Più che un semplice concerto, quello che gli Iron Maiden porteranno sul palco dello Stadio San Siro il 17 giugno si preannuncia come una celebrazione della propria storia artistica e del ruolo centrale che la band ha avuto nella costruzione dell’immaginario dell’heavy metal moderno. La scaletta scelta per l’occasione è infatti un percorso attraverso gli anni che hanno consacrato il gruppo tra le formazioni più influenti della musica rock.
L’impressione è quella di un viaggio che privilegia la dimensione epica e narrativa del repertorio maideniano. Dalle atmosfere oscure e teatrali di “Phantom of the Opera” alle suggestioni letterarie di “Rime of the Ancient Mariner”, ispirata al poema di Samuel Taylor Coleridge, ogni brano contribuisce a costruire un racconto in cui storia, letteratura, guerra, mitologia e introspezione convivono all’interno di una visione artistica unica. È una delle caratteristiche che hanno reso gli Iron Maiden molto più di una semplice metal band: un fenomeno culturale capace di attraversare generazioni senza perdere forza espressiva.
La scelta di aprire con una sequenza di classici provenienti dai primi anni Ottanta, “Murders in the Rue Morgue”, “Wrathchild”, “Killers” e “Phantom of the Opera”, rappresenta un omaggio alle radici del gruppo e alla stagione che ne ha definito l’identità. Da lì il concerto si sviluppa attraverso una serie di capolavori che appartengono ormai alla storia della musica contemporanea: “The Number of the Beast”, “Run to the Hills”, “The Trooper” e “2 Minutes to Midnight” sono brani che hanno superato da tempo i confini del genere per entrare nel patrimonio collettivo del rock mondiale.
Accanto agli inni più celebri trovano spazio composizioni di maggiore respiro come “Infinite Dreams”, “Seventh Son of a Seventh Son” e, appunto, la monumentale “Rime of the Ancient Mariner”, testimonianza di una band che, nel pieno del successo commerciale, non ha mai rinunciato alla ricerca di forme espressive più complesse. È proprio in questi momenti che emerge la cifra distintiva degli Iron Maiden: la capacità di coniugare energia e raffinatezza compositiva, immediatezza e profondità narrativa.
Il finale è affidato a una successione di brani che sintetizzano l’intera filosofia della band. “Hallowed Be Thy Name” e “Iron Maiden” chiudono il set principale con la forza di autentici manifesti artistici, mentre l’encore, introdotto dalla celebre registrazione del discorso di Winston Churchill, conduce il pubblico verso l’assalto di “Aces High” e l’emozione collettiva di “Fear of the Dark”. A suggellare la serata arriva “Wasted Years”, una riflessione sul tempo e sulla memoria che, a quasi quarant’anni dalla sua pubblicazione, conserva intatta la propria capacità di parlare a generazioni diverse.
La scaletta del concerto
- Murders in the Rue Morgue
- Wrathchild
- Killers
- Phantom of the Opera
- The Number of the Beast
- Infinite Dreams
- Powerslave
- 2 Minutes to Midnight
- Rime of the Ancient Mariner
- Run to the Hills
- Seventh Son of a Seventh Son
- The Trooper
- Hallowed Be Thy Name
- Iron Maiden
BIS
- Churchill’s Speech
- Aces High
- Fear of the Dark
- Wasted Years
