Il referendum sulla giustizia è stato bocciato. Questo il verdetto quando sono state scrutinate solo la metà delle sezioni. Il fronte del “No” è riuscito con successo a trasformare le consultazioni sulla separazione delle carriere in un voto politico contro il governo.
I risultati
Quando sono state scrutinate 45.284 sezioni su 61.533, il No è in vantaggio con il 54,17%, mentre il Sì si ferma al 45,83%. La riforma della giustizia non è stata quindi confermata.
Anche i primi Exit Poll pubblicati alla chiusura delle urne confermavano la tendenza. Secondo la proiezione di Youtrend per Sky TG24, il No sarebbe avanti con il 52,5%, mentre il Sì seguirebbe con il 47,5%. Il margine di errore, tuttavia, permette sorprese, essendo di oltre 2 punti percentuali (ovvero, il Sì potrebbe ancora tranquillamente finire davanti).
Più o meno concordi gli Exit Poll di Opinio per Rai, con il No dato tra il 49 e il 53% e il Sì nella forchetta 47-51%. Swg per la 7 dà esattamente la stessa forchetta. In altre parole è ancora presto per capire chi vincerà.
I commenti
Intervenendo a Quarta Repubblica, il capogruppo di FdI al Senato Lucio Malan ha dichiarato: “Noi non abbiamo nulla da rimproverarci, abbiamo mantenuto un impegno con gli elettori. Avevamo un programma dove c’era questo, c’è stata una campagna pesante dove sono state attribuite cose che non esistevano“.
Il fronte del “No” ha subito iniziato a straparlare. Giovanni Bachelet, presidente del Comitato Società Civile per il No, si è detto “contento” del risultato, aggiungendo di pensare a questa “vittoria come quella della lotta partigiana o del referendum con pochissimo margine tra monarchia a Repubblica, e non per noi ma anche per tutti quelli del Si, perché è una garanzia per tutti i cittadini e tutti saranno contenti nel lungo periodo che abbia vinto il no”.
Più breve, ma altrettanto assurdo nel messaggio veicolato, è stato il leader dei 5 Stelle Giuseppe Conte: “Ce l’abbiamo fatta! Viva la Costituzione!”.
Il quesito del referendum
Gli elettori sono stati chiamati a confermare o respingere la legge costituzionale approvata dal Parlamento, che modifica sette articoli della Costituzione in materia di magistratura.
Al centro della riforma c’è la separazione netta delle carriere tra giudici e pubblici ministeri, con la riforma Nordio che eliminerebbe del tutto la possibilità di cambiare carriera.
Il testo prevede inoltre la divisione dell’attuale Csm in due organi distinti, uno per i giudici, uno per i pm, e la creazione di una nuova Alta Corte disciplinare. Trattandosi di un referendum confermativo ai sensi dell’art. 138 della Costituzione, non è richiesto alcun quorum: vince chi ottiene più voti.
Affluenza record
Si può già affermare che l’affluenza è record: alle chiusura delle urne, secondo i primi dati della piattaforma Eligendo, ha votato il 58,9% degli aventi diritto.
Un risultato senza precedenti nel recente panorama referendario italiano. Nel 2025, per i referendum abrogativi su lavoro e cittadinanza, la partecipazione alla stessa ora si era fermata al 22,73%; nel 2022 al 20,9%; nel 2020, per il referendum costituzionale sul taglio dei parlamentari, era stata del 39,37%.
Il dato di affluenza per questo referendum è quindi il più alto dal 1995 per una consultazione in cui il voto si svolge su due giorni.
Si dimette il Presidente dell’Anm
Pochi minuti prima della chiusura delle urne Cesare Parodi si è dimesso dalla carica di presidente dell’Associazione nazionale magistrati (Anm). Il comunicato è stato inviato al Comitato direttivo centrale pochi minuti prima delle 15.
La curiosa scelta di annunciare le dimissioni pochi minuti prima delle 15, a quanto si apprende, sarebbe legata a motivi personali dovuti alla condizione di salute di un familiare.
