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Trump guarda al greggio venezuelano

Trump guarda al greggio venezuelano

Washington ha raggiunto un vantaggioso accordo con Caracas nel settore petrolifero. L’intesa, oltre a presentare una valenza di natura geopolitica, ha anche un senso sotto il profilo elettorale

La Rubrica - Outside the Beltway: cronache e analisi di politica Usa

Donald Trump scommette sul greggio venezuelano. Venerdì, il presidente americano ha annunciato che Washington ha raggiunto un accordo con Caracas nel settore petrolifero. In particolare, secondo l’inquilino della Casa Bianca, grazie a quest’intesa gli Usa “si sono assicurati il controllo di maggioranza su oltre 65 miliardi di barili di riserve petrolifere certe in Venezuela, senza alcun costo per il contribuente americano”. “Questa operazione storica”, ha proseguito Trump, “raddoppia abbondantemente le riserve petrolifere americane, incrementa notevolmente la nostra disponibilità di petrolio e ridurrà in modo sostanziale i prezzi del carburante per tutti gli americani a lungo, contribuendo al contempo a instradare il Venezuela verso un successo straordinario e una grande prosperità”.
L’annuncio del presidente americano è avvenuto nel mezzo della crisi iraniana. Non è un mistero che la chiusura dello Stretto di Hormuz e le tensioni nel Mar Rosso abbiano contribuito a incrementare notevolmente il costo del petrolio a livello internazionale. Si tratta di una situazione che ha avuto impatti anche sull’economia statunitense: al momento, il prezzo della benzina, negli Stati Uniti, risulta superiore ai quattro dollari al gallone. Il che rappresenta una significativa vulnerabilità per il Partito repubblicano (e quindi per lo stesso Trump) in vista delle elezioni di metà mandato che si terranno a novembre. È soprattutto per questo motivo che attualmente il Grand Old Party arranca nei sondaggi relativi alle intenzioni di voto generiche per il Congresso (secondo la media di Real Clear Politics, i democratici sarebbero, al momento, avanti di circa sei punti).
Ecco che quindi l’accordo con il Venezuela va letto attraverso due lenti: quella della politica internazionale e quella della campagna elettorale. Per quanto riguarda il primo punto, Trump mira a sottrarre il petrolio di Caracas all’influenza cinese: storicamente Pechino acquistava il greggio venezuelano senza ricorrere al dollaro. Un elemento, questo, che di certo non piaceva all’attuale Casa Bianca: non è del resto un mistero che Trump miri ad arginare le crescenti minacce che si registrano al predominio finanziario e geopolitico del biglietto verde. In secondo luogo, con questa nuova intesa, il presidente americano spera di riuscire ad abbassare il costo dell’energia.
Molti sono tuttavia scettici sul fatto che l’accordo possa portare a un simile risultato in tempi rapidi. Il che rischia di rivelarsi problematico per Trump, visto che la finestra temporale di cui gode è relativamente stretta: le elezioni di metà mandato si terranno infatti il 3 novembre. L’inquilino della Casa Bianca scommette comunque sulla possibilità che l’accordo venezuelano possa contribuire a contenere, almeno parzialmente, i costi dell’energia nei prossimi due mesi. Al contempo, il fatto di essere riuscito a portare il Venezuela nell’orbita geopolitica statunitense favorirà prevedibilmente il presidente americano (e quindi i repubblicani) nelle aree ricche di elettori anti-chavisti e anti-castristi (a partire dalla Florida, dove a novembre è in palio un seggio senatoriale).

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