Valorizzare i luoghi italiani meno noti, dai borghi alle isole minori, è la priorità del ministero del Turismo. Basti pensare che il 75% dei visitatori scopre solo il 4% del territorio italiano: vale a dire che il 96% delle nostre aree rimane sconosciuto. Il tema dell’undertourism è stato affrontato da rappresentanti del governo, sindaci, associazioni di categoria, operatori del settore durante la prima giornata del Forum internazionale del turismo. L’evento, organizzato dal ministero del Turismo in collaborazione con Enit S.p.A., si è svolto al Palazzo del ghiaccio a Milano.
L’Italia ha «superato per la prima volta nella storia la Francia»
«L’Italia continua a scalare la classifica dei Paesi più visitati al mondo ed è diventata la seconda Nazione europea per presenze turistiche. Abbiamo superato per la prima volta nella storia la Francia e ci avviciniamo ai livelli della Spagna», ha annunciato il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, in un videomessaggio condiviso durante il Forum. Si tratta del risultato di «una scelta strategica» che ha abbracciato «due direttrici: la destagionalizzazione e la delocalizzazione dei flussi». «L’attenzione particolare», ha proseguito il premier, è rivolta «ai nostri borghi, ai piccoli Comuni a vocazione turistica, alle aree interne». Anche perché «investire in questi territori» significa anche «combattere il fenomeno dello spopolamento, creare occasioni di crescita e di imprenditorialità per chi è rimasto e riportare a casa chi è stato costretto ad andarsene».
Il turismo nei piccoli Comuni è in crescita
Il ministro del Turismo, Daniela Santanchè, ha fatto il punto sullo stato di salute del turismo italiano. E il bilancio è più che positivo. Il 2025 è stato infatti «un anno che ha segnato nuovi record, con quasi 480 milioni di presenze stimate, il primato europeo per permanenza media dei turisti, un impatto sul PIL di 237,4 miliardi di euro e una spesa turistica di 185 miliardi di euro», ha sottolineato il ministro. E, proprio in tema di delocalizzazione, Santanchè ha condiviso i primi dati: «Nel 2025 i piccoli Comuni sono cresciuti, rispetto al 2024, del 6,85% nelle presenze e del 7,86% negli arrivi. È il segno che la nostra visione, volta a valorizzare e promuovere i territori meno noti, più nascosti e interni, sta già producendo risultati».
La visione decennale
Con «l’obiettivo di iniziare a lavorare alla stesura del prossimo Piano strategico del turismo», Santanchè ha condiviso i progetti principali per «una visione decennale». Tra le proposte, ha annunciato «una riforma strutturale sulla dimensione delle imprese» visto che «la frammentazione frena la competitività». E quindi, a tal proposito, ha dichiarato che il ministero del Turismo è al lavoro con il Mef per «una finestra di 24 mesi che faciliti in modo mirato i processi di aggregazione delle imprese alberghiere». Tra i piani sono inclusi anche «un patto di equità» finalizzato a «ridurre del 10% la fiscalità sulle imprese turistiche», una maggiore «efficienza amministrativa con Kpi rigorosi per misurare i risultati», la destagionalizzazione e anche un «allineamento del calendario scolastico» per favorirla. E visto che, al contrario dell’overtourism, «l’undertourism si configura come una condizione strutturale che interessa la maggior parte del territorio», la sfida principale «non risiede nell’incremento dei volumi, ma nel governo strategico di intensità, tempi e destinazioni».
Olimpiadi Milano-Cortina come esempio di delocalizzazione
Le stesse Olimpiadi di Milano-Cortina hanno accettato la sfida della distribuzione dei flussi turistici in diverse città. Nella tavola rotonda dedicata al tema, il ministro per lo Sport, Andrea Abodi, presente in video collegamento, ha fatto presente che si tratta della «prima esperienza di Olimpiadi e Paralimpiadi diffuse». La certezza è che questo «modello» messo a terra dall’Italia sarà utilizzato «da chi verrà dopo». La posizione è condivisa anche dal presidente della Fondazione Milano Cortina 2026, Giovanni Malagò: «Abbiamo sdoganato un concetto con un masterplan. Dalla prima edizione dei Giochi Olimpici al 2026, c’è sempre stata una città che ha ospitato i Giochi. Ma questo discorso non potrà proseguire, salvo rare eccezioni: oggi si deve allargare il territorio dove si ospitano le Olimpiadi». Tra l’altro anche la Francia, ha ricordato Malagò, ha seguito l’approccio italiano per i prossimi Giochi Olimpici invernali, dato che si svolgeranno tra la Costa Azzurra e le Alpi francesi. Questo approccio ha un impatto diretto sul turismo con i visitatori che saranno portati a vedere più località del nostro territorio. A esprimersi in merito è stata l’Ad di Enit S.p.A., Ivana Jelinic: «Chi arriva nel nostro Paese per un evento può poi tornare per trascorrere le vacanze, scoprendo aree anche meno note al pubblico internazionale. Stiamo già vedendo come i flussi esteri per il periodo delle Olimpiadi arrivino non solo da nazioni geograficamente a noi vicine, ma da diversi continenti, con una forte spinta dall’Asia e in particolare dalla Cina».
