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Usa-Iran, cosa prevede l’accordo che può finalmente chiudere la guerra

Usa-Iran, cosa prevede l’accordo che può finalmente chiudere la guerra
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La firma del memorandum tra Usa e Iran si terrà venerdì in Svizzera. Ma il futuro dipenderà molto dall’esito dei negoziati imminenti sul nucleare

Ci siamo quasi. Venerdì, a Lucerna, Stati Uniti e Iran dovrebbero firmare il memorandum d’intesa per mettere fine al conflitto iniziato a febbraio. Secondo il Times of Israel, l’accordo prevedrebbe la cessazione delle ostilità tra i due belligeranti e la conclusione della guerra in Libano tra Israele ed Hezbollah. In tutto questo, gli Usa avrebbero accettato di revocare il blocco navale imposto ai porti iraniani, aprendo anche alla possibilità di alleggerire le sanzioni attualmente in vigore contro il regime khomeinista. La Repubblica islamica, dal canto suo, si sarebbe impegnata a non acquisire l’arma atomica e a riaprire Hormuz. Il memorandum prevedrebbe inoltre l’avvio di un periodo di 60 giorni, nel cui arco dovrebbero tenersi dei colloqui tra americani e iraniani volti a cercare di risolvere le spinose questioni nucleari: dall’arricchimento dell’uranio al destino delle scorte detenute da Teheran. 

La strada della diplomazia ha creato delle fratture interne ai governi dei due Paesi belligeranti. A Washington, si sono detti a favore dell’intesa il vicepresidente americano, JD Vance, e gli inviati di Donald Trump, Steve Witkoff, e Jared Kushner. Scetticismo sarebbe invece stato espresso dal segretario di Stato, Marco Rubio, dal direttore della Cia, John Ratcliffe, e dal capo del Pentagono, Pete Hegseth. Dall’altra parte, anche il regime khomeinista deve gestire le sue spaccature intestine. Preoccupato dalla pressione economica statunitense, il presidente iraniano, Masoud Pezeshkian, è uno dei principali fautori della soluzione diplomatica con Washington. Una posizione, la sua, diametralmente opposta a quella delle Guardie della Rivoluzione che hanno invece sempre promosso la linea dura nei confronti degli Stati Uniti. Non si può tra l’altro del tutto escludere che, nei prossimi giorni, i pasdaran cercheranno di far deragliare il processo diplomatico in corso. 

Venendo poi agli attori regionali, l’imminente firma del memorandum è stata salutata con favore da Arabia Saudita, Kuwait, Oman, Pakistan e Turchia. Di tutt’altro avviso è invece Israele, secondo cui Teheran potrebbe approfittare dei 60 giorni di negoziati per sviluppare degli armamenti atomici. Benjamin Netanyahu vede con fastidio anche il fatto che l’accordo preveda la conclusione del conflitto dello Stato ebraico con Hezbollah in Libano. Le elezioni di ottobre per la Knesset si avvicinano. E il premier israeliano è pressato sia dall’opposizione sia dall’ala destra del suo stesso governo per continuare le operazioni belliche nel Paese dei Cedri. Tra l’altro, proprio i partiti di opposizione stanno interpretando il memorandum tra Usa e Iran come una sconfitta diplomatica per Netanyahu. 

Insomma, la situazione complessiva resta ricca di incognite. Al di là della firma dell’accordo prevista per venerdì, molto dipenderà dai negoziati sul nucleare iraniano dei prossimi due mesi. E’ infatti dai contenuti dell’eventuale intesa sull’energia atomica che si potrà misurare il successo o il fallimento di Washington.

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