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Yemen, raid sauditi: cresce lo scontro tra alleati del Golfo

Yemen, raid sauditi: cresce lo scontro tra alleati del Golfo

L’ultimo raid dell’aviazione di Arabia Saudita contro convogli di armamenti nello Yemen segna un nuovo punto di rottura nei rapporti con gli Emirati Arabi Uniti, alleati storici del Golfo sempre più divisi da interessi divergenti sul terreno. Secondo Riyadh, le operazioni aeree avrebbero distrutto carichi militari destinati al Consiglio di Transizione Meridionale, una milizia yemenita sostenuta da Abu Dhabi e impegnata in una progressiva espansione nel sud del Paese.

I bombardamenti, condotti nelle prime ore di martedì, rappresentano il secondo intervento saudita nel giro di una settimana contro obiettivi riconducibili al Consiglio. Un’escalation che riflette l’acuirsi della competizione tra due potenze regionali che, pur condividendo un’alleanza strategica con Washington e una posizione centrale nei mercati energetici, si trovano ormai su fronti opposti nella guerra yemenita. A fornire i dettagli dell’operazione è stato il portavoce militare saudita, il generale Turki al-Maliki, che ha dichiarato come armi e veicoli da combattimento siano stati individuati e colpiti nella città di Mukalla, il principale porto yemenita sul Mar Arabico e snodo cruciale per le esportazioni di idrocarburi del Paese. Secondo fonti saudite, i materiali militari sarebbero stati scaricati da due navi partite dal porto emiratino di Fujairah, che avrebbero deliberatamente disattivato i sistemi di tracciamento durante la traversata.

Riyadh sostiene che il carico fosse destinato a rafforzare il Consiglio di Transizione Meridionale, formazione che punta alla creazione di uno Stato indipendente nel sud dello Yemen. Una prospettiva che si scontra con la linea ufficiale saudita, formalmente favorevole all’unità del Paese, ma che nella pratica si è adattata alla frammentazione del conflitto. Con gli Houthi — sostenuti dall’Iran — saldamente insediati nel nord-ovest e nella capitale storica Sana’a, l’Arabia Saudita ha progressivamente concentrato i propri sforzi sul controllo delle aree di confine e sulla gestione delle rivalità tra le diverse fazioni yemenite.

Negli ultimi mesi, il Consiglio di Transizione Meridionale ha registrato avanzamenti significativi, sottraendo territori alle forze appoggiate da Riyadh e consolidando la propria presenza lungo il confine saudita. Un’espansione che ha inasprito le tensioni con il regno, al punto da spingerlo a colpire direttamente una milizia fino a poco tempo fa parte dello stesso campo anti-Houthi. Né gli Emirati né i vertici del Consiglio hanno rilasciato commenti ufficiali sugli attacchi. Lo scontro tra sauditi ed emiratini non si limita allo Yemen. Le due potenze del Golfo si trovano contrapposte anche su altri dossier regionali, incluso il conflitto sudanese, dove sostengono schieramenti rivali in una guerra per procura che rischia di destabilizzare ulteriormente l’area. Le frizioni, latenti da anni, sono emerse con maggiore evidenza dopo che il presidente emiratino Mohamed bin Zayed Al Nahyan — un tempo considerato il mentore del principe ereditario saudita Mohammed bin Salman — ha iniziato a competere apertamente con Riyadh per l’influenza politica e strategica in Medio Oriente.

Questa escalation rappresenta anche un problema per gli Stati Uniti, che hanno investito molto nel rilancio delle relazioni con le monarchie del Golfo. L’amministrazione Trump ha puntato su un rafforzamento dei legami con entrambe le capitali, come dimostrano la recente visita presidenziale nella regione e l’accoglienza riservata a Mohammed bin Salman alla Casa Bianca. Tuttavia, l’intensificarsi dei conflitti per procura in Yemen e Sudan rischia di complicare gli equilibri diplomatici costruiti da Washington. Nel sud dello Yemen, il Consiglio di Transizione Meridionale controlla ormai vaste aree, dopo aver aggirato o marginalizzato le forze fedeli a Riyadh. Allo stesso tempo, resta aperto il fronte con gli Houthi, che continuano a dominare gran parte del nord-ovest del Paese. In questo contesto, l’Arabia Saudita ha criticato apertamente il Consiglio per aver lanciato operazioni militari senza coordinarsi con le altre autorità del sud. «Questi movimenti hanno provocato un’escalation ingiustificata che ha danneggiato gli interessi del popolo yemenita», ha affermato il regno in una nota ufficiale. Gli attacchi aerei sauditi sono arrivati il giorno successivo a un ultimatum con cui Riyadh aveva chiesto al Consiglio di ritirare le proprie forze dal governatorato di Hadramout, regione strategica al confine con l’Arabia Saudita. Secondo fonti vicine alla milizia, i raid sarebbero stati interpretati come un chiaro avvertimento: arretrare o prepararsi a un ulteriore confronto militare.

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