Una famiglia sterminata in casa, alla periferia ovest di Roma. Padre, madre e figlia piccola uccisi a colpi di mannaia in un appartamento di via Montiglio, nella zona di Casalotti. L’unico sopravvissuto è il figlio maggiore, un ragazzo di vent’anni, rimasto ferito e trasportato al Policlinico Gemelli, dove è ricoverato in prognosi riservata ma non sarebbe in pericolo di vita.
Le vittime sono tutte di nazionalità bengalese. Vivevano in una palazzina di tre piani, in una strada abitata anche da altre famiglie della stessa comunità. Il padre, Kamal Uddin Babul, lavorava in un supermercato della zona Boccea-Casal Selce ed era conosciuto nel quartiere. La moglie, Jahan Hosne Momotay, e la bambina lo avevano raggiunto in Italia da qualche anno. Chi li conosceva li descrive come una famiglia tranquilla, educata, ben inserita.
La strage è stata scoperta nella tarda serata di venerdì, intorno alle 22, quando i vicini hanno sentito urla provenire dall’appartamento e hanno dato l’allarme. Poco dopo, alcuni testimoni avrebbero visto una persona fuggire dall’edificio e sparire nel buio. Sul posto sono intervenuti gli agenti della Polizia, la Squadra Mobile, la Scientifica e le ambulanze dell’Ares 118. Per i tre componenti della famiglia non c’era ormai più nulla da fare.
La foto del ricercato diffusa dalla Polizia
La Polizia ha diffuso la foto e le generalità del presunto autore del triplice omicidio. Si tratta di Shahadat Hossain, nato in Bangladesh, ricercato in queste ore dagli investigatori. La diffusione dell’immagine è stata disposta nell’ambito dell’indagine coordinata dalla Procura di Roma, con l’obiettivo di accelerare il rintraccio dell’uomo.
Chiunque abbia informazioni utili è invitato a contattare la Squadra Mobile al numero indicato dalla Polizia. La caccia all’uomo è in corso non solo nel quartiere, ma anche in altre zone della Capitale. Le ricerche si stanno concentrando sui possibili percorsi di fuga, sulle immagini delle telecamere di sorveglianza e sui luoghi che il ricercato potrebbe conoscere o frequentare.
Secondo quanto emerso, l’uomo sarebbe un connazionale delle vittime. Gli investigatori stanno cercando di ricostruire i rapporti con la famiglia e soprattutto il possibile movente. Tra le piste al vaglio c’è quella di un’aggressione maturata dopo precedenti molestie nei confronti della donna, che avrebbe respinto più volte l’uomo.
L’ipotesi del delitto in più fasi
La dinamica è ancora in corso di accertamento, ma gli investigatori stanno lavorando sull’ipotesi di un delitto avvenuto in più momenti. Secondo una prima ricostruzione, il presunto aggressore si sarebbe presentato nell’abitazione quando in casa si trovavano la donna e la bambina. Dopo un confronto, forse legato proprio alle molestie respinte, le avrebbe colpite mortalmente.
In un secondo momento sarebbero rientrati il marito e il figlio ventenne. A quel punto l’uomo avrebbe aggredito anche loro. Il padre è morto nell’appartamento, mentre il figlio è riuscito a sopravvivere nonostante le ferite riportate. Sarebbe stato proprio lui, unico testimone diretto della strage, a fornire agli investigatori i primi elementi utili per ricostruire quanto accaduto.
Nell’abitazione è stata trovata e sequestrata una mannaia, ritenuta l’arma del delitto. Gli agenti hanno repertato anche una maglietta o felpa blu insanguinata, trovata non lontano dalla palazzina e ritenuta compatibile con l’indumento indossato dall’aggressore durante la fuga.
Le tracce di sangue e le ricerche
La scena del crimine è apparsa da subito estremamente complessa. Nell’androne, sulle scale, sul cancello d’ingresso e all’interno dell’appartamento sono state trovate numerose tracce di sangue. Gli agenti della Scientifica hanno lavorato per ore per isolare impronte, raccogliere reperti e ricostruire i movimenti dell’assassino e del ragazzo ferito.
Tra gli elementi al vaglio ci sono anche i telefoni cellulari delle vittime e del sopravvissuto, che potrebbero contenere messaggi, chiamate o contatti utili a chiarire il rapporto con il presunto killer. Gli investigatori stanno inoltre acquisendo le immagini delle telecamere di sicurezza presenti nella zona, nel tentativo di seguire il percorso di fuga dell’uomo.
Le ricerche sono state estese anche ad aree più ampie della città. Sono state disposte battute con l’ausilio di droni, anche lungo le sponde del Tevere, per individuare eventuali tracce o nascondigli.
Lo sgomento del quartiere
A Casalotti, intanto, resta lo shock. Davanti alla palazzina di via Montiglio si sono radunati parenti, amici, vicini e conoscenti della famiglia. Molti hanno pianto, altri hanno pregato nei cortili mentre gli uomini della Scientifica entravano e uscivano con le tute bianche.
Il padre era conosciuto da molti clienti del supermercato in cui lavorava. Viene ricordato come una persona gentile, disponibile, capace di aiutare gli anziani con le buste della spesa. La bambina, raccontano i vicini, stava imparando l’italiano. Il figlio maggiore giocava a calcio con altri ragazzi della comunità bengalese.
Una vita familiare normale, spezzata in pochi minuti da una violenza ancora senza una spiegazione definitiva. La Procura ha aperto un fascicolo per omicidio e lesioni. Le autopsie sulle tre vittime saranno eseguite nei prossimi giorni al Policlinico Gemelli. La priorità, ora, è trovare il presunto responsabile della strage.
