Il costume da bagno probabilmente non è ancora finito nello scatolone del cambio di stagione, le temperature in molte città italiane continuano a sembrare più estive che autunnali e parlare di alberi illuminati, pacchetti regalo e cenoni potrebbe sembrare un esercizio di anticipazione quasi provocatorio. Eppure il calendario non lascia molto spazio alle interpretazioni: oggi, 16 settembre, mancano esattamente 100 giorni a Natale.
Cento giorni sembrano tanti soltanto finché non vengono tradotti nella loro unità di misura più spietata, quella delle settimane: poco più di quattordici. Nel mezzo ci sono il rientro definitivo dalle vacanze, l’autunno, Halloween, Black Friday, ponti, cene aziendali, recite scolastiche, viaggi da organizzare, regali da trovare e quella particolare accelerazione temporale per cui settembre sembra durare un mese intero mentre dicembre, inspiegabilmente, ne dura circa quattro giorni.
Ed è proprio per questo che il 16 settembre può essere considerato il vero spartiacque invisibile della stagione natalizia, quello in cui il Natale passa lentamente dalla categoria delle cose lontane a quella degli appuntamenti per i quali sarebbe forse il caso di iniziare a organizzarsi.
Il Natale comincia sempre prima, ma non è soltanto marketing
Naturalmente negozi, piattaforme di e-commerce e grandi marchi hanno capito da tempo che l’attesa è parte integrante del prodotto. Gli scaffali dedicati alle festività compaiono quando ancora si vendono creme solari, i primi calendari dell’Avvento iniziano a circolare con mesi di anticipo e le collezioni natalizie vengono annunciate sempre prima, trasformando quello che una volta era un periodo concentrato nelle settimane di dicembre in una stagione commerciale lunga praticamente un trimestre.
Ma ridurre tutto al marketing sarebbe troppo semplice, perché il Natale anticipato risponde anche a un cambiamento delle nostre abitudini. Compriamo online, confrontiamo prezzi, prenotiamo viaggi con mesi di anticipo, cerchiamo regali personalizzati che richiedono tempi di produzione più lunghi e, soprattutto, tentiamo di distribuire nel tempo una spesa che concentrata tutta nelle ultime due settimane di dicembre può diventare difficile da gestire.
Così settembre è diventato una sorta di anticamera delle feste, ancora abbastanza lontana da permettere di fantasticare sul Natale senza sentirne la pressione e abbastanza vicina da far comparire le prime liste sul telefono: dove andare, chi invitare, cosa regalare, quando montare l’albero e soprattutto come evitare di ritrovarsi il 23 dicembre in un centro commerciale insieme a migliaia di altre persone che avevano avuto esattamente la stessa idea.
La nuova ossessione: il calendario dell’Avvento
Se esiste un oggetto che racconta meglio di qualunque altro questa dilatazione della stagione natalizia, è probabilmente il calendario dell’Avvento. Quello che fino a qualche anno fa era soprattutto una scatola di cioccolatini destinata ai bambini è diventato un gigantesco fenomeno commerciale che ormai comprende beauty, profumi, gioielli, tè, caffè, skincare, giocattoli, cancelleria, prodotti gourmet e praticamente qualsiasi altra categoria merceologica abbastanza piccola da poter essere infilata dietro una finestrella numerata.
Il risultato è che la vera corsa ai calendari dell’Avvento non comincia affatto il primo dicembre, ma settimane, e in alcuni casi mesi, prima. Le edizioni più ricercate diventano oggetti da collezione, vengono mostrate sui social attraverso unboxing sempre più elaborati e finiscono per trasformare l’attesa stessa del Natale in un rituale quotidiano.
In fondo è questa una delle trasformazioni più interessanti delle festività contemporanee: non acquistiamo più soltanto il Natale, acquistiamo l’attesa del Natale.
Cento giorni sono anche il momento in cui decidiamo che Natale sarà
C’è poi una questione molto meno commerciale e molto più personale. Cento giorni sono ancora abbastanza per cambiare i programmi, organizzare un viaggio, decidere di trascorrere le feste altrove, prenotare una casa in montagna o semplicemente stabilire che quest’anno il pranzo si farà da qualcun altro.
È il momento in cui iniziano quelle conversazioni familiari apparentemente innocue che contengono in realtà una quantità sorprendente di diplomazia: «Voi cosa fate a Natale?», «Quest’anno veniamo noi o venite voi?», «Ma tua sorella c’è?», «La vigilia dove la facciamo?». Domande che a settembre sembrano premature e che, se rimandate abbastanza a lungo, a dicembre diventano improvvisamente emergenze logistiche.
Anche il viaggio natalizio, del resto, è ormai qualcosa che si pianifica molto prima delle feste. Chi vuole tornare a casa, chi sogna una capitale europea illuminata, chi vuole scappare al caldo e chi immagina una settimana sulla neve sa che aspettare dicembre significa spesso ridurre drasticamente le possibilità di scelta.
Per questo il countdown dei cento giorni non è soltanto una curiosità da calendario: è probabilmente l’ultimo momento in cui Natale può ancora essere progettato con una certa calma.
E no, non è ancora il momento di montare l’albero
Naturalmente rimane un limite.
Sapere che mancano cento giorni a Natale non significa necessariamente trasformare il salotto in Lapponia entro il prossimo fine settimana, accendere Mariah Carey mentre fuori ci sono venticinque gradi o iniziare una discussione nazionale sull’opportunità di mettere le lucine sul balcone prima di Halloween.
Significa però che da oggi è perfettamente legittimo cominciare a pensarci.
Perché cento giorni sono una distanza curiosa: abbastanza grande da farci sorridere davanti ai primi panettoni comparsi sugli scaffali, abbastanza piccola da sapere che, quando li vedremo di nuovo, probabilmente staremo pensando che quest’anno Natale è arrivato troppo in fretta.
