Ero un quindicenne, in quinta ginnasio, quando presi il primo e unico 2 della mia carriera scolastica. Me lo diede la professoressa di francese. Non per una preparazione insufficiente, ma per un comportamento sbagliato. A scuola andavo bene e, per dribblare la fama di secchione, ero solito passare i compiti. A tutti. Quel giorno, fuori dalla scuola, un compagno mi chiese in prestito il quaderno per copiare i miei esercizi di francese. Glielo diedi senza esitare ma lui, sciagurato, sparì nel nulla. Aveva pensato bene di bigiare le lezioni, il fetente, portandosi dietro il mio quaderno.
Quando in classe, durante la lezione, la prof chiese di vedere i miei esercizi, le confessai candidamente la verità: «Non ho il quaderno perché l’ho dato al compagno che doveva copiare». Lei si infuriò. Mi rimproverò. E mi mise 2 sul registro. Senza dirmelo, per altro. Lo mostrò a mia madre, qualche giorno dopo, durante uno dei colloqui di routine. «Hai un’idea su come rimediare a questo disastro?», mi chiese mamma, appena tornata a casa. E io la trovai.
La sentenza shock di Modena e il crollo dell’autorità
Mi è venuto in mente questo piccolo episodio del mio passato scolastico l’altro giorno, quando ho letto una notizia che mi ha colpito assai. Siamo in una scuola superiore di Modena. Una professoressa di matematica mette un brutto voto (3) a tre studenti assenti nel giorno della verifica. E viene punita dal preside. Motivazione: il voto è una valutazione del rendimento e non può essere usato per sanzionare un comportamento sbagliato. La professoressa non ci sta e fa ricorso contro la decisione del preside. Ma il tribunale le dà torto. Ricorso bocciato. E così, in un batter di sentenza, vengono liquidate intere generazioni di insegnanti abituati a minacciare i loro studenti con il classico «se non ti comporti bene ti metto 3». E viene liquidata pure la mia prof di francese, che per strafare anziché 3 mi mise 2.
Naturalmente la sentenza sarà motivatissima, giuridicamente ineccepibile e il preside avrà rispettato alla lettera tutte le circolari e le linee guida della dirigenza scolastica. Non metto in dubbio. Ma a me continua a sembrare assurdo. Che prof è un prof che non può mettere 3 a chi salta una verifica? Che prof è un prof che non può usare i voti belli per premiare e i voti brutti per punire? Che prof è un prof che non può sanzionare non soltanto chi non è preparato, ma anche chi non s’impegna, chi fa il lazzarone, chi disturba, chi viola le regole del vivere civile e del buon comportamento? Ve lo dico io che prof è: un prof dimezzato. Depotenziato. Svuotato. Privato di ogni strumento e di ogni possibilità educativa. E poi, scusate: come fa un insegnante ad ottenere rispetto se ogni volta viene sconfessato dal preside o da un giudice? Come fa a essere credibile se il tribunale gli cancella voti, note, richiami e persino bocciature?
Il Tribunale degli Asini Ripetenti e il voto à la carte
Fateci caso: una volta, se a scuola ti bocciavano, andavi in castigo. Adesso vai al Tar, anche detto Tribunale degli Asini Ripetenti. Là, al Tar, ogni somaro può ottenere la promozione a tavolino. E anche il voto à la carte. Prendi 5 al compito in classe? Il Tar dice che meriti 6. Prendi 86 alla maturità? Il Tar lo cambia in 100. L’autorità del prof, ormai, conta meno del due di picche quando la briscola è quadri.
Come stupirsi, allora, se le nostre scuole diventano suburre di violenti, fabbriche di ignoranti, luoghi dove l’educazione ha lasciato spazio alla perdizione? «Una volta quando entravo in classe si alzavano tutti in piedi», mi ha raccontato un’anziana professoressa. «Ora invece sono già tutti in piedi. Il problema è che non riesco a farli star seduti». Un tempo avrebbe potuto dire loro: «Se non vi sedete vi metto 3». Adesso, se lo facesse, rischierebbe il licenziamento.
Il rimedio che trovai per mettere una pezza dopo quel 2 al ginnasio fu una gigantesca ricerca su Molière. La prof apprezzò molto. E io non solo imparai un po’ meglio il francese, ma imparai soprattutto che gli errori si pagano. E che bisogna fidarsi delle persone giuste. Non ho mai finito di ringraziare per quel 2 perché mi ha insegnato più di mille esercizi sulle coniugazioni di aller e avoir. E sinceramente penso che il torto più grande che stiamo facendo ai nostri ragazzi è togliere loro il diritto di prendere 3 (o anche 2) quando si comportano male. E, soprattutto, togliere loro il gusto di rimediare.
