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Terrorismo, Hannoun resta in carcere: il Riesame rafforza l’inchiesta su Hamas in Italia

Terrorismo, Hannoun resta in carcere: il Riesame rafforza l’inchiesta su Hamas in Italia

Dopo il verdetto del Riesame, Augusta Montaruli invoca il massimo rigore e nuove indagini sui flussi di denaro.

Il Tribunale del riesame di Genova ha confermato le misure cautelari nei confronti di Mohammad Hannoun, indicato dagli inquirenti come il vertice della struttura di Hamas operante in Italia. Hannoun resterà detenuto nel carcere di Terni, in regime di massima sicurezza. La decisione rafforza l’impianto accusatorio che descrive una rete articolata, radicata sul territorio nazionale e attiva sotto la copertura di iniziative formalmente umanitarie. Con lui rimangono in carcere anche Raed Dawoud, ritenuto membro del comparto estero dell’organizzazione già dal 2010 e referente della cellula italiana, e Riyad Albustanji, anch’egli indicato come parte del comparto estero e componente della struttura nazionale. Secondo gli atti, Albustanji avrebbe collaborato con l’associazione ABSPP O.D.V. partecipando a incontri di propaganda e trasportando personalmente all’estero somme di denaro destinate a Hamas.

Fondi raccolti in nome dell’assistenza alla popolazione palestinese che, in realtà, sarebbero stati dirottati in larga parte verso finalità terroristiche: oltre il 71 per cento delle somme, secondo le contestazioni, avrebbe raggiunto direttamente il gruppo jihadista. Misure confermate anche per Yaser Elsalay, ritenuto membro del comparto estero dell’organizzazione e componente della cellula italiana. Diversa, invece, la posizione di altri indagati. Khalil Abu Deiah, custode della filiale milanese di ABSPP e legale rappresentante dell’Associazione Benefica La Cupola d’Oro, Raed Al Salahat, membro del comparto estero e dal maggio 2023 componente del board of directors della European Palestinians Conference, e Abdel Abu Rawa sono stati rimessi in libertà, pur restando indagati. Per questi ultimi l’accusa non riguarda l’appartenenza all’organizzazione terroristica, ma il finanziamento delle sue attività.

La settimana scorsa, intervenendo alla Camera dei Deputati , il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi aveva tracciato un quadro netto dell’indagine. «È stato squarciato il velo su attività che, dietro il paravento di iniziative in favore della popolazione palestinese, venivano sistematicamente dirottate verso strutture di Gaza riconducibili all’egida di Hamas, per finalità di terrorismo», ha dichiarato il titolare del Viminale, richiamando l’attenzione su chi ha manifestato «vicinanza acritica e puramente ideologica» a soggetti coinvolti, sottovalutando la complessità di contesti in cui il confine tra solidarietà e sostegno al terrorismo non è sempre immediatamente riconoscibile.

Sulla stessa linea anche il commento politico arrivato dopo la decisione del Riesame. Augusta Montaruli, deputata di Fratelli d’Italia, ha sottolineato come il pronunciamento dei giudici confermi l’attualità del pericolo. «La conferma del riesame dimostra l’attualità di requisiti di pericolosità che giustificano la misura cautelare. D’altra parte il terrorismo non ammette scrupoli: davanti a un pericolo così grave per la sicurezza nazionale il rigore è doveroso. Ora si vada a fondo sulla rete di finanziamenti su cui confidavano Hannoun e i suoi sodali», ha affermato. La decisione del Tribunale consolida dunque la linea investigativa: dietro una rete di associazioni e raccolte fondi presentate come solidali, gli inquirenti individuano un sistema strutturato di sostegno finanziario al terrorismo, con ramificazioni in Italia e collegamenti diretti con l’estero. Un fronte che, secondo magistratura e governo, richiede ancora approfondimenti per ricostruire fino in fondo i flussi di denaro e le responsabilità lungo l’intera catena.

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