Con l’avvicinarsi del referendum sulla giustizia sembra proprio che le opposizioni vogliano alzare il tiro contro la tanto odiata separazione delle carriere e riforma del Consiglio Superiore della Magistratura (Csm).
Non si possono leggere altrimenti i recenti attacchi feroci contro il ministro della Giustizia Carlo Nordio, reo di aver paragonato il Csm ad un’organizzazione “para-mafiosa”. Il coro degli indignados si è alzato subito all’unisono, chiedendo a gran voce le scuse del ministro.
Le vere parole di Nordio
Innanzitutto, occorre però fare chiarezza sulle vere parole del Guardasigilli. Tutto nasce da un’intervista rilasciata al Mattino di Padova.
In essa il ministro ha attaccato il sistema correntizio del Csm, affermando che «il sorteggio del Consiglio [come postulato dalla riforma, ndr] romperà questo meccanismo para-mafioso, questo verminaio correntizio, come l’ha definito l’ex procuratore antimafia Roberti».
Nordio ha quindi segnalato che il 97% dei magistrati è iscritto all’Associazione Nazionale Magistrati, asserendo che «se non ti iscrivi non fai carriera. E quando si elegge il Csm, iniziano le telefonate». «Il sorteggio – ha aggiunto – rompe questo meccanismo, questo verminaio correntizio», definito anche «un mercato delle vacche».
Le espressioni di Nordio sono le stesse usate dai magistrati
Come il lettore avrà già intuito, le parole fondamentali su cui è scoppiato il caso sono “meccanismo para-mafioso” e “mercato delle vacche”. Peccato che a definire il meccanismo di elezione del Csm “para-mafioso” è stato niente meno che il pubblico ministero Nino Di Matteo, durante l’assemblea di Associazione Nazionale Magistrati del 2019.
L’espressione “mercato delle vacche”, invece, la dobbiamo invece all’ex Procuratore Nazionale Antimafia, Franco Roberti, con il ministro Nordio che si è limitato a riportare parole già espresse da parte dei magistrati.
Roberti, poi eletto eurodeputato del Pd, aveva utilizzato l’espressione “mercato delle vacche” in un’intervista rilasciata a SkyTg24, all’indomani dello scoppio del caso Palamara, definendo altresì il comportamento dei magistrati coinvolti (rivelato dallo stesso Palamara e dalle intercettazioni) come «condotte che si pongono al di fuori dell’ordine costituzionale».
Le accuse delle opposizioni
All’epoca non vi era però nessun referendum in vista, sicché il Pd e Movimento 5 Stelle non si indignarono affatto per le parole utilizzate dall’ex Procuratore dell’Antimafia.
Oggi la situazione è diversa, allora ecco che la segretaria del Pd Elly Schlein, a margine di un’iniziativa a Bari, ha dichiarato: “Svegliarsi con un’intervista del ministro Nordio che assimila i magistrati ai mafiosi è una cosa gravissima, soprattutto se a farlo è il ministro della Giustizia. Ci aspettiamo le scuse da parte del ministro».
La leader dem ha inoltre aggiunto che il paragone «insulta anche la storia di tanta magistratura che si è battuta per anni contro le mafie, che ha pagato con il prezzo della vita. Parliamo di persone come Paolo Borsellino, Giovanni Falcone, Rosario Livatino, Rocco Chinnici».
Anche Giuseppe Conte è intervenuto duramente: «Il ministro Nordio accosta il funzionamento della giustizia con tutti i giudici che ci lavorano a dinamiche ‘para-mafiose’. Succede dopo che per giorni la maggioranza ha gettato fango su Gratteri, un magistrato che rischia la vita per la lotta contro le mafie”.
Il procuratore Nicola Gratteri, da parte sua, ha invece tagliato corto: “Per me queste parole non si commentano per nulla. O si commentano da sole. In ogni modo, inaccettabili”.
La risposta di Nordio
Il ministro ha replicato alle polemiche con una nota: «Non capisco tanta indignazione scomposta alle mie dichiarazioni sulle correnti del Csm. Io mi sono limitato a citare le affermazioni di Nino Di Matteo, un noto pm preso a modello dal Pd e dalla sinistra».
«Di Matteo – continua la nota – parlò di ‘mentalità e metodo mafioso‘. Altri esponenti del ‘partito del No’ si sono espressi, a suo tempo, in modo anche più brutale. Ne faremo un elenco e lo pubblicheremo».
Insomma, di inaccettabile qui ci sono solo le strumentalizzazioni della sinistra.
