Quella che doveva essere una rilassante crociera tra i ghiacci si è trasformata in un incubo per i passeggeri della nave “Mv Hondius”, colpita da quella che sembra essere un’epidemia di hantavirus, una malattia virale trasmessa all’uomo dai roditori (come topi e ratti).
Sono già 3 i passeggeri morti, ha riferito in un messaggio pubblicato su X l’Organizzazione Mondiale della Sanità, mentre una quarta si trova “attualmente ricoverata in terapia intensiva in Sudafrica”, mentre la nave si trova ora al largo di Capo Verde.
Cos’è l’hantavirus
L’Oms ha annunciato che almeno un caso è stato ufficialmente validato in laboratorio come hantavirus. Mentre sono in corso il sequenziamento del virus e ulteriori test epidemiologici per determinare il ceppo esatto.
Sorge quindi spontanea la domanda, cos’è l’hantavirus? Trattasi di un virus a RNA, trasmesso attraverso i topi, principali vettori di questo agente patogeno.
Il contagio avvenire tramite inalazione, ad esempio respirando polvere contaminata da urina, feci o saliva di roditori infetti. A questa, che è la modalità più comune, si aggiungono il contatto diretto (toccando escrementi o superfici infette e portando poi le mani alla bocca o al naso), e il morso.
I sintomi
È importante poi differenziare tra i ceppi di hantavirus delle Americhe (quello che sembra aver colpito la nave Mv Hondius) e quelli europei e asiatici.
I primi sintomi sono spesso simili a quelli della comune influenza, vale a dire febbre, mal di testa, brividi e dolori muscolari, seguiti talvolta da nausea, vomito o dolore addominale. Dopo qualche giorno, tuttavia, i due ceppi di virus attaccano diverse parti dell’organismo umano.
Nel caso del ceppo americano, i sintomi che si manifestano nelle persone infette sono quelli da sindrome polmonare, con difficoltà respiratorie, ipotensione e shock. Nel secondo, oltre ai comuni sintomi precorrenti, il virus colpisce principalmente i reni.
Difficile il contagio, ma nessuna cura
Fortunatamente, in linea generale, l’hantavirus non si trasmette tra esseri umani. Vi è però un’eccezione, rappresentata dalla variante “Andes” dell’hantavirus. La quale, come suggerito dal nome, è diffusa principalmente in Cile e Argentina (dove si trovano le Ande), proprio il luogo da cui ritornava la nave Hondius.
Attualmente non esiste una cura specifica o un farmaco antivirale approvato per eliminare l’hantavirus dall’organismo. Il trattamento si basa esclusivamente sulla terapia di supporto intensiva, che mira a mantenere stabili le funzioni vitali mentre il corpo combatte l’infezione.
Il caso Hondius
Sebbene ancora prematuro, i sintomi e l’alto numero di contagiati (sei in totale, di cui tre morti e uno ricoverato in terapia intensiva, con altri sospetti contagiati), potrebbero indicare alla variante Andes, ipotesi attualmente al vaglio degli esperti.
Rimane ancora da valutare se i passeggeri abbiano contratto il virus a terra prima dell’imbarco o se vi sia stata una trasmissione interumana a bordo, ipotesi che sembrerebbe rafforzata dall’ambiente chiuso come quello in cui si trovano i passeggeri della nave.
Il periodo di incubazione del virus, che può arrivare a otto settimane, rende tuttavia possibile che l’esposizione iniziale sia avvenuta durante le escursioni a terra in Sud America prima della partenza.
Le prime due vittime sono state un uomo di 70 anni e sua moglie di 69 anni. L’uomo è deceduto dopo l’arrivo sull’isola di Sant’Elena, mentre la moglie si è sentita male poco dopo ed è morta in un ospedale di Johannesburg, in Sudafrica.
Una terza persona sarebbe deceduta a bordo della nave, che, come detto, è attualmente ferma al largo di Capo Verde, sotto quarantena.
Vi sono però altri cinque sospetti di infezione, tra cui anche due membri dell’equipaggio, attualmente monitorati a bordo.
Mentre sono in corso il sequenziamento del virus e ulteriori test epidemiologici per determinare il ceppo esatto, la tragedia che ha colpito la Mv Hondius ha purtuttavia garantito l’isolamento tempestivo del focolaio a bordo della nave, minimizzando così le possibilità di contagio ad estranei.
