Abbiamo chiesto al Generale di Corpo d’Armata (rit) Giorgio Battisti di spiegarci come gli Usa hanno operato in Venezuela nelle scorse ore. «L’operazione della notte scorsa è stata condotta secondo i classici canoni di una azione “selettiva”, anche per non provocare vittime tra la popolazione civile, che ha previsto in sequenza: attacchi aerei (compresi elicotteri d’attacco) ai centri di comunicazione e basi militari per neutralizzare il sistema di comando e controllo venezuelano. Inoltre, la distruzione al suolo della flotta aerea di Caracas, con bombardamenti degli aeroporti, e dei sistemi di difesa aerea; bombardamento di ulteriori obiettivi critici e/o di valore ideologico per disorientare le capacità di reazione avversaria (raffinerie petrolifere, imbarcazioni, ecc.), tra cui il Cuartel de la Montaña, caserma che ospita il mausoleo di Hugo Chávez, simbolo del chavismo; immissione con elicotteri (verosimilmente CH 47 del 160th Special Operations Aviation Regiment) di assetti delle Forze Speciali (Delta Force) per la cattura e l’esfiltrazione del presidente venezuelano».
Vede similitudini con altre operazioni del passato?
«L’operazione, simile alle modalità all’attacco israeliano all’Iran nel giugno 2025 (nota come guerra dei dodici giorni), si è avvalsa ovviamente di dettagliate informazioni dell’intelligence e probabilmente di “operatori” a terra per confermare/integrare le situazioni “last minute”. L’operazione, che doveva essere lanciata – secondo alcuni organi di stampa – il 25 dicembre e poi rinviata per gli attacchi aerei in Nigeria e le condizioni meteo avverse, ha verosimilmente colto di sorpresa la leadership venezuelana che si aspettava invece un classico sbarco anfibio (modello D Day in Normandia), tenuto del massiccio dispiegamento di forze USA nei Caraibi. Il US Southern Comand aveva dichiarato, infatti, che a dicembre erano presenti nella regione circa 15.000 soldati americani. Una forza che potrebbe intervenire successivamente in Venezuela per mantenere l’ordine pubblico, nel ruolo di “Law Enforcement”. La natura dell’intervento odierno ha evitato agli USA di impegnarsi in una complessa operazione terrestre che avrebbe provocato (elevate) perdite umane in combattimenti urbani per prendere il controllo delle aeree strategiche del Paese. Analisti affermano che la cattura di Maduro è un segnale per i regimi ostili nel continente americano (Cuba e Nicaragua), secondo la dottrina Monroe (1823), ma anche verso il regime iraniano (più difficile da attuare per le difficoltà di natura geografica)».
