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Terremoto al Pentagono, si dimette Dan Driscoll: cresce lo scontro tra Hegseth e Vance

Terremoto al Pentagono, si dimette Dan Driscoll: cresce lo scontro tra Hegseth e Vance

Il segretario all’Esercito, Dan Driscoll, lascerà il suo incarico a giorni. Stretto alleato di JD Vance, era notoriamente in rotta con Pete Hegseth. Sullo sfondo, si stagliano la crisi iraniana e le primarie presidenziali repubblicane del 2028

Terremoto al Pentagono. Il segretario all’Esercito, Dan Driscoll, lascerà il suo incarico nei prossimi giorni. A confermarlo sono state alcune fonti interpellate da The Hill. Che il diretto interessato fosse in procinto di fare un passo indietro, era noto da giorni. Tuttavia, la Casa Bianca avrebbe preferito che il suo addio avenisse dopo le elezioni di metà mandato, che si terranno a novembre. Driscoll, a quanto pare, ha invece deciso di accelerare i tempi. Sempre The Hill ha riferito che anche il vicesegretario all’Esercito, Dave Fitzgerald, dovrebbe rassegnare le proprie dimissioni entro questa settimana.

La svolta, per quanto attesa, è assai significativa, anche perché avviene nel mezzo della crisi iraniana e, in particolare, del blocco navale che gli Stati Uniti hanno decretato nei confronti della Repubblica islamica. Non solo. Questo scossone interno al Pentagono ha luogo anche mentre sembrerebbe che Washington sia pronta a riprendere i negoziati con Mosca sulla crisi ucraina. Ieri, a margine del G20 di Ashville, il segretario al Tesoro, Scott Bessent, ha infatti parlato con l’omologo russo, Anton Siluanov, del piano di pace in 28 punti elaborato dalla Casa Bianca.

Stretto alleato di JD Vance, Driscoll era molto presto arrivato ai ferri corti con il capo del Pentagono, Pete Hegseth. Già a settembre dell’anno scorso, quest’ultimo si irritò dopo che Driscoll aveva invitato Donald Trump a visitare il Dipartimento della Difesa. Hegseth non aveva neanche gradito il fatto che la Casa Bianca lo avesse coinvolto nel processo di pace in Ucraina. Il rapporto tra i due si è poi pesantemente deteriorato dopo che, ad aprile di quest’anno, Hegseth aveva silurato il capo dello staff dell’Esercito, Randy George: una figura considerata assai vicina a Driscoll. Tanto che quest’ultimo, durante un’audizione al Congresso, si disse dispiaciuto per quel licenziamento, in una stoccata – neppure troppo implicita – al capo del Pentagono.

Senza dubbio tutte queste tensioni si spiegano in parte con la “sindrome da accerchiamento” di cui, secondo i beninformati, Hegseth pare soffrire. In altre parole, quest’ultimo ha sempre temuto che prima o poi, Driscoll avrebbe potuto fargli le scarpe e sottrargli la guida del Pentagono. Tuttavia, non si può affatto escludere che tali fibrillazioni rientrino in quadro più ampio e complesso. È infatti verosimile che, colpendo Driscoll, il capo del Pentagono abbia indirettamente voluto colpire Vance. È innanzitutto noto come il vicepresidente e il segretario alla Difesa siano ai ferri corti sulla gestione della crisi iraniana: se Vance spinge per la soluzione diplomatica, Hegseth – più vicino alle posizioni israeliane – è invece un fautore della linea dura. In secondo luogo, Nbc News ha recentemente riportato che il capo del Pentagono starebbe valutando l’eventualità di candidarsi alla nomination presidenziale repubblicana del 2028: se confermato, ciò lo renderebbe un diretto concorrente di Vance, che nutre notoriamente la medesima ambizione.

Il problema, per Hegseth, è che la sua posizione si sta facendo sempre più traballante. Negli scorsi mesi, vari parlamentari repubblicani hanno espresso scetticismo sul segretario alla Difesa sia per quanto riguarda la gestione della crisi iraniana sia per le sue tensioni con Driscoll. Inoltre, per quanto abbia ufficialmente smentito degli attriti, lo stesso Trump sarebbe irritato con Hegesth per i problemi che gli Stati Uniti si stanno trovando ad affrontare in termini di scorte di munizioni. Insomma, la partita che il capo del Pentagono sta giocando è rischiosa. E potrebbe ritorcerglisi contro, finendo con l’avvantaggiare Vance.

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