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Stanchi e malinconici. Ma non battuti

Stanchi
e  malinconici.
Ma non battuti

Pandemia, guerra e inflazione ci hanno resi più fragili, afferma il Censis. Ma altri dati dicono che restiamo forti. Nonostante i profeti di sventura.


Il Rapporto Censis, che ogni anno fotografa la situazione sociale del nostro Paese, nel 2022 ci offre un quadro che a prima vista potrebbe apparire solo negativo ma, letto in un certo modo, può anche suscitare sentimenti positivi. L’89,7 per cento degli italiani – e chi potrebbe contestarlo o non essersene reso conto – si dice triste a causa del mix di fattori e periodi negativi che abbiamo attraversato e, in parte, stiamo ancora vivendo, costituiti dalla pandemia, dalla guerra e da quella brutta bestia che è l’inflazione. Lo hanno detto in tanti ma, giova ricordare che, soprattutto per adolescenti e ragazzi, quei lockdown (sulla cui utilità e validità oggi, a partire dagli Stati Uniti, ma anche altrove, si comincia a discutere) hanno avuto conseguenze psicologiche importanti, soprattutto, come si sottolineava, nell’età evolutiva; conseguenze che per fortuna l’energia e la vita dei giovanissimi può far dimenticare, o almeno superare. Non immediatamente, certo, ma in modo più semplice che non per le generazioni più adulte, nelle quali la ferita della solitudine e dell’isolamento sociale hanno reso la psiche più fragile, più soggetta alla paura perché pervasa dall’incertezza.

Questa guerra insensata, irrazionale e disumana come tutte le guerre ha messo un carico da undici su una popolazione già stanca. Sembra cinico dirlo ma la vicinanza dei luoghi dove essa avviene e le ripercussioni economiche che sta provocando hanno inculcato nelle persone la sensazione di avere la guerra, se non in casa, molto molto vicina. Ma, soprattutto, hanno avuto l’effetto di impaurire il 59 per cento degli italiani che temono il ricorso alla bomba atomica. Conclude il mix il meccanismo dell’inflazione che toglie soldi dalle tasche degli italiani in modo apparentemente invisibile ma che diventa, viceversa, visibilissimo quando si va a fare la spesa. E non stiamo parlando di acquisti superflui ma di quelli per la sopravvivenza quotidiana. Non stiamo parlando di spese in grandi esercizi commerciali o in botteghe di lusso ma di quelle nei mercati rionali. Di fronte a tutto ciò il 54 per cento degli italiani ha una reazione simile a quella che ha l’animale che si trova di fronte a un rettile pericoloso come il pitone: resta immobilizzato dalla paura. Scrive il Rapporto Censis: «È la malinconia a definire oggi il carattere degli italiani, il sentimento proprio del nichilismo dei nostri tempi [nichilismo viene dal latino nihil che vuol dire nulla, cioè nulla ha valore e nulla ha senso quindi non conviene combattere, non conviene reagire] corrispondente alla coscienza della fine del dominio onnipotente di un “io” sugli eventi e sul mondo, un “io” malinconicamente costretto a confrontarsi con i propri limiti quando si tratta di governare il destino».

Come fa una persona a trovare del positivo in tutto questo? Anzitutto nella consapevolezza: non c’è un italiano che non abbia avuto la sensazione che la pandemia, la guerra e la conseguente inflazione non siano qualcosa non solo più grande di loro e delle loro famiglie, ma più grande dello Stato e del governo che devono intervenire per risolvere i problemi. Non c’è un italiano che non abbia provato il sentimento della mancanza di un «padre» istituzionale in grado di occuparsi efficacemente della propria situazione. La politica ha di fronte questo grave problema, non solo nazionale ma internazionale e per noi specificamente europeo, e ha anzitutto la grande responsabilità di ridare coraggio a un popolo stanco. Ma intendiamoci: è un popolo stanco che nel 2022 ha comunque generato indici di crescita economica superiori ad altri Paesi europei pur essendo quello più colpito. Quindi siamo un Paese stanco ma forte.

Ci sono poi altri dati che a noi sembrano indiscutibilmente positivi. Il 58 per cento degli italiani non sopporta l’uso continuo dei dispositivi digitali, l’83,2 per cento non intende seguire gli influencer, e l’81,5 non è disponibile a fare sacrifici per star dietro alle mode. Questi dati andrebbero buttati in faccia a quei profeti di sventura che ci hanno detto e ripetuto fino allo sfinimento che dopo il Covid nulla sarebbe stato più come prima e sostenevano che lo smart working fosse il benvenuto. Evidentemente a questi sapientoni mancava la conoscenza di cui non si può fare a meno: ossia come funziona la natura umana, il cui ambiente naturale non è quello virtuale ma il mondo reale. Benvenuti nella realtà: ce li hanno riportati gli italiani descritti dal Rapporto Censis.

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