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Miles Davis e John Coltrane, l’arte inquieta del dialogo

Miles Davis e John Coltrane, l’arte inquieta del dialogo

Il 6 novembre torna “The Complete Columbia Recordings 1955-1961” che raccoglie le incisioni dei due giganti del jazz

Fra Davis e Coltrane l’intesa ha preso forma attraverso la differenza. Davis concentra il significato nel peso del suono, nella pausa, in frasi che sembrano trattenere la conclusione. Coltrane sviluppa il discorso attraverso motivi che ritornano, si spostano e si infittiscono. La tromba disegna una cornice mobile; il tenore la percorre, la interroga e talvolta ne dilata i confini. In questa musica, ascoltare l’altro è parte dell’invenzione: ogni assolo acquista senso anche da ciò che gli è stato lasciato, interrotto o rilanciato.

Davis chiamò Coltrane nel suo quintetto nel 1955. Accanto a Red Garland, Paul Chambers e Philly Joe Jones, il sassofonista entrò in una formazione dalla coesione ritmica salda e insieme aperta all’improvvisazione. In brani come “Two Bass Hit” e “Ah-Leu-Cha”, la batteria di Jones accentua e rilancia, il contrabbasso di Chambers tiene saldo il movimento, mentre tromba e tenore si contendono e si scambiano il primo piano. In “‘Round About Midnight” il dialogo si fa più raccolto: la linea di Davis lascia affiorare la malinconia della melodia; Coltrane la attraversa con un fraseggio inquieto e penetrante.

Nel 1957 la collaborazione si interruppe per alcuni mesi: Davis allontanò Coltrane, la cui dipendenza stava compromettendo la presenza e il lavoro nel gruppo. Nel frattempo il sassofonista affrontò la disintossicazione e suonò con Thelonious Monk al Five Spot di New York. La musica di Monk gli offrì un laboratorio di salti melodici, pause e svolte ritmiche. Quando Coltrane rientrò nel gruppo di Davis, portava con sé una voce più riconoscibile e audace. Anche la distanza dal quintetto era così entrata nella loro storia comune.

Nel 1958 l’ingresso di Cannonball Adderley allargò il quintetto a sestetto; poco dopo, il pianoforte di Bill Evans aggiunse un nuovo colore all’ensemble. Al Newport Jazz Festival, a Coltrane fu chiesto di accorciare i suoi assoli per rispettare i tempi del concerto. L’episodio mette a fuoco una domanda centrale della loro musica: quanto può dilatarsi un’improvvisazione prima di spostare i confini della forma che la sostiene? La libertà del solista prende corpo dentro un tempo, un repertorio e un gruppo che possono assecondarla, contenerla o trasformarsi insieme a essa.

Con Milestones e poi Kind of Blue, Davis condusse il gruppo verso una scrittura meno vincolata dal rapido succedersi degli accordi tipico del bebop. A diminuire è il numero dei cambi armonici, non la responsabilità dell’improvvisatore: su una base più aperta, ogni frase deve trovare la propria direzione.

In “So What”, il tema essenziale e la figura del contrabbasso preparano uno spazio in cui Coltrane può far crescere il proprio discorso senza inseguire rapidi cambi d’accordo. La forma diventa un terreno comune: Evans, Adderley e gli altri musicisti la abitano con voci distinte, cambiando il corso del brano senza cancellarne l’equilibrio.

Quando Coltrane si avviò verso la carriera da leader, il sodalizio non si concluse di colpo. Nel 1961 tornò a suonare con Davis per alcune sessioni di Someday My Prince Will Come, contribuendo alla title track e a “Teo”. La sua presenza ha il carattere di un ultimo scambio: Coltrane è già proiettato verso una ricerca autonoma, mentre Davis continua a ripensare la propria musica attraverso nuovi musicisti e nuove forme.

Il cofanetto “Miles Davis & John Coltrane” raccoglie 58 brani. Accanto a incisioni legate a ’Round About Midnight, Milestones, Jazz at the Plaza, Someday My Prince Will Come e Kind of Blue, riunisce materiali poi apparsi in Miles and Monk at Newport, Birth of the Blue, Basic Miles e Circle in the Round. Comprende inoltre 18 tracce che non erano state pubblicate prima del 2000. Le versioni alternative, le false partenze e i commenti di Davis restituiscono il lavoro dietro l’apparente spontaneità dell’improvvisazione: prove, scelte e aggiustamenti che fanno sentire la musica mentre prende forma. Anche l’archivio, così, sposta l’ascolto dal capolavoro compiuto al processo collettivo che lo ha reso possibile.

Prodotto da Michael Cuscuna e Bob Belden, il cofanetto vinse due Grammy nel 2001: uno per la confezione, assegnato agli art director Frank Harkins e Arnold Levine, e uno per le note di copertina di Bob Blumenthal. La nuova edizione in 9LP presenta copertine dedicate ai singoli dischi e un libro di 60 pagine con fotografie rare e testi di George Avakian, Jimmy Cobb, Cuscuna, Belden e Blumenthal, oltre alle note originali di Kind of Blue firmate da Bill Evans. L’audio, remixato e rimasterizzato da Mark Wilder nel 2000, è stato inciso da Ryan Smith presso Sterling Sound direttamente dai nastri analogici. L’edizione in 6CD ripropone il cofanetto del 2000, con sei minijacket e il libro originale di 116 pagine.

Insieme al cofanetto esce anche, per la prima volta in vinile, The Best of Miles Davis & John Coltrane (1955-1961). Il doppio LP raccoglie nove brani legati ad alcuni degli album che hanno segnato la loro storia comune, fra cui ’Round About Midnight, Milestones, Kind of Blue e Someday My Prince Will Come. La selezione offre un accesso breve alle composizioni più note; il cofanetto completo, con le sue varianti e i materiali d’archivio, fa ascoltare come quell’intesa sia cambiata nel tempo. E lascia aperta una domanda: quando una voce spinge la forma verso i propri confini, che cosa permette all’altra di sostenerla, contenerla o lasciarsi trasformare? Qui la risposta cambia da brano a brano. È in quel cambiamento continuo che il dialogo fra Davis e Coltrane conserva la sua forza.

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