Ma come si permettono? Dico: come si permettono di chiedere i documenti a lei, Ilaria Salis della Casa Occupata, regina dei martelli e rivoluzionaria con annesso privilegio? Questa volta la nostra Polizia l’ha fatta grossa: ricevuta una segnalazione della Germania, ha osato andare nell’hotel romano dove soggiornava l’europarlamentare e le ha chiesto niente meno che la carta d’identità. Capite? La carta d’identità. Una roba inaccettabile. Un’aggressione mai vista prima. Un attentato alla libertà. Un’intimidazione bella e buona. Un segnale evidente dello Stato di polizia in vigore in Italia. Di fatto l’inizio ufficiale della dittatura. Il fascismo si macchiò del delitto Matteotti. Il melonismo si macchia del delitto di chiedere i documenti a Ilaria Salis. Avanti di questo passo, dove si finirà? Ci manca solo che domani qualcuno fermi l’europarlamentare al volante di un’auto e le chieda patente e libretto. Vi immaginate? Roba da golpe Pinochet. Ci toccherebbe prendere la via della montagna. O bella ciao.
Mi spiace dovervelo dire, ma purtroppo è così: lo Stato autoritario avanza, e avanza a suon di richiesta documenti. Non ve ne siete accorti? Ogni volta, per dire, che andate in hotel: quel fascista alla reception non insiste forse nel chiedervi un documento? E non starà forse reprimendo la vostra libertà? Non starà metto in pericolo la democrazia? Non sarà un altro piccolo passo verso la dittatura? E non solo in hotel: quando entrate in un ufficio pubblico, per esempio? Non vi obbligano forse a presentare la carta d’identità? E non è un modo per intimidirvi? Non è il segno di un potere assoluto che reprime la vostra autonomia? Il massimo poi lo si ottiene quando si va a votare: pensate che vi chiedono di esibire un documento anche al seggio. Così tu pensi, con il tuo voto, di contribuire alla democrazia, e invece la stai uccidendo. Questo Stato autoritario è davvero perfido.
Per fortuna c’è Ilaria Salis che lotta per la Resistenza al codice fiscale. Per la Liberazione dal Cie e dallo Spid. È lei la paladina del nuovo Cln, Comitato di liberazione dalle notifiche. È lei, la donna che non si può identificare perché si è già identificata benissimo da sola. In effetti, l’unico dubbio è perché i poliziotti abbiano avuto bisogno dei documenti per riconoscerla, con tutto quello che lei ha fatto nella sua vita per farsi riconoscere a prima vista. Monzese, famiglia bene, liceo d’élite allo Zucchi, laurea in storia e filologia, ha cominciato a 18 anni con la sua vera attività: le occupazioni. Da allora ha accumulato due condanne: una per resistenza a pubblico ufficiale (2022) e una per invasione di immobile (2019). Con questa seconda sentenza (irrevocabile) le è stata riconosciuta anche una recidiva per via di un’altra occupazione nel 2014. Pena: un anno e 20 giorni. Possibile che con un curriculum così qualcuno osi ancora chiederle i documenti?
L’unica cosa che potrebbe ingannare è che Ilaria Salis quelle sue condanne le sta scontando non in carcere e neanche agli arresti domiciliari, ma al Parlamento europeo con uno stipendio da oltre 15 mila euro al mese, ovviamente generosamente pagato da noi. A quella poltrona è arrivata per via diretta dalle carceri ungheresi, dopo essere stata accusata di andare in giro con teppisti massacratori di cristiani. E non ci crederete: appena arrivata a Bruxelles dove l’hanno inserita? Ovvio: nella commissione speciale per il problema delle case. Materia sua. Un po’ come nominare Lucignolo alla commissione scuola. Memorabile, per altro, il suo post dopo un paio di settimane di duro lavoro a Bruxelles: «Finalmente in vacanza». Poveretta, le sembrava di aver già faticato troppo.
Del resto, fra occupazioni e precariato, un lavoro stabile non ce l’ha mai avuto prima di quello da europarlamentare. Un lavoro, quest’ultimo, che lei onora come si deve: leggi importanti? Provvedimenti risolutivi? Interventi memorabili? Macché: va a zonzo per il mondo, ieri a Cuba, oggi a Roma, domani chissà, sempre inneggiando la revolución. Guai a chiederle un documento, però, perché inizia a piagnucolare e ad avere visioni di dittature e fascismi incombenti. Ora e sempre resistenza alla carta d’identità. E il passaporto? Solo se serve ad andare a quel Paese.
