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Referendum, il quorum è un miraggio. Affluenza al 28% (nel 2011 al 41,1)

Referendum, il quorum è un miraggio. Affluenza al 28% (nel 2011 al 41,1)

Affluenza bassa dopo le prime ore al voto per i referendum su lavoro e cittadinanza. Quorum lontano, nonostante la campagna politica di PD e Movimento 5 Stelle

I referendum sul mercato del lavoro e sulla cittadinanza non sfondano, nonostante la campagna della sinistra e l’impegno in prima persona della segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein. Una tendenza emersa sin dalle prime ore della consultazione. Alle 12 del primo giorno ha votato per i cinque quesiti referendari il 7,4% degli elettori aventi diritto, un dato reso noto dal Viminale dopo aver raccolto le indicazioni giunte dalle 61.591 sezioni sparse in tutta Italia.

Una tendenza che è durata tutta la giornata. L’affluenza dei votanti per i 5 quesiti referendari alle 23 del primo giorno è stata del 22% (nel 2011 al 41). E’ quanto si legge sul sito del ministero dell’Interno. I seggi si sono chiusi alle 23 e riapriranno per restare aperti fino alle 15 del 9 giugno.

Una tendenza che pare allontanare il raggiungimento del quorum necessario perché i referendum possano essere considerati validi. Bisogna ricordare che i seggi sono stati aperti alle ore 7 di domenica 8 giugno e chiuderanno alle 23 e che ci sarà modo di votare anche nella giornata di lunedì 9 giugno dalle 7 alle 15. Lo spoglio avverrà subito dopo la chiusura delle urne.

Il 7,4% di affluenza a mezzogiorno su base nazionale fa segnare un calo vistoso rispetto all’ulti referendum abrogativo per il quale gli italiano sono stati chiamati a pronunciarsi. Si tratta di quello sull’acqua nel 2011: in quella occasione, alla stessa ora, si era recato alle urne l’11,6 degli aventi diritto e alla fine il quorum era stato raggiunto con il 57% dei votanti.

Sulla partecipazione e sul voto “Sì” ai cinque quesiti referendari si è molto spesa nelle ultime settimane la sinistra, dal Partito Democratico al Movimento 5 Stelle. Non a caso Elly Schlein e Giuseppe Conte, così come tutti i leader del centrosinistra, sono stati tra i primi a presentarsi alle urne nel tentativo di mobilitare la base. Nei giorni scorsi era stata accolta tra le polemiche la dichiarazione di intenti della premier Giorgia Meloni, che ha annunciato la presenza al seggio esercitando, però, il diritto previsto di non ritirare le schede astenendosi così dalla consultazione referendaria.

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