Dal febbraio del 2025, e quindi da ben 15 mesi, i mercati azionari emergenti (Msci EmergingMarkets Index) stanno facendo meglio dei mercati azionari sviluppati (Msci WorldIndex). Il dato preciso è +55% per gli emergenti a fronte di un +18% per i paesi sviluppati (composto da 65% USA, 15% Europa, Giappone, ecc). Solo in questo inizio di 2026 l’indice EM sale quasi del 30%.
Si tratta a nostro parere di un trend destinato a durare a lungo in quanto i principali driver sottostanti a questo tipo di outperformance sono e saranno presenti per parecchi anni.
Parliamo di una lista piuttosto numerosa di argomenti a favore:
➢ Prezzi delle materie prime in salita, elemento da sempre molto correlato all’azionario emergente.
➢ Dollaro che è entrato in una fase di debolezza per ragioni piuttosto note ai lettori.
➢ Centralità di molti paesi sia lato tecnologia e sviluppo AI (South East Asia in primis) che lato transizione energetica (metalli, terre rare, batterie con Cina ma anche Sud America e in parte Africa).
➢ Crescita degli utili delle aziende attesa nei prossimi anni molto interessante e guidata da più settori.
➢ Valutazioni del mercato in termini di multipli basse in termini assoluti e ancora di più in termini relativi.
➢ Valute di svariati paesi emergenti che hanno iniziato a salire rispetto all’euro e ancora di più rispetto al dollaro americano.
➢ Mercato molto “scarico” lato esposizione agli emergenti dopo oltre un decennio di sottoperformance (2012 > 2024) con flussi che stanno iniziando arrivare solo ora.
Oggi però vorremmo raccontarvi di come è composto l’indice EM perché le modifiche avvenute negli ultimi anni sono state profonde.
Anzitutto è un indice dominato dall’Asia, che vale per oltre l’80% del totale. Proprio il mese scorso Taiwan è diventata la borsa più rappresentata nell’indice MSCI EM con il 25% di peso, superando la Cina (23%) e poi a seguire Korea (anche lei in grande salita al 18%). Se aggiungiamo l’India (12%) e gli altri paesi del continente arriviamo all’82%, un vero e proprio dominio, considerando anche che 20 anni fa il peso era pari a meno della metà.
Un secondo elemento è legato al forte peso del settore tecnologico che è andato aumentando negli ultimi anni e ancora di più negli ultimi trimestri con le società asiatiche quali TSMC, SK Hynix, Samsung Electronics, grandi beneficiarie del boom di investimenti su datacenters, AI, memory chips, potere computazionale. Complessivamente il settore è arrivato a pesare quasi il 37% (più che raddoppiato negli ultimi 10 anni), dominandol’indice (reggono solo i finanziari al 20% di peso, mentre tutti gli altri settori hanno pesi inferiori al 10%).
Un terzo elemento è la concentrazione dell’indice, anche questa salita moltissimo con le società appena menzionate che sono diventate delle megacaps di portata mondiale (TSMC capitalizza circa 2tr Usd e vale il 57% dell’indice della borsa di Taiwan, SK Hynix e Samsung sono sopra il 1tr Usd).
Proprio l’Asia e il settore tecnologico in senso ampio sono state le due principali fonti di performance dell’indice, anche quest’anno,come vedete bene dal grafico dell’IIF che fa vedere quanto positive siano state le borse di Korea e Taiwan nel 2026.
Quale vuole essere quindi il nostro messaggio oggi? Tanti fattori sono a favoredell’investimento azionario emergente (non da ultimo la valutazione più conveniente rispetto ai paesi sviluppati, come il grafico Bloomberg vi mostra lato Price Earning Ratios), ma occorre considerare che oggi un fondo o Etf azionario emergente rappresenta sostanzialmente l’Asia, è molto esposto alla tecnologia e dipende parecchio dall’andamento di alcuni titoli che sono diventati dei colossi.
Suggeriamo quindi di affiancare sempre prodotti che si focalizzano anche su altre geografiche (America Latina, Sudafrica, Est Europa) oppure su altri stili di gestione oggi meno rappresentati dalll’indice Msci EM (EM stile value, EM quality growth) sono esempi in questo senso.
