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Bimbo di 18 mesi morto, altri quattro ricoverati: cosa sappiamo sull’ipotesi di infezione batterica all’asilo di Tropea

Bimbo di 18 mesi morto, altri quattro ricoverati: cosa sappiamo sull’ipotesi di infezione batterica all’asilo di Tropea
Catanzaro 27/08/09 – nella foto il pronto soccorso dell’ ospedale Pugliese di Catanzaro.

I bambini frequentano la stessa struttura e avrebbero manifestato sintomi simili. Tre sono già stati dimessi, mentre uno resta in ospedale. La Procura di Vibo Valentia ha aperto un’inchiesta e disposto l’autopsia: al momento non è stato identificato ufficialmente alcun batterio.

Un bambino di un anno e mezzo è morto all’ospedale di Catanzaro e altri quattro piccoli che frequentano il suo stesso asilo di Tropea sono stati ricoverati dopo avere manifestato sintomi descritti come simili. L’ipotesi sulla quale stanno lavorando le autorità sanitarie è quella di un’infezione batterica, ma la causa del decesso e l’eventuale collegamento tra i diversi casi devono ancora essere accertati.

Tre dei quattro bambini ricoverati sono già stati dimessi, mentre uno si trova ancora nell’ospedale di Catanzaro. Non sono stati diffusi dettagli ufficiali sulle loro condizioni iniziali né sulla natura precisa dei disturbi che li hanno accomunati. Per questo, allo stato attuale, non è possibile stabilire se si tratti di un focolaio originato all’interno dell’asilo, di una contaminazione o di episodi soltanto apparentemente collegati.

L’inchiesta e l’autopsia sul bambino

I genitori del piccolo hanno presentato una denuncia in Questura. La Procura di Vibo Valentia ha quindi aperto un’inchiesta, sequestrato la cartella clinica e disposto il sequestro della salma. Sarà l’autopsia, insieme agli esami microbiologici e alla ricostruzione del percorso sanitario, a chiarire la causa della morte.

Il bambino era stato inizialmente ricoverato nel Vibonese e, dopo il peggioramento delle condizioni, trasferito il 22 luglio a Catanzaro. Secondo quanto riferito da una testata locale, al suo arrivo sarebbe stato ipotizzato un quadro di setticemia. Si tratta, tuttavia, di un elemento clinico ancora da verificare: la setticemia non indica da sola quale microrganismo abbia provocato l’infezione e non dimostra che gli altri bambini siano stati colpiti dalla stessa causa.

Alcune ricostruzioni giornalistiche hanno avanzato il nome di uno specifico batterio, ma finora non risulta una conferma ufficiale da parte dell’Azienda sanitaria, dell’ospedale o della Procura. Attribuire già il decesso a un determinato agente infettivo sarebbe quindi prematuro.

Batterio all’asilo: che cosa devono accertare le autorità sanitarie

Quando più bambini appartenenti alla stessa comunità presentano disturbi simili, le autorità sanitarie devono innanzitutto ricostruire i tempi di comparsa dei sintomi, gli eventuali contatti e le esposizioni comuni.

Gli approfondimenti possono includere analisi del sangue, delle urine e delle feci, tamponi e colture microbiologiche. Nel caso di una sospetta infezione diffusa, l’emocoltura permette di cercare la presenza di germi nel sangue e di individuare l’antibiotico più efficace. Non esiste, però, un singolo test in grado di diagnosticare sempre la sepsi: è necessaria una valutazione che combini condizioni cliniche ed esami di laboratorio.

Le verifiche possono poi estendersi agli ambienti, agli alimenti, all’acqua o alle superfici soltanto quando gli elementi raccolti suggeriscono una possibile fonte comune. Le misure da adottare nell’asilo dipendono dal microrganismo eventualmente identificato e dalle sue modalità di trasmissione.

La presenza contemporanea di più casi, infatti, non dimostra automaticamente che il contagio sia avvenuto nella struttura. I bambini piccoli frequentano ambienti condivisi e possono essere esposti agli stessi virus o batteri anche fuori dall’asilo. Sarà l’indagine epidemiologica a stabilire se esista realmente un collegamento.

Che cos’è la sepsi nei bambini

La sepsi è una risposta anomala ed eccessiva dell’organismo a un’infezione, capace di danneggiare organi e tessuti. Può essere provocata soprattutto da batteri, ma anche da virus, funghi o altri microrganismi. La setticemia indica invece la presenza di un germe nel sangue: i due termini sono spesso utilizzati come sinonimi, ma descrivono condizioni non perfettamente sovrapponibili.

Nei bambini più grandi, tra i batteri che possono provocare forme invasive figurano pneumococco, meningococco, Haemophilus influenzae, stafilococchi e streptococchi. Questo elenco non consente però di formulare ipotesi sul caso di Tropea: soltanto gli accertamenti microbiologici potranno identificare l’eventuale agente responsabile.

La sepsi è un’emergenza medica perché può evolvere rapidamente. Il trattamento è tanto più efficace quanto prima viene avviato e può comprendere antimicrobici, liquidi per via endovenosa e terapie di sostegno delle funzioni vitali.

Infezione batterica nei bambini: i sintomi da non sottovalutare

Le infezioni dell’infanzia sono molto comuni e nella maggior parte dei casi non diventano gravi. Nei bambini molto piccoli, tuttavia, può essere difficile riconoscere immediatamente un peggioramento perché non sono in grado di descrivere ciò che provano.

Tra i segnali che possono accompagnare una sepsi pediatrica figurano febbre oppure, in alcuni casi, temperatura insolitamente bassa, sonnolenza marcata, irritabilità, respirazione accelerata, battito cardiaco molto rapido, vomito, disidratazione e peggioramento evidente delle condizioni generali. Possono inoltre comparire petecchie o macchie rossastre e violacee che non devono essere ignorate.

Nei neonati e nei bambini più piccoli occorre prestare particolare attenzione anche a pianto inconsolabile, difficoltà a svegliarsi, rifiuto del cibo, riduzione della quantità di urina, pallore, difficoltà respiratoria o un comportamento molto diverso dal solito. Questi sintomi non indicano necessariamente una sepsi, ma richiedono una valutazione medica urgente quando sono intensi o associati a un rapido peggioramento.

In presenza di difficoltà respiratoria, perdita di coscienza, convulsioni, colorito bluastro, macchie violacee, estrema sonnolenza o deterioramento repentino, è necessario rivolgersi subito ai servizi di emergenza.

Quando viene disposta la profilassi per gli altri bambini

La somministrazione preventiva di antibiotici a compagni, familiari ed educatori non è automatica. Viene decisa dalle autorità sanitarie soltanto per alcune infezioni e per le persone considerate contatti stretti.

Nel caso del meningococco, per esempio, la profilassi può essere indicata per conviventi, compagni che hanno condiviso a lungo lo stesso ambiente e persone entrate in contatto diretto con saliva o secrezioni respiratorie. La valutazione deve però essere effettuata caso per caso dai servizi sanitari.

Assumere antibiotici autonomamente o somministrarli a un bambino in assenza di una prescrizione non previene genericamente le infezioni e può rendere più complessa la diagnosi, oltre a contribuire al fenomeno dell’antibiotico-resistenza.

Che cosa sappiamo davvero finora

L’unico dato accertato è che un bambino di 18 mesi è morto dopo il ricovero e che altri quattro piccoli appartenenti allo stesso asilo sono stati portati in ospedale con sintomi ritenuti simili. Tre sono stati dimessi e uno resta ricoverato. È stata aperta un’inchiesta e verrà eseguita l’autopsia.

Non è invece ancora accertato che il decesso sia stato provocato da un batterio, che tutti i bambini abbiano contratto la stessa infezione o che l’eventuale esposizione sia avvenuta all’interno dell’asilo.

Le risposte arriveranno dagli esami clinici e microbiologici, dall’autopsia e dall’indagine epidemiologica. Fino ad allora, parlare di un “batterio killer” o indicare un responsabile preciso rischia di alimentare allarme senza elementi sufficienti.

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