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Oltre Il «Piccolo principe»: i due capolavori di Saint-Exupéry che spiegano il senso della vita

Oltre Il «Piccolo principe»: i due capolavori di Saint-Exupéry che spiegano il senso della vita
Antoine de Saint-Exupery, Getty Images

Dietro la fiaba celebre in tutto il mondo si nascondono «Terra degli uomini» e «Cittadella»: il testamento spirituale dello scrittore aviatore.

«Di certo partiamo in missione, visto che ci convocano. Siamo alla fine di maggio, in piena ritirata, in pieno disastro. Gli equipaggi vengono sacrificati nello stesso modo in cui si getterebbero bicchieri d’acqua nell’incendio di una foresta. Come si fa a soppesare i rischi quando ogni cosa crolla? Per tutta la Francia, siamo rimasti cinquanta equipaggi di grande ricognizione. Cinquanta equipaggi di tre uomini, di cui ventitré qui da noi, al gruppo 2/33. In tre settimane, abbiamo perso diciassette equipaggi su ventitré. Ci siamo sciolti come cera. Ho detto ieri al tenente Gavoille: “Ne riparleremo dopo la guerra”. E il tenente Gavoille mi ha risposto: “Mica pretenderete, capitano, di essere vivo dopo la guerra!”».

Antoine De Saint-Exupéry scriveva queste righe nel romanzo autobiografico Pilota di guerra. Lo portò a termine negli Stati Uniti, dove si era rifugiato nel giugno del 1940. Vi raccontava l’eroica missione di ricognizione sulla città di Arras (dove era arroccata la difesa francese che tentava di frenare l’avanzata germanica) compiuta nel maggio dello stesso anno, impresa per cui fu decorato con la Croce di guerra. Chi conosca la biografia dello scrittore francese può leggere in quelle parole un triste presagio di ciò che sarebbe avvenuto di lì a poco, dopo che Antoine aveva ripreso a volare sui campi di battaglia, arruolato nelle forze alleate. Il primo agosto del 1944, infatti, il bollettino di guerra avrebbe riportato la terribile notizia: «Un tristissimo evento viene a ridimensionare la gioia che tutti proviamo all’avvicinarsi della vittoria. Il comandante de Saint-Exupéry non è rientrato». Scomparve alle 10.45 del giorno precedente, il 31 luglio. Era partito dalla base di Bastia, in Corsica. Diversi anni dopo, si saprà che era stato abbattuto da un pilota tedesco, il quale, fino all’ultimo – così disse -, aveva sperato di non essere il responsabile della morte di uno dei suoi autori più amati. Questa è la guerra che, come scrisse lo stesso Saint-ex, «non è un’avventura. La guerra è una malattia. Come il tifo».

La ricerca del senso interiore oltre la cronaca bellica

Non è una avventura, la guerra. Eppure lo scrittore francese volle buttarcisi dentro, benché amareggiato e disilluso, o forse proprio per quello. «Se mi sottopongo alla velocità e alle alte quote, ad una età patriarcale per questo mestiere, è più per adeguarmi alle maledizioni della mia generazione che non alla speranza di ritrovare le soddisfazioni di un tempo. Forse è un pensiero malinconico, o forse no», scriveva in Lettera a un americano del 1944 (pubblicata da Life). E aggiungeva: «Prendiamo il fenomeno militare di cent’anni fa. Quanti sforzi compiva per dare una risposta alla vita spirituale, poetica o semplicemente umana dell’uomo. Oggi, essiccati come siamo più che mattoni, sorridiamo di tali scempiaggini. Costumi, bandiere, canti, musiche, vittorie. Non ci sono più vittorie al giorno d’oggi, nulla che abbia la densità pratica di una Austerlitz. Non vi sono che fenomeni di lenta o rapida digestione. Ogni lirismo suona ridicolo, e gli uomini rifiutano di lasciarsi ridestare a una vita spirituale qualsiasi. Compiono onestamente una specie di lavoro a catena. Come dice la gioventù americana: noi accettiamo questo job ingrato onestamente, e la propaganda nel mondo intero si batte i fianchi con disperazione. La sua malattia non proviene da assenza di doti particolari, bensì dal divieto di appoggiarsi, sotto pena di apparire pomposa, sui grandi miti refrigeranti».

All’amata moglie Consuelo, nel giugno del 1944, Saint-ex rivolgeva parole ancora più sincere: «Sono riuscito a ridiventare pilota del Lightning per le lontane missioni fotografiche in Francia. Ho un bisogno fortissimo di non vivere questi tempi da spettatore intellettuale. Odio così tanto tutti i loro paroloni, tutte le loro polemiche, tutto il loro fanatismo pretenzioso. Non mescolano nulla della propria carne ai loro problemi. Consuelo, bambina cara, non riesco a pensare a niente che non pago in prima persona. E l’essere coinvolto nella vera guerra mi consente di sentirmi assolutamente puro e mi dispensa del tutto dal dover dimostrare qualunque cosa penso attraverso formule di odio e condanne. Io sono ciò che penso, semplicemente. Non ce l’ho con nessuno in questi tempi bui. Gli uomini non sono capaci di pensare nulla di chiaro. Vanno alla cieca. Sono infelici. Semplicemente essere mi dispensa dal perdermi troppo nelle parole. Consuelo cara amore mio se mai mi capitasse una disgrazia, non volermene per la decisione che ho preso. Sono di certo l’unico vecchio pilota del mondo che fa la guerra su un aereo veloce (il Lightning è l’aereo più veloce del mondo). E tengo duro. Ma mi può arrivare uno sgambetto da Dio, da qualche parte in Francia. Sappiate che allora non rimpiangerò nulla, assolutamente nulla, se non di farvi piangere o di non potervi più proteggere, mia bambina prediletta. Non rimpiangerò nient’altro perché non ho niente da fare in questi tempi di cause astiose e imbecilli».

Queste ultime lettere Antoine le invia da Alghero, dalla splendida terra di Sardegna. Vi era giunto nel maggio del 1944 assieme all’amico John Phillips, fotoreporter di Life. Si era unito, benché avesse superato i limiti d’età previsti, gli altri piloti sotto il comando del capitano René Gavoille, che gli consentirà di effettuare otto missioni invece delle cinque previste.

Cittadella e Terra degli uomini: le vette da riscoprire

Il papà del Piccolo principe trascorre i suoi giorni sardi in una villa di Porto Conte, tra grandi alture verdi e mare cristallino, non lontano dalla antica torre costruita dagli spagnoli. Ed è proprio in quei dintorni che sorge il Mase, piccolo ma curatissimo museo algherese dedicato al grande francese. Lo dirige Massimiliano Fois, autore di un prezioso volume intitolato Antoine De Saint-Exupéry ad Alghero, che ricostruisce minuziosamente i giorni trascorsi dal romanziere in quel paradiso. I giorni e soprattutto le notti, che Saint-ex usava per scrivere. Scriveva a Consuelo, ovviamente, ma si dedicava anche al manoscritto di Cittadella, capolavoro immenso che in Italia è stato di recente pubblicato in versione integrale dall’editrice Aga. Nel museo di Alghero ve ne sono esposte copie francesi, assieme a quelle di altre opere celebri (in originale e in italiano).

Tra queste ovviamente Terra degli uomini che, assieme a Cittadella, rappresenta forse il più riuscito tentativo dell’autore di recuperare quella dimensione spirituale che – nell’Europa funestata dalla guerra – egli vedeva irrimediabilmente perduta.

Apogeo ne ha appena mandata in libreria una nuova traduzione con il titolo Vento, sabbia, stelle. Nella premessa, si trova probabilmente il senso profondo dell’avventura umana e letteraria del francese, la sua spinta costante all’azione e alla sfida, il fermento della sua battaglia quotidiana. «La terra ci insegna su di noi più di quanto facciano i libri», vi leggiamo. «Perché ci oppone resistenza. L’uomo scopre sé stesso quando si misura con l’ostacolo. Ma, per farlo, ha bisogno di uno strumento. Ha bisogno di una pialla o di un aratro. Il contadino, nel suo lavoro, strappa gradualmente alla natura alcuni suoi segreti, e la verità che rivela è universale. Allo stesso modo, l’aereo, lo strumento dell’aviazione, porta l’uomo a confrontarsi con gli antichi problemi. Ho sempre davanti agli occhi l’immagine della mia prima notte di volo in Argentina, una notte buia in cui scintillavano soltanto, come stelle, le rare luci sparse nella pianura. Ognuna segnalava, in quell’oceano di tenebre, il miracolo di una coscienza. In una casa si leggeva, si rifletteva, si scambiavano confidenze. In un’altra, forse, si cercava di sondare lo spazio, ci si consumava in calcoli sulla nebulosa di Andromeda. Lì, invece, ci si amava. Da un punto all’altro della campagna brillavano fuochi che reclamavano il loro nutrimento. Fino ai più discreti, le luci del poeta, dell’insegnante, del falegname. Ma, tra quelle stelle viventi, quante finestre chiuse, quante stelle spente, quanti uomini addormentati… Bisogna tentare di ritrovarsi. Bisogna provare a comunicare con qualcuna di quelle luci che risplendono qua e là nella campagna».

Saint-ex ha cercato di ritrovarsi mettendosi fino all’ultimo alla prova. È stato capace di lasciarsi alle spalle le meraviglie della terra e del mare algheresi per involarsi verso la morte, e svanire nel cielo mentre tentava di comunicare direttamente con la luce delle stelle.

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