Partiamo dalla fine: Emil Audero ha vinto la sua personale partita perché, nonostante lo choc di essersi visto esplodere un grosso petardo a poca distanza, ha scelto di rimanere in campo evitando conseguenze che avrebbero potuto cambiare anche il corso sportivo della sfida tra Cremonese e Inter. E’ stato fortunato, nel senso che le conseguenze del folle gesto di un tifoso che ha causato l’incidente, non sono state gravi ed è anche stato estremamente corretto, visto che avrebbe potuto provare a garantirsi una discussione su un eventuale vittoria a tavolino chiedendo il cambio.
Il portiere della Cremonese è stato pubblicamente ringraziato dal presidente dell’Inter, Beppe Marotta, e dai nerazzurri che già in campo avevano colto la gravità di quanto accaduto. Minuto numero due della ripresa allo stadio Zini, Inter in vantaggio per due a zero e in controllo della sfida: alle spalle del portiere cremonese viene lanciato un petardo che sfiora Audero ed esplode. Il portiere rimane a terra stordito e dolorante, la partita viene fermata per 200 secondi ed entrano i sanitari della squadra grigiorossa. Lautaro Martinez e lo stesso Chivu corrono verso la curva interista a redarguire i tifosi: cosa fate?
I precedenti, dallo scudetto del Napoli con la monetina in poi…
Per lunghi istanti la memoria va al passato, allo scudetto deciso dalla monetina di Alemao che ha premiato il Napoli e sulla quale decenni dopo si discute ancora molto, a Tancredi della Roma ferito a San Siro dalla curva milanista e ad altri gesti simili. Immagini di un calcio che sembrava sepolto nel passato e che, invece, è tornato improvvisamente attuale in un tardo pomeriggio invernale a Cremona.
Poi Audero si alza e tutto riparte. Non ci saranno conseguenze sull’omologazione del risultato, detto che le maglie del regolamento si sono di molto ristrette dopo qualche “abuso” passato e lo 0-3 a tavolino è rimasta un’opzione soltanto per casi gravissimi di sospensione per motivi di ordine pubblico: l’Inter, però, si è rovinata la giornata e va incontro a una multa salatissima (50.000 euro) con la possibilità di vedersi chiudere il settore della curva almeno per una partita che non sarebbe un sfida banale: a San Siro arriverà la Juventus a metà febbraio. Il resto dipenderà da tanti fattori, ma è un momento storico in cui il Viminale ha scelto la linea dura per reprimere la nuova ondata di violenza intorno al calcio e ne hanno fatto le spese le tifoserie di Roma, Fiorentina, Lazio e Napoli.
L’autore del lancio identificato: sarà arrestato
Quello che in pochi hanno visto, ma che fa parte della storia, è quanto accade dentro il settore ospiti in quei minuti concitati. Succede che il tifoso che ha lanciato il petardone sia rimasto ferito gravemente mentre ne maneggiava un secondo: ha perso tre dita ed è stato portato in ospedale per essere ricoverato. Sarà arrestato perché l’identificazione immediata di fatto consente il suo fermo. Una circostanza che potrà aiutare l’Inter ad invocare l’attenuante della rapida collaborazione con le forze dell’ordine, senza però consentirle di evitare ripercussioni.
A fine partita estremamente nervoso il presidente Marotta: “Gesto insulso, una situazione che non ho mai vissuto in tanti anni di carriera. Gesto clamoroso per l’antisportività, so che le autorità stanno facendo le loro indagini. Può essere un gesto isolato, aspettiamo le indagini ma quello che pensiamo lo pensano tutti i tifosi. Abbiamo il dovere di fare cultura, prevenire queste situazioni. Condanniamo questo gesto straordinario, diciamo grazie alla professionalità di Audero perché questa partita è potuta giungere alla fine”.
L’Inter è tornata a casa da Cremona con i tre punti, ma anche con un enorme problema. Perché è possibile, anzi probabile, che abbia perso il sostegno della parte più calda della sua tifoseria per un po’ e che questo sia avvenuto in una stagione già turbolenta per gli effetti dell’azzeramento della curva dopo l’inchiesta della Procura di Milano. Pensava di aver svoltato, il club nerazzurro: che sia stato un cane sciolto cambia poco, la realtà è che deve ricominciare daccapo.
