indica come sia migliorato il processo decisionale in campo, rendendo meno utile il supporto da remoto. Le interruzioni del gioco sono diminuite da 64 a 48 secondi di media, ci sono stati meno annunci e le partite sono risultate più fluide. Rimane, però, il dato degli errori: uno e mezzo a giornata. Tanti, troppi, anche per gli inglesi.
