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Leone XIV, il «Papa tennista»: dopo Sinner, il Pontefice accetta la sfida di Nadal

Leone XIV, il «Papa tennista»: dopo Sinner, il Pontefice accetta la sfida di Nadal

Leone XIV, appassionato di tennis, riceve l’invito di Nadal per una partita. Dopo lo scherzo su Sinner, ora dice: «Chissà, un giorno»

La tonaca bianca nasconde, a quanto pare, una passione non solo spirituale, ma anche laica. Papa Leone XIV è un autentico cultore del tennis, e non si limita a seguire i tornei davanti a uno schermo: la racchetta, per lui, è compagna di svago e metafora di equilibrio. Una predilezione che ha offerto alla cronaca ecclesiastica episodi curiosi e insoliti, capaci di restituire l’immagine di un pontefice che non rinuncia alla leggerezza e allo sport neppure sul Soglio di Pietro.

L’invito di Nadal

L’ultimo capitolo di questa singolare liaison tra altare e campo da gioco porta la firma di Rafael Nadal, il quale ha recapitato al Pontefice un invito quanto mai singolare: giocare una partita insieme. Il messaggio, consegnato insieme a una maglietta autografata con la scritta «A Papa Leone XIV con tutta la mia ammirazione e affetto», è stato portato in Vaticano dal dottor José Luis Zamorano Gómez, primario di Cardiologia all’Ospedale Ramón y Cajal di Madrid, in occasione della Giornata del Malato. La reazione del Papa, secondo quanto raccontato dal medico spagnolo, è stata immediata e genuina: «Che bello», avrebbe esclamato, aggiungendo che «un giorno, chissà, si potrebbe giocare una partita».

L’incontro con Sinner

Non è la prima volta che il tennis irrompe nell’agenda pontificia. Lo scorso 12 maggio, una giornalista aveva proposto al Papa una partita di beneficenza per le opere missionarie, dichiarando: «Io porto Agassi». La replica del Pontefice non si era fatta attendere: «Basta che non porti Sinner», aveva scherzato, giocando sul doppio senso del cognome del campione altoatesino (che in inglese significa peccatore) e sul fatto che fosse il numero uno del mondo. Eppure, appena due giorni dopo, il 14 maggio, Jannik Sinner era stato ricevuto in udienza privata, accompagnato dalla famiglia e dal presidente della Fitp Angelo Binaghi. In quell’occasione, il tennista azzurro aveva portato i trofei della Coppa Davis e della Billie Jean King Cup, oltre a una racchetta e una pallina. Alla domanda «Vuole giocare?», il Papa aveva risposto con ironia: «Lasciamo stare, qui meglio di no».

Chissà, forse un giorno lo vedremo davvero sulla terra rossa, contro Rafa o Jannik. Sarebbe, in fondo, un modo inedito e potenzialmente efficace di trasmettere la spiritualità cristiana e il benessere «laico» dello sport.

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