Home » Attualità » Opinioni » La sentenza che imbarazza la sinistra: Ilaria Salis condannata, non pagava i dipendenti

La sentenza che imbarazza la sinistra: Ilaria Salis condannata, non pagava i dipendenti

La sentenza che imbarazza la sinistra: Ilaria Salis condannata, non pagava i dipendenti
Getty Images

Ilaria ha licenziato senza giusta causa due lavoratori e non si è presentata al processo: per il tribunale deve versare 300.000 euro. La difesa dei più deboli è solo a parole. Dopo Soumahoro, un’altra grana difficile da spiegare per Bonelli e Fratoianni

Ci voleva una sentenza del lavoro per stanare Ilaria Salis e la sua prosopopea sulla difesa dei lavoratori, dei diritti e di quel bla-bla-bla che ora… vaglielo a spiegare ai compagni di Alleanza verdi e sinistra. I quali già si erano dovuti barcamenare con la vicenda di Aboubakar Soumahoro, il sindacalista dei braccianti e degli sfruttati alle prese con una storia che riguardava la compagna e la famiglia di lei con accuse gravi da parte di lavoratori immigrati.

Anche Ilaria Salis ha calpestato i diritti di due lavoratori, licenziandoli senza giusta causa. E così un giudice a Milano ha stabilito che l’europarlamentare dovrà risarcire oltre 300.000 euro.

La scure del giudice del lavoro di Milano sui licenziamenti dell’eurodeputata

Insomma una sberla in piena regola, proprio in faccia a colei che ex cathedra fa pistolotti sui più deboli e sull’arroganza dei padroni. Ecco, la Giustizia oggi ci dice che Ilaria Salis si è comportata come i peggiori padroni: ha licenziato senza giusta causa, non ha dato spiegazioni e non si è nemmeno degnata di presenziare al processo preferendo la contumacia. Una bella grana per Fratoianni, per Bonelli e per la Piccolotti, che in tv dovranno difendere la collega eurodeputata e non potranno scaricarla per… giusta causa: come fa una donna di sinistra, eletta con l’aura della perseguitata, a licenziare i collaboratori senza giusta causa e senza riconoscere nemmeno la dignità di un confronto? Coerenza vorrebbe che Avs chiedesse le dimissioni almeno dal gruppo: il minimo visto che un bel processo di popolo non si può allestire, anche solo per arrivare a un video di scuse nei confronti dei due ex collaboratori.

Un imbarazzo politico per la leadership di Alleanza Verdi e Sinistra

Non ci sarà nulla di tutto questo: la loro faccia di bronzo vincerà e il risarcimento di oltre 300.000 euro (mica bruscolini, signora Salis) coprirà lo sputtanamento. Ma arriviamo a raccontare questa storia di giustizia, giustizia del lavoro! Godiamoci questo burlesque politico, questo contrappasso metafisico dove a sinistra c’è chi si comporta come i padroni di un tempo ed è messa a nudo da due lavoratori che tutto si potevano immaginare tranne di essere messi alla porta da Ilaria Salis. Si sono dovuti rivolgere al giudice del lavoro del tribunale di Milano (Franco Caroleo), il quale a marzo ha emesso la sua sentenza contro la eurodeputata di Avs. Sentenza in contumacia, perché l’onorevole a suo agio con le case occupate non aveva… una casa.

L’agenzia recita infatti che non è stato possibile notificarle il ricorso iniziale: altro dettaglio di livello letterario.

I dettagli del contratto e la decisione emersa dalle carte dell’Adnkronos

La decisione è dello scorso marzo ma solo ieri è arrivata la notizia grazie all’Adnkronos, in possesso della sentenza. Licenziamento senza giusta causa e maxi risarcimento: il giudice ha accolto le istanze di Francesca Verdura, Tiziana Laratta e Sergio Romanotto, i tre avvocati dei due ex collaboratori, i quali avevano partecipato anche alla campagna elettorale della Salis, arrestata in Ungheria con l’accusa di aver aggredito dei militanti di estrema destra durante le manifestazioni del cosiddetto «Giorno dell’Onore», e proprio per questo candidata da Alleanza Verdi e Sinistra alle Europee. Alla vittoria della Salis, diceavamo, avevano concorso anche i due ex collaboratori, i quali però dopo pochi mesi (febbraio 2025) sono stati licenziati senza preavviso. E senza chiarimenti, visto che la Salis – lo ripetiamo – è stata contumace per tutta la durata del procedimento. Ieri si è fatta trovare, invece, per dire che la rimozione dei due non è stata «abritaria, ma necessaria per tutelare il corretto esercizio del mandato parlamentare», e che ora conta di avere ragione in Appello. Vedremo.

Il verdetto economico e le altre ombre sullo staff dell’europarlamentare

A quel che dice l’Adnkronos, i due collaboratori avevano un contratto con scadenza a fine mandato parlamentare (quindi 16 luglio 2029), con retribuzione sostanzialmente uguale (2.900 e 3.000 euro al mese), per mansioni quali «lo sviluppo di progetti finalizzati alla valorizzazione del ruolo della parlamentare europea». Nemmeno il tempo di scaldarsi che Ilaria Salis cambia idea e apre allo scontro: la prima collaboratrice riceve un recesso anticipato per il «venir meno del rapporto fiduciario»; poi tocca al ragazzo, al quale viene revocato l’incarico con effetto immediato «tenuto conto della manifesta insoddisfazione riguardo ai contenuti della sua collaborazione». Una frattura insanabile con un linguaggio quasi padronale. Una cosa indegna tra compagni; e infatti è toccato a un giudice ristabilire il senso dell’ordine con una lezioncina alla parlamentare contumace: nel verdetto si sottolinea che «spetta certamente alla datrice di lavoro l’onere della prova della giusta causa», ma «nel rimanere contumace» l’europarlamentare di Avs «non ha evidentemente assolto al proprio onere» e «deve quindi affermarsi l’insussistenza della giusta causa nei recessi impugnati».

Il risultato è un risarcimento del danno stabilito complessivamente in 300.900 euro, per i mancati guadagni dei due collaboratori fino a fine mandato, e 10.000 euro per le spese legali. Ora – domandiamo alla Salis, a Fratoianni, a Bonelli, alla Piccolotti – come la mettiamo? Come la mettiamo con i lavoratori sfruttati, umiliati, che devono ricorrere al giudice per ottenere giustizia? E come la mettiamo con i… padroni che si possono permettere questi capricci perché tanto poi hanno i soldi per pagare in caso di sentenze sfavorevoli? Ilaria Salis è ancora degna di essere una compagna della combriccola o è nella stessa situazione – anzi peggio – di Soumahoro? Difficile dirlo, però magari un consiglio – fossi in loro – alla Salis lo darei: di regolarsi con questi benedetti collaboratori, perché due li ha licenziati senza giusta causa ma a caro prezzo, un altro – Ivan Bonnin, assistente a Bruxelles – era stato trovato dalla polizia nella camera d’albergo della stessa Salis il 28 marzo 2026 a Roma, in un controllo partito da una segnalazione tedesca legata al corteo «No Kings» nella Capitale; e un terzo – Mattia Tombolini – era finito nella bufera per un commento («Brucia stronza» su un video con un fantoccio di Meloni dato alle fiamme.

© Riproduzione Riservata