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Venezuela, ecco cosa rischia Maduro al tribunale federale di New York

Venezuela, ecco cosa rischia Maduro al tribunale federale di New York

Catturato in un raid americano a Caracas, l’ex uomo forte del Venezuela affronta a New York le accuse di narcoterrorismo e traffico di droga. Decisiva potrebbe essere la testimonianza dell’ex capo dell’intelligence chavista, oggi collaboratore della giustizia USA.

Nicolás Maduro, ex uomo forte del Venezuela, compare oggi alle 18.00 ora italiana davanti a un tribunale federale di New York per rispondere di accuse pesantissime: narcoterrorismo, traffico internazionale di droga e altri reati federali.Con lui ci sarà la moglie Cilia Flores che secondo le autorità americane avrebbe avuto un ruolo primario nel traffico di stupefacenti. Subito dopo l’annuncio dell’arresto dei coniugi Maduro, il Dipartimento di Giustizia ha reso pubblico un atto di accusa sostitutivo, segnale di una strategia giudiziaria che punta apertamente alla condanna dell’ex presidente venezuelano.Nonostante questa apparente sicurezza dell’amministrazione, la narrazione mediatica sui presunti legami tra Maduro e i cartelli della droga è rimasta per anni improntata allo scetticismo. Una diffidenza alimentata dalla retorica incendiaria di Donald Trump e riflessa anche nei sondaggi, che mostrano un’opinione pubblica poco incline a credere alle accuse. Eppure, secondo gli inquirenti americani, il quadro probatorio è ben più robusto di quanto suggeriscano la copertura giornalistica e le rilevazioni demoscopiche. A rafforzarlo potrebbe essere la testimonianza di un ex fedelissimo del chavismo, oggi collaboratore della giustizia statunitense, il cui ruolo rischia di risultare decisivo. Trump ha più volte sostenuto che Maduro abbia collaborato attivamente con i cartelli della droga per facilitare l’ingresso di stupefacenti negli Stati Uniti. Accuse accolte con freddezza, anche perché intrecciate alla controversa politica di contrasto all’immigrazione clandestina portata avanti dall’ex presidente e alla sua ostilità dichiarata verso il regime socialista di Caracas. Gli attacchi ordinati dall’amministrazione Trump contro imbarcazioni sospettate di trasportare droga dal Venezuela hanno suscitato critiche trasversali a Washington. Il Pentagono ha diffuso video delle operazioni, ma senza mai rendere pubbliche prove dirette del traffico di stupefacenti.

Per una parte dell’establishment mediatico e politico statunitense, comprese frange dello stesso fronte repubblicano, le accuse contro Maduro sono state lette come una manovra diversiva o, nel peggiore dei casi, come il pretesto per un cambio di regime sul modello iracheno, un’ipotesi che Trump aveva promesso di scongiurare. Sul piano giudiziario, però, l’impianto accusatorio appare oggi molto più articolato rispetto al passato. Come scrive Newsweek l’atto di accusa aggiornato va ben oltre quello del 2020, ricostruendo nel dettaglio volumi e modalità delle spedizioni di droga, le rotte utilizzate, i collegamenti con i principali cartelli internazionali e l’uso, da parte di Maduro, della rete diplomatica venezuelana per agevolare il flusso di stupefacenti e denaro. Un elemento centrale è rappresentato dalla posizione di un coimputato di primo piano, che si è già dichiarato colpevole di reati analoghi ed è in attesa di sentenza. Si tratta di Hugo Armando Carvajal Barrios, ex capo dell’intelligence militare venezuelana, diplomatico e generale in pensione. Figura chiave del cerchio ristretto di Hugo Chávez, Carvajal partecipò al fallito golpe del 1992 che costò a entrambi il carcere. Dopo la vittoria elettorale di Chávez nel 1998, secondo il Dipartimento di Giustizia, Carvajal e altri membri del cosiddetto Cartel de los Soles avrebbero sistematicamente corrotto apparati dello Stato venezuelano — dalle forze armate alla magistratura — per consentire l’esportazione di tonnellate di cocaina verso gli Stati Uniti. Rimasto inizialmente fedele a Maduro, Carvajal ha cambiato campo nel 2019, quando il collasso economico e la crescita dell’opposizione hanno incrinato il consenso del regime. Accusato di tradimento, è stato espulso dalle forze armate e costretto a lasciare il Paese. Arrestato in seguito su mandato americano, è stato estradato dalla Spagna e portato a New York nel 2023.

Carvajal si è dichiarato colpevole di accuse che prevedono l’ergastolo, ma la sua condanna non è ancora stata pronunciata. Un dettaglio che, secondo diversi osservatori, indica la volontà dei pubblici ministeri di utilizzarlo come testimone chiave nel procedimento contro Maduro. Elie Honig, ex procuratore federale, ha spiegato alla CNN che il rinvio della sentenza dopo un patteggiamento è spesso il segnale di una collaborazione in corso, anche se senza citare esplicitamente il caso Carvajal. Il precedente più evocato dagli analisti è quello di Manuel Noriega. Il dittatore panamense venne catturato dalle forze statunitensi nel 1990 e condannato per traffico di droga grazie alle testimonianze di collaboratori che avevano patteggiato con l’accusa. Non a caso, l’accordo di Carvajal con la giustizia americana è stato formalizzato il 25 giugno 2025. Per Nicolás Maduro lo scenario giudiziario che si apre negli Stati Uniti è senza precedenti per un capo di Stato in carica. Le accuse federali più gravi – narcoterrorismo e cospirazione per traffico internazionale di droga – espongono il leader venezuelano al rischio concreto di più ergastoli. Secondo l’impianto accusatorio, Maduro avrebbe guidato o comunque protetto una struttura criminale transnazionale responsabile dell’invio di enormi quantitativi di cocaina verso Nord America ed Europa, utilizzando il narcotraffico come strumento politico e finanziario. Il capo d’imputazione di narcoterrorismo, da solo, prevede la pena dell’ergastolo. Un secondo ergastolo potrebbe derivare dalla cospirazione continuata per traffico di stupefacenti su scala internazionale. Anche al di là del numero formale delle condanne a vita, il cumulo delle pene accessorie – decine di anni di carcere per associazione criminale, sostegno a organizzazioni terroristiche e reati federali connessi – renderebbe impossibile qualsiasi uscita dal carcere. In termini pratici, il procedimento equivale a una condanna definitiva, giudiziaria e politica, destinata a segnare la fine di Maduro e del sistema di potere costruito attorno a lui.

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