Parola d’ordine: scioperare. L’Italia si prepara a vivere settimane ad alta tensione nei cieli, mentre milioni di spettatori nel mondo seguono le Olimpiadi invernali. Gli scioperi nel trasporto aereo del 16 febbraio e del 7 marzo sono stati confermati dai sindacati dopo l’incontro al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Sul tavolo ora c’è la precettazione annunciata dal ministro Matteo Salvini, deciso a evitare disagi durante un evento globale seguito – secondo le stime – da circa due miliardi di persone.
Sciopero del 16 febbraio: Ita Airways nel mirino
La prima mobilitazione riguarda in larga parte il personale di Ita Airways. A incrociare le braccia dovrebbero essere piloti, assistenti di volo e personale di terra, con possibili ripercussioni diffuse sugli scali principali del Paese.
I disagi potrebbero coinvolgere aeroporti strategici come Aeroporto di Milano Malpensa, Aeroporto di Milano Linate, Aeroporto di Roma Fiumicino, Aeroporto di Venezia Marco Polo e Aeroporto di Verona Valerio Catullo, con effetti a catena su voli nazionali e internazionali in un periodo già ad alta intensità di traffico.
La vertenza si inserisce nel quadro del rinnovo del contratto nazionale e di diversi contratti aziendali scaduti da mesi. Le organizzazioni sindacali sostengono di aver proclamato lo sciopero già a metà dicembre, nel pieno rispetto delle procedure previste dalla legge 146, e di non aver ricevuto risposte concrete in tempi utili.
Il 7 marzo si fermano i controllori Enav
La seconda mobilitazione, prevista per il 7 marzo, riguarda il personale Enav in servizio presso l’Acc di Roma. Si tratta di uno sciopero di otto ore, dalle 10 alle 18, proclamato da diverse sigle, con ulteriori astensioni di quattro ore annunciate nella stessa giornata.
Un’eventuale adesione significativa rischierebbe di incidere direttamente sulla gestione del traffico aereo in una delle aree più sensibili del Paese, con possibili ritardi e cancellazioni non solo sui voli in partenza o arrivo nella Capitale, ma sull’intero sistema nazionale.
Salvini: «Garantire il diritto di sciopero, ma non durante i Giochi»
Dal governo la linea è netta. Il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, ha annunciato l’intenzione di procedere con la precettazione per evitare che lo sciopero coincida con lo svolgimento delle Olimpiadi e delle Paralimpiadi.
Secondo il ministro, il diritto di sciopero va tutelato, ma non può compromettere un evento globale che rappresenta un banco di prova cruciale per l’immagine internazionale dell’Italia. L’obiettivo dichiarato è preservare un’immagine di efficienza e affidabilità proprio mentre il Paese è sotto i riflettori del mondo.
I sindacati: «Convocazione tardiva, nessuna volontà di intesa»
Le organizzazioni sindacali respingono le accuse di irresponsabilità e ribadiscono che la mobilitazione è stata proclamata con largo anticipo. Secondo i rappresentanti di Filt Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti e altre sigle coinvolte, la Commissione di Garanzia aveva sollecitato il governo già a dicembre a convocare le parti sociali.
La convocazione sarebbe però arrivata solo a ridosso dell’inizio dei Giochi, quando le azioni sindacali erano ormai formalmente indette. I sindacati ricordano inoltre che nel 2006, in occasione delle Olimpiadi di Torino, governo e parti sociali firmarono un protocollo di tregua mesi prima dell’evento, consentendo una gestione condivisa delle criticità.
In questo caso, sostengono, il confronto sarebbe partito troppo tardi per consentire un rinvio o una rimodulazione delle astensioni.
Un braccio di ferro ad alto impatto
La vicenda apre un fronte delicato tra diritto costituzionale di sciopero e tutela dell’interesse nazionale in un momento simbolicamente e mediaticamente cruciale. Se la precettazione dovesse essere formalizzata, lo scontro si sposterebbe inevitabilmente sul piano giuridico e politico.
Nel frattempo, compagnie aeree, passeggeri e operatori turistici osservano con crescente preoccupazione l’evolversi della situazione. In gioco non c’è soltanto la gestione di due giornate di mobilitazione, ma la tenuta di un sistema sotto pressione proprio mentre l’Italia cerca di mostrarsi al mondo come macchina organizzativa efficiente e affidabile.
