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Leone XIV prende le distanze da Bergoglio su ordine e sicurezza: «Sono doni»

Leone XIV prende le distanze da Bergoglio su ordine e sicurezza: «Sono doni»

Papa Leone XIV difende ordine e sicurezza durante l’udienza con la polizia vaticana. Una posizione che marca una distanza netta da Bergoglio

Durante l’udienza con i dirigenti dell’Ispettorato di Pubblica Sicurezza vaticano, Papa Leone XIV ha elogiato esplicitamente il lavoro della gendarmeria, che ha gestito l’afflusso di oltre 33 milioni di pellegrini durante l’anno giubilare, senza incidenti. «Ordine e sicurezza sono doni che costano sacrificio a chi li garantisce e che però contribuiscono notevolmente al bene di tutti». Parole che potrebbero sembrare pronunciate da un politico di Fratelli d’Italia o della Lega. E invece no, è il Pontefice in persona.

Una presa di posizione che suona come una risposta indiretta al suo segretario di Stato, Pietro Parolin, che pochi giorni prima aveva commentato il decreto Sicurezza del governo italiano con la formula: «Più educazione e meno repressione». Leone XIV invece non usa perifrasi: ordine e sicurezza sono un bene per tutti. Compiace pensare quanto questa dichiarazione abbia infastidito l’intellighenzia progressista in Vaticano, o quella (larga) parte della sinistra abituata a considerare ogni misura di controllo delle frontiere come repressione.

Papa Leone XIV fa cadere l’ipocrisia bergogliana

C’era un «velo di Maya» che nascondeva la vera essenza delle cose. No, non stiamo parlando di Schopenhauer, ma del velo di ipocrisia che aleggiava sul magistero bergogliano. Con Leone XIV, finalmente, questo velo si è squarciato. Francesco predicava la politica delle porte aperte, ma intanto lo Stato Vaticano, anziché accogliere i migranti tanto amati, manteneva una legislazione sull’immigrazione piuttosto stringente. Nel dicembre 2024 venne promulgato un decreto che stabilisce da uno a quattro anni di carcere e multe fino a 25mila euro per chi entra in Vaticano «con violenza, minaccia o inganno». Il comma 2 specifica che si considera ingresso con inganno quello avvenuto «con elusione fraudolenta dei sistemi di sicurezza o sottraendosi ai controlli di frontiera».

Ed è proprio quello che fanno i clandestini che arrivano in Italia sui barconi o accompagnati dalle Ong. Eppure, mentre il Vaticano puniva severamente questi comportamenti entro i propri confini, predicava all’Italia di spalancare i porti. Tutti bravi ad accogliere, finché non devono accogliere loro. Lì diventano i più cattivi di tutti, mentre carezzano a parole erigono un muro invalicabile nei fatti. Una contraddizione stridente che Leone XIV sembra finalmente disposto a superare, riconoscendo apertamente che sicurezza e ordine non sono valori di destra o di sinistra, ma condizioni necessarie per vivere bene.

Il nuovo corso vaticano

Le parole del Pontefice rappresentano un cambio di rotta significativo rispetto alla curia «orfana» del bergoglismo, che continuava a vedere ogni misura di controllo come un tradimento dei valori evangelici.

Papa Leone XIV ha dato un altro segnale durante il ricevimento con una delegazione finlandese, lodando il modello ecumenico del Paese nordico e la dichiarazione congiunta di vescovi ortodossi, luterani e cattolici sulle cure palliative. L’ennesimo tema su cui ha marcato una distanza rispetto al predecessore.

Il nuovo pontificato sembra orientato a un realismo che riconosce la necessità di coniugare accoglienza e legalità, carità e responsabilità. Ordine e sicurezza non sono nemici della giustizia sociale, ma le condizioni perché essa possa esistere. E chissà se qualcuno oserà ancora parlare di una continuità con Bergoglio.

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