Da giorni ormai, le principali aziende tecnologiche americane stanno promuovendo, soprattutto su input di Anthropic, una narrazione catastrofista per quanto concerne l’Intelligenza artificiale. È in tal senso che il Ceo della stessa Anthropic, Dario Amodei, ha invocato un rallentamento nello sviluppo dell’Intelligenza artificiale, chiedendo delle regole più rigide a livello governativo, oltreché delle esenzioni in materia antitrust per consentire alle aziende del settore di collaborare in termini di sicurezza.
Una proposta, la sua, che è stato appoggiata da Barack Obama ma che ha, al contrario, ottenuto un secco rifiuto da parte di Donald Trump. Pur non essendo favorevole a una totale deregulation del settore, l’attuale presidente americano ritiene infatti che il comparto dell’Intelligenza artificiale non debba essere gravato da eccessivi lacci e lacciuoli: lacci e lacciuoli che, secondo l’inquilino della Casa Bianca, finirebbero con il compromettere la capacità competitiva degli Stati Uniti nei confronti della Cina.
Il punto è che, a ben vedere, non è affatto detto che la narrazione apocalittica promossa da Amodei sia totalmente disinteressata. Il presidente della Federal Trade Commission, Andrew Ferguson, sospetta infatti che la richiesta di regolamentazioni e di maggiori contatti tra le società in materia di sicurezza punti in realtà ad aggirare le normative antitrust con lo scopo di arrivare a un cartello.
«Dirò, in generale, che se le aziende si presentano a Washington chiedendo contemporaneamente una serie di regolamentazioni e un’esenzione dalle leggi antitrust, tutti i miei campanelli d’allarme si accendono», ha detto, per poi aggiungere: «Stanno chiedendo barriere all’ingresso che proteggano la loro posizione da eventuali sfide concorrenziali. E penso che, se a questo si aggiunge l’esenzione antitrust richiesta, tutti dovrebbero essere profondamente sospettosi».
A dirsi contrari a esenzioni in materia di antitrust per le big tech sono stati anche i senatori repubblicani, Ted Cruz e Josh Hawley. Del resto, che Anthropic promuova la narrazione catastrofista per aggirare le normative sulla concorrenza è stato altresì ipotizzato da Alvaro Bedoya, che fu nella Federal Trade Commission ai tempi dell’amministrazione Biden.
Insomma, il (fondato) sospetto è che le aziende ipertecnologiche stiano alimentando paure apocalittiche con l’intento di creare una sorta di cartello e di arrivare a controllare de facto l’eventuale ente regolatore che dovrebbe supervisionarle. Il che getta un’ombra su Obama che, come abbiamo visto, sta appoggiando la narrazione catastrofista. Ci sarebbe quindi da farsi delle domande sulle reali motivazioni che stanno muovendo l’ex presidente americano.
Innanzitutto emerge un tema di affinità ideologica. Amodei è storicamente vicino al Partito democratico statunitense e, nel 2024, sostenne la candidatura presidenziale di Kamala Harris.
In secondo luogo, va sottolineato che una parte consistente degli americani è ostile ai data center necessari ad alimentare l’IA. I democratici puntano a sfruttare questo dossier in vista delle Midterm, per colpire un Trump che ha, al contrario, convintamente difeso la bontà di tali infrastrutture. Anthropic, dal canto suo, punta invece a rafforzare la propria immagine agli occhi del mercato statunitense in considerazione della quotazione in Borsa che dovrebbe avvenire il mese prossimo.
L’ultimo elemento interessante risiede nel fatto che, tramite Amodei, il Partito democratico mira assai probabilmente a ricucire con quelle aziende ipertecnologiche che, un tempo alacri sostenitrici dell’Asinello, si sono avvicinate, negli ultimi anni, a Trump e ai repubblicani. Tutto questo potrebbe contribuire a spiegare l’«alleanza» venutasi a creare tra Obama e il Ceo di Anthropic: un’alleanza con cui i dem guardano non solo alle prossime Midterm ma soprattutto alle presidenziali del 2028.
