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È ora di affrontare il tema delle differenze di prezzo tra nord e sud, tra città e paesi

È ora di affrontare il tema delle differenze di prezzo tra nord e sud, tra città e paesi

Il costo della vita, lo sappiamo benissimo, non è uguale in Italia. La Lega propone di adeguare parte degli stipendi a seconda della residenza

Oggi, nel silenzio quasi totale, il capogruppo della Lega al Senato, Massimiliano Romeo, ha presentato una proposta del suo partito sugli stipendi. Una proposta che prevede l’adeguamento di una parte in base al costo della vita della zona di residenza. Mettiamo da parte chi la boccia a prescindere solo perché è una proposta proveniente dal partito di Matteo Salvini e proviamo ad analizzarla nelle sua fondamenta.

Alla base infatti c’è una questione innegabile di cui si parla da decenni e su cui, alla fine, tutti tacciono per evitare di toccare questo o quel bacino di voti. Il fatto è che i prezzi non sono uguali; il cibo, il cosiddetto costo della vita non è identico da nord a sud. Sul web trovate tabelle e paragoni fatte ormai da anni da noti quotidiani, esperti di economia, società di ricerche di mercato che vi mostreranno in maniera semplice come il prezzo del pano non è uguale a Milano e a Catania; come una pizza non abbia lo stesso prezzo a Venezia e a Napoli. Una differenza tra nord e sud non da poco dato che si attesterebbe al 20%.

Attenti però; la proposta essendo della Lega è facilmente accusabile di razzismo. Ma le parole di Romeo oggi sono state chiare: «le differenze di prezzo non variano solo da regione a regione ma è sempre più evidente che nelle grandi città rispetto ai comuni dell’hinterland, i costi variano e non di poco». Traduzione: a Milano la vita costa carissima, a pochi km di distanza nelle città di periferia molto meno (chi vi scrive lo vive sulla propria pelle, anzi, nel proprio portafoglio ogni santo giorno).

I prezzi quindi non sono tutti uguali e quindi è normale che la stessa differenza la si veda anche sulla busta paga. Non si tratta di favoritismo, non è razzismo, è semplice matematica e voglia di uguaglianza.

Ripeto, la proposta non riguarda l’intera busta paga ma sono una sua parte minima variabile quindi non si tratta di qualcosa in grado di rompere la quiete (se mai esista) aziendale.

Sarebbe quindi il caso di evitare schieramenti e bandierine politiche per provare quantomeno a ragionare sul tema che, lo ripetiamo, esiste. Come esistono quelle differenze antipatiche quando vai alla cassa…

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