Il mondo arbitrale italiano attraversa una nuova bufera e, questa volta, non per colpa di un errore di campo o Var. Il presidente dell’Aia (associazione che racchiude i fischietti), Antonio Zappi, è stato squalificato infatti in primo appello per 13 mesi. Lo ha deciso il Tribunale Federale Nazionale della Figc che ha giudicato la vicenda delle presunte, fino a sentenza in giudicato, pressioni per portare alle dimissioni i vertici degli organi tecnici di Serie C e Serie D. Un verdetto che conferma in pieno la richiesta della Procura della Federcalcio avanzata nell’udienza che ha rappresentato il momento della verità dopo mesi di veleni e polemiche.
In linea teorica Zappi dovrebbe decadere, avendo già nel suo curriculum precedenti inibizioni che con questa superano la soglia dei due anni. Nella realtà, Zappi resterà al suo posto almeno per un po’, in attesa che venga celebrato il secondo appello. Solo in caso di conferma della condanna scatterà la decadenza dalla carica di presidente dell’Aia e il movimento si troverà privo della sua guida.
Per andare in quale direzione? Di sicuro verso nuove elezioni che potrebbero, però, non essere vicinissime se il presidente della Figc, Gabriele Gravina, optasse per il commissariamento dando così il via alla rivoluzione che è nel cassetto dei vertici del calcio italiano con la creazione di un gruppo di arbitri professionisti con Figc e Lega Calcio Serie A a garantire gli investimenti per la loro formazione e per pagarne i servizi.
L’udienza davanti al TFN non è stata priva di tensioni. La Procura della Figc, dopo che nelle scorse settimane due tentativi di patteggiare (senza ammissione di responsabilità) proposti da Zappi erano andati a vuoto, aveva chiesto l’inibizione di 13 mesi ritenendo il presidente dell’Aia responsabile di quanto contestatogli nel momento del deferimento.
I legali del capo dei fischietti hanno abbandonato l’aula, come spiegato a sentenza emessa: “I difensori, constatata l’impossibilità di svolgere una difesa effettiva, avevano abbandonato l’aula, attendendo così i successivi pronunciamenti del TFN. Il nostro assistito si è visto il diniego delle istanze istruttorie preliminari da noi avanzate. Abbiamo richiesto il controesame dei testi della Procura federale, Ciampi e Pizzi, le cui dichiarazioni costituiscono l’asse portante dell’impianto accusatorio, nonché l’acquisizione e l’esame dei relativi contratti sportivi, peraltro già oggetto di altro procedimento di accesso, con udienza fissata per il 27 gennaio. In prima battuta il Tribunale ha scelto di procedere rinviando la valutazione sull’audizione dei testimoni a “dopo la discussione nel merito”, invertendo l’ordine delle questioni, e ha disposto l’acquisizione nel fascicolo dei contratti richiesti, concedendo ai difensori un termine “giugulatorio” di soli 45 minuti per il relativo esame. Una decisione che, nei fatti, ha svuotato di contenuto la fase istruttoria. A nulla valeva, altresì, la successiva richiesta di concessione di termine a difesa e di rinvio dell’udienza, anche breve, che era parimenti respinta senza alcuna motivazione”.
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