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Leone l’«Africano»: il Papa in viaggio tra Algeria e Guinea nel segno di Giovanni Paolo II

Leone l’«Africano»: il Papa in viaggio tra Algeria e Guinea nel segno di Giovanni Paolo II

Leone XIV come Wojtyla: svelato il programma del viaggio in Africa. Tutte le tappe del viaggio del Papa dal 13 al 23 aprile

Leone XIV come Giovanni Paolo II. Leone l’«Africano», appunto. D’altro canto, proprio come Scipione, la residenza è a Roma. E, proprio come Wojtyla, Prevost compierà un lungo viaggio apostolico in Africa. A dire la verità, Giovanni Paolo II ne ha effettuati ben 14 in Africa, durante il suo pontificato. Uno di questi ha toccato il record di 12 giorni e 7 Paesi, dall’8 al 19 agosto 1985, quando il Papa visitò in sequenza Togo, Camerun, Repubblica Centrafricana, Marocco, Zaire, Costa d’Avorio e Kenya. Leone XIV non vuole essere da meno. Per questo, la trasferta africana prevista dal 13 al 23 aprile 2026, il cui programma è stato reso finalmente noto dal Vaticano, prevede come tappe Algeria, Camerun, Angola e Guinea Equatoriale.

Il programma di Leone XIV in Africa

La prima visita, da buon agostiniano, non poteva che essere in Algeria, terra di Sant’Agostino (nativo dell’antica città di Ippona, oggi Annaba). E proprio ad Annaba, il 14 aprile, è previsto uno degli appuntamenti più importanti, l’incontro privato con i membri dell’Ordine Agostiniano nella Casa della comunità.

Poi il Camerun, per dare il via all’esperienza subsahariana. Stretta di mano con il presidente Paul Biya e successivamente colloquio confidenziale con i vescovi del Camerun nella sede della Conferenza Episcopale. Fondamentali il convegno per la Pace (tema risaputamente molto caro al Pontefice) e quello con il mondo universitario nell’Università Cattolica dell’Africa Centrale.

Terza tappa in Angola, dove si terranno incontri istituzionali più che spirituali: la visita di cortesia al presidente João Manuel Gonçalves Lourenço nel Palazzo presidenziale e il discorso alle autorità. Il 19 aprile Leone XIV farà sosta a Muxima, città conosciuta per le sue straordinarie bellezze naturali, e sede del santuario «Mama Muxima». Infine un breve scalo a Saurimo, in forte crescita demografica per via dei numerosi immigrati fuggiti dalle aree tartassate dalla guerra.

L’ultima nazione oggetto di visita è la Guinea Equatoriale, con un programma un po’ più particolare rispetto alle altre. Il Papa si recherà infatti all’Ospedale psichiatrico «Jean Pierre Olie», centro di fama internazionale, e alla prigione di Bata, capitale politica della nazione. Un momento di preghiera al Monumento commemorativo delle vittime dell’esplosione di un’armeria che il 7 marzo 2021 causò 20 morti e circa 500 feriti e, infine, l’appuntamento allo Stadio con giovani e famiglie, che metterà fine al viaggio apostolico.

Le similitudini con Wojtyla

Quello di Leone XIV è il primo viaggio in Africa del suo magistero. È doveroso riprendere, in questo senso, le parole pronunciate dall’illustre predecessore Giovanni Paolo II a Kinshasa il 2 maggio 1980: «A tutti gli abitanti dell’Africa, di qualunque origine o paese, esprimo i miei saluti amichevoli e calorosi, e i miei sentimenti di fiducia. Saluto in primo luogo i miei figli e fratelli cattolici, e gli altri cristiani. Saluto ognuna delle nazioni africane. Gioisco con loro perché hanno preso in mano il proprio destino».

Poi, un auspicio che stupisce per quanto sia ancora attuale, a distanza di 46 anni: «Ogni nazione ha ancora un lungo cammino da percorrere per forgiare la propria unità; approfondire la propria personalità e cultura; realizzare lo sviluppo che si impone in molti campi, e questo nella giustizia, con la preoccupazione della partecipazione e dell’interesse di tutti; inserirsi in modo attivo nel concerto delle nazioni. Per questo l’Africa ha bisogno dell’indipendenza e dell’aiuto reciproco disinteressato; ha bisogno di pace». Ha parlato Giovanni Paolo II, certo. Ma, visti i propositi e la personalità del pontefice contemporaneo, non sorprenderebbe se a parlare fosse Prevost anziché Wojtyla. 46 anni dopo, ad Algeri anziché a Kinshasa. Leone l’«Africano».

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