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Ore di coda per il «rifugio dei krapfen»: la follia dell’iperturismo dolomitico

Ore di coda per il «rifugio dei krapfen»: la follia dell’iperturismo dolomitico
Nel riquadro in basso a destra, dei bomboloni fritti (Shutterstock)

Il «rifugio dei krapfen» in Val di Fassa diventa virale sui social: code chilometriche per un dolce da 4 euro. Ne vale davvero la pena?

Ne vale davvero la pena? Decine di milioni di visualizzazioni sui social. Non per un paesaggio (anche se le montagne dolomitiche ne meriterebbero ben di più), né per una vetta, bensì per sopportare ore e ore di coda per poi godersi una sana colazione con un bel krapfen. Succede al rifugio Friedrich August, tra il Col Rodella e il Passo Sella, in Val di Fassa (Trentino nord-orientale). Qui, il bombolone fritto è diventato il content perfetto: si mangia con le Dolomiti sullo sfondo, si fotografa, si posta. E funziona.

Funziona troppo. Nei giorni scorsi, le immagini delle file interminabili hanno fatto il giro dei social. Decine di persone che fremono incolonnate, in attesa del proprio turno. Alcune arrivate in auto da lontano, apposta per l’occasione (e che fai, te la perdi?) solo per farsi il video sui social e vantarsi di aver pazientato eroicamente per ore e ore ed essere riuscite a consumare il famoso dolce nel famosissimo rifugio dolomitico, al «modico» prezzo di 4 euro. Insomma, il quadretto è davvero tragicomico.

Cosa alimenta la favola del «rifugio dei krapfen»

Sì, c’è chi parte nottetempo, si fionda in autostrada a tutta birra per arrivare in tempo e, dopo diverse ore di guida, si ritrova a dover affrontare altrettante ore di coda. La logica è semplice quanto discutibile: prima si vede il video, e si va in visibilio. Poi si organizza freneticamente la gita, auto-muniti. Infine, parte la scalata per il rifugio. Non sono tanto l’esperienza gastronomica o la montagna, dunque, quanto piuttosto la moda del momento e la possibilità di immortalarsi mentre si compie l’impresa, a decidere l’itinerario delle vacanze.

Il percorso in sé, a onor del vero, è breve: dal parcheggio di Passo Sella bastano circa venti minuti per raggiungere il rifugio, accessibile pertanto anche a chi non ha alcuna esperienza di montagna. Ed è proprio questa accessibilità ad alimentare intensamente l’afflusso.

Un turismo diverso dal passato

Secondo l’Azienda per il Turismo della Val di Fassa (Apt), la svolta è arrivata con la pandemia: nuova clientela, soggiorni più brevi, meno consuetudine con l’ambiente montano. Una curiosità: da due stagioni l’Apt ha smesso di lavorare con influencer. Non serve più la pubblicità, quindi, serve casomai arginarne gli effetti.

Una responsabile del rifugio ha chiarito che la fila più lunga, quella diventata virale, dipendeva da un guasto alla linea internet, non solo dall’affluenza: «Verso le nove si è bloccato tutto, non potevamo nemmeno fare i pagamenti».

Resta il nodo di fondo: un dolce, per quanto buono, non dovrebbe trasformare un sentiero storico di montagna in un imbuto di turisti senza fine. Anche perché la realtà è che non è il dolce ad attirare i turisti, quanto l’effetto social, che ha trasformato un rifugio incastonato fra le Dolomiti che serve degli ottimi bomboloni nel luogo (e nel dolce) del momento.

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