Un intervento organico, che tocca confini, centri di permanenza e sistema delle espulsioni. È questa l’impostazione della bozza di disegno di legge sui flussi migratori che approda sul tavolo del Consiglio dei ministri e che punta a rafforzare in modo significativo i poteri dell’esecutivo in materia di sicurezza e controllo del territorio.
Il testo, ancora suscettibile di modifiche, introduce una serie di misure che vanno dalla possibilità di interdire temporaneamente le acque territoriali in situazioni di emergenza, all’inasprimento delle sanzioni per chi viola i divieti, fino a nuove limitazioni per i trattenuti nei Centri di permanenza per il rimpatrio e all’ampliamento dei casi di espulsione.
Blocco delle acque territoriali in caso di minaccia grave
Uno dei passaggi più rilevanti riguarda la facoltà, attribuita al governo, di disporre la temporanea interdizione dell’ingresso nelle acque territoriali italiane. La misura potrà essere adottata con deliberazione del Consiglio dei ministri, su proposta del ministro dell’Interno, qualora si configuri una “minaccia grave” per l’ordine pubblico o la sicurezza nazionale.
Nel perimetro delle situazioni considerate critiche rientrano, secondo la bozza, il rischio concreto di atti terroristici o di infiltrazioni, una pressione migratoria eccezionale tale da compromettere la gestione dei confini, emergenze sanitarie di rilevanza internazionale e grandi eventi che richiedano misure straordinarie di sicurezza. L’interdizione avrebbe carattere temporaneo e verrebbe motivata da esigenze contingenti, con un atto formale dell’esecutivo.
Sanzioni pesanti e confisca dei mezzi
La violazione del divieto di ingresso comporterebbe, salvo che il fatto costituisca reato, una sanzione amministrativa compresa tra 10 mila e 50 mila euro. Il meccanismo si irrigidisce in caso di reiterazione: se la stessa imbarcazione viene utilizzata nuovamente per infrangere il divieto, scatterebbe la confisca del mezzo, accompagnata da sequestro cautelare immediato.
La reiterazione viene definita in modo puntuale: si configura quando, nei cinque anni precedenti, sia stata accertata con provvedimento esecutivo una violazione analoga commessa con la stessa imbarcazione, anche nei confronti di uno solo dei soggetti coinvolti, salvo prova contraria del proprietario.
Centri di permanenza: stretta sull’uso dei telefoni
Il disegno di legge interviene anche sull’organizzazione interna dei Centri di permanenza per il rimpatrio. La bozza stabilisce che, al di fuori di orari, spazi e modalità autorizzate, ai trattenuti non sia consentito detenere liberamente telefoni cellulari all’interno della struttura.
I dispositivi, anche se di proprietà dell’interessato, verrebbero custoditi dal personale incaricato della gestione e messi a disposizione solo per il tempo necessario all’utilizzo consentito. L’obiettivo dichiarato è rafforzare il controllo e prevenire utilizzi impropri che possano compromettere la sicurezza o l’ordine interno dei centri.
Espulsione automatica in caso di condanna per reati contro l’autorità
Un altro capitolo riguarda le espulsioni. La bozza prevede che il giudice possa ordinare l’espulsione dello straniero – o l’allontanamento di un cittadino di un altro Stato membro dell’Unione europea – in presenza di una condanna a pena restrittiva della libertà personale per reati quali violenza o minaccia a pubblico ufficiale, resistenza a pubblico ufficiale, oppure violenza o minaccia nei confronti di un corpo politico, amministrativo o giudiziario, qualora ricorrano circostanze aggravanti.
La norma amplia dunque il collegamento tra determinate condotte ritenute particolarmente gravi e la permanenza sul territorio nazionale, introducendo un automatismo più marcato rispetto al quadro precedente.
Una scelta politica che riapre il confronto
Il provvedimento si inserisce in una fase di forte tensione sul dossier migratorio, con pressioni crescenti sui confini e un dibattito politico che resta acceso tanto a livello nazionale quanto europeo. Da un lato, l’esecutivo rivendica la necessità di strumenti più incisivi per governare situazioni eccezionali; dall’altro, le opposizioni e parte della società civile sollevano interrogativi sull’impatto delle misure sul piano dei diritti e degli obblighi internazionali.
Il passaggio in Consiglio dei ministri rappresenta solo l’inizio dell’iter: il testo dovrà affrontare il vaglio parlamentare, dove il confronto si preannuncia serrato. Sullo sfondo resta un equilibrio delicato tra sicurezza, gestione dei flussi e tutela delle garanzie fondamentali, che continuerà a segnare il dibattito pubblico nelle prossime settimane.
