Venticinque anni di esperienza tra impresa, sport, musica e progetti sociali. Andrea Di Maso è un imprenditore e manager romano, già membro del Consiglio Direttivo dei Giovani Imprenditori di Confindustria Roma e Lazio e della Giunta di Unindustria, autore di diverse pubblicazioni su politica economica, sicurezza sul lavoro e management sportivo. Ha costruito il proprio percorso professionale intrecciando management, comunicazione ed eventi, con una particolare attenzione alle relazioni istituzionali e allo sviluppo di progetti strategici. Dalla formazione giovanissima nel mondo della musica fino alla guida di aziende e iniziative imprenditoriali, Di Maso rappresenta una figura manageriale trasversale, capace di muoversi tra ambiti diversi mantenendo una visione chiara: creare valore economico e umano.
Lei ha oltre venticinque anni di esperienza imprenditoriale. Qual è stata la lezione più importante di questo percorso?
“Fare impresa significa assumersi responsabilità e avere il coraggio di guardare lontano. In questi anni ho imparato che la capacità più importante per un imprenditore è trasformare le difficoltà in opportunità. Il mercato cambia velocemente e chi fa impresa deve saper anticipare i cambiamenti, investendo nelle persone e nelle competenze”.
Il suo percorso è iniziato molto presto anche nel mondo della musica. Quanto ha influito questa esperienza nella sua formazione?
“La musica è sempre stata una parte fondamentale della mia vita e un vero laboratorio di crescita personale. Mi sono avvicinato molto giovane a quel mondo e ho imparato cosa significa lavorare in contesti creativi e competitivi. Per me la musica è sempre stata un modo per comunicare ciò che sento. Quando riesco a trasmettere le mie emozioni al pubblico e a farlo divertire o sognare, capisco davvero quanto sia potente e speciale questo linguaggio. La disciplina, il lavoro di squadra e la capacità di innovare che ho appreso dalla musica mi hanno accompagnato in tutti i miei progetti imprenditoriali”.
Nel corso degli anni ha sviluppato progetti che hanno coinvolto imprese, istituzioni, sport e cultura. Che ruolo hanno le relazioni in questo percorso?
“Le relazioni sono fondamentali. Nel mio lavoro ho sempre cercato di costruire rapporti basati sulla fiducia e sulla serietà. Muoversi in contesti istituzionali e imprenditoriali richiede credibilità, rispetto dei ruoli e capacità di dialogo. Credo molto nel valore delle relazioni autentiche: sono il vero capitale su cui costruire progetti solidi nel lungo periodo”.
Ha lavorato anche a grandi eventi sportivi e progetti legati allo sport. Che cosa rappresenta questo settore per un manager?
“Mi sono occupato di grandi eventi sportivi: dagli Internazionali d’Italia di Tennis come Official Supplier per cinque anni consecutivi, al Sei Nazioni di Rugby, fino alle celebrazioni dei 100 anni del Coni. Dal 2020 al 2025 ho ricoperto inoltre la carica di vicepresidente vicario dell’Ascoli Calcio. Lo sport è un ambiente straordinario dal punto di vista manageriale. Racchiude valori come il merito, la disciplina e la capacità di fare squadra. Quando si gestiscono eventi o realtà sportive bisogna applicare le stesse logiche dell’impresa: pianificazione, strategia e visione. Per questo considero il mondo dello sport una palestra importante anche per chi fa management”.
Qual è oggi la sfida principale per chi fa impresa in Italia?
“Viviamo in un’epoca di grandi trasformazioni economiche e tecnologiche. Le imprese devono essere sempre più capaci di innovare e di adattarsi ai cambiamenti. Ma credo che l’Italia abbia un grande patrimonio di competenze, creatività e capacità imprenditoriale. Se riusciamo a valorizzare questi elementi e a investire sui giovani e sulla formazione, possiamo continuare a essere competitivi”.
Guardando al futuro, quale contributo vorrebbe dare al sistema imprenditoriale italiano?
Amo profondamente il mio Paese e credo nel valore del lavoro e dell’impresa. Mi piacerebbe continuare a sviluppare progetti che mettano in rete competenze, imprese e istituzioni, contribuendo alla crescita economica e culturale del nostro sistema. Ritengo che il futuro si costruisca attraverso visione, responsabilità e capacità di collaborare”.
