Mezza Serie A costretta a guardare la propria squadra dal divano. Il pugno duro del Viminale non fa sconti, anche perché l’inizio del 2026 non ha portato segnali incoraggianti nella gestione dell’ordine pubblico intorno alle partite del massimo campionato.
La violenza si è spostata dagli stadi alle grandi arterie di comunicazione con uno schema che le forze dell’ordine e chi le guida non possono accettare: imprevedibili e doppiamente pericolosi, gli scontri a centinaia di chilometri dagli impianti rischiano di diventare una moda incontrollabile.
Piantedosi, stop agli ultras anche contro il parere di Abodi e Salvini
Il divieto di trasferta fino a fine stagione per le tifoserie di Lazio e Napoli, una settimana dopo l’identico provvedimento disposto per quelle di Roma e Fiorentina, si spiega anche così. Quattro grandi comunità di supporter appiedate dopo incidenti identici: quelli che hanno coinvolto gli ultras biancocelesti e campani sono avvenuti all’alba di domenica 25 gennaio nei pressi del casello di Ceprano mentre i laziali tornavano da Lecce e i napoletani andavano a Torino.
Gli appelli dei ministri Abodi e Salvini e del presidente della Figc, Gabriele Gravina, perché si evitasse la serrata per tutti punendo le responsabilità personali, è caduto nel vuoto. Il Viminale ha scelto la stretta pur avendo potuto, nel caso di Lazio e Napoli, procedere all’identificazione di centinaia di tifosi in modi diversi coinvolti negli scontri.
Violenza nel calcio, i dati del 2025
Alle quattro tifoserie bandite, per le quali pesano anche i precedenti delle ultime stagioni, si aggiungono ogni settimana le prescrizioni ad hoc partita per partita. La lista di quelle considerate ad alto rischio e quindi sottoposte a limitazioni è lunga ogni volta. Il risultato sono settori ospiti che si svuotano e che difficilmente torneranno a popolarsi da qui a maggio perché l’indicazione data dal ministro Piantedosi (alle prese con la delicata gestione del dossier sicurezza legato a Olimpiadi e Paralimpiadi con migliaia di uomini in campo) è stata chiara: pagano tutti anche se la colpa è di relativamente pochi. Una stretta che influenzerà i prossimi mesi e che rischia di far tornare il calcio italiano indietro nel tempo agli anni della violenza dopo un 2025 in controtendenza.
I dati pubblicati lo scorso ottobre dall’Osservatorio delle manifestazioni sportive fotografavano, infatti, una serie di segni meno per il calcio e una preoccupante crescita per il basket: calo del 18% delle partite con incidenti, del 39% dei feriti e della metà degli arrestati intorno ai match di pallone anche come conseguenza dell’opera di prevenzione certificata dalla crescita del 77% dei provvedimenti di divieto di trasferta. Nessuna sorpresa, dunque, il Viminale prosegue nella sua strategia.
