Nonostante la battuta d’arresto dell’emendamento sulle preferenze, prosegue a ritmi spediti l’adozione dello “stabilicum”, la nuova legge elettorale volta a dare un consistente premio di maggioranza alla coalizione che vincerà le elezioni con almeno il 42% del voto popolare.
La Camera approva
L’Aula di Montecitorio ha approvato oggi la riforma della legge elettorale con 217 voti favorevoli, 152 contrari e due astenuti, al termine di uno scrutinio segreto che ha chiuso settimane di trattative interne alla maggioranza. Il voto finale ha visto compatto il fronte di centrodestra, mentre le opposizioni e Futuro Nazionale di Roberto Vannacci hanno votato contro.
I motivi che hanno spinto i “vannacciani” a votare contro sono principalmente l’assenza di preferenze reali e libere, affossate dalla bocciatura a scrutinio segreto del relativo emendamento avvenuto martedì.
Tornando a oggi, il voto finale della Camera sullo “stabilicum” si è svolto in mattinata, con la formula dello scrutinio segreto. Presenti in Transatlantico e sui banchi del governo diversi ministri, a testimonianza del peso politico attribuito dall’esecutivo Meloni al passaggio parlamentare. Il testo supera così il primo dei due rami del Parlamento e approda ora a Palazzo Madama.
Bagarre in aula
Il voto è stato preceduto e seguito da toni molto accesi. La segretaria del Pd Elly Schlein ha accusato direttamente la premier di aver “tradito la fiducia degli italiani”, richiamando le promesse elettorali della coalizione di governo.
Ancora più duro l’affondo del leader pentastellato Giuseppe Conte, che ha parlato di una legge pensata per blindare il potere della maggioranza, aggiungendo che il Colle non diventerà mai terreno di manovre politiche.
Le opposizioni, riunite compatte sotto lo scranno della presidenza, hanno quindi intonato cori di protesta al momento della proclamazione del risultato, agitando cartelli e chiedendo a gran voce le dimissioni dell’esecutivo.
Non è mancata la tensione fisica in Transatlantico, dove diversi deputati del centrosinistra hanno inscenato un breve sit-in polemico prima di lasciare l’Aula.
Sui banchi della maggioranza, invece, sono scattati lunghi applausi non appena il presidente ha annunciato l’esito dello scrutinio segreto, con abbracci tra i capigruppo e strette di mano rivolte.
I prossimi passi
Il percorso dello “stabilicum” non è però concluso. Per diventare legge a tutti gli effetti il testo dovrà essere approvato anche dal Senato, dove è probabile che subisca ulteriori modifiche: in quel caso la proposta dovrebbe tornare a Montecitorio per una nuova lettura.
Nei piani del governo, la legge passerà in Senato in autunno, dopo la pausa estiva, con l’obiettivo dichiarato di arrivare a un’approvazione definitiva entro la fine del 2026.
Da ambienti vicini al Quirinale sarebbe infatti arrivata una sollecitazione a non intervenire sulla legge elettorale troppo a ridosso del voto. Resta comunque aperta la partita delle preferenze, respinta per un solo voto alla Camera: non è escluso che un nuovo emendamento sul tema venga ripresentato durante l’esame a Palazzo Madama.
